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William Petersen, l’uomo che ha pagato in anticipo il prezzo del successo

Sognava di diventare 007. Ora è più famoso di lui

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William Petersen fa parte di quel genere di persone che sa cosa vuole e pur di raggiungere i suoi obbiettivi è disposto a pagarne il prezzo. William, ha pagato: in termini economici, affettivi e psicologici, ma lo ha fatto, perché, ogni mattina, riflesso nello specchio del suo bagno, voleva poter rispettare ciò che vedeva.


William, Billy per gli amici, ha sempre avuto una grande immaginazione, come quando per rendere un po’ più interessanti le lezioni di latino fingeva d’essere l’agente 007. Le terminazioni della lingua classica divenivano codici da dover decifrare per salvare il mondo. La cosa preoccupava abbastanza suo padre che lo considerava un perditempo e un potenziale fallito; ma questo era solo l’inizio.


Billy, infatti, all’epoca non aveva la minima intenzione di diventare attore, sognava un futuro da campione di baseball, ma la media dei suoi voti era così bassa che venne spedito nella classe di teatro, pur di alzarla un minimo. S’innamorò, all’istante, di quella gente, che si affanna, si diverte e si dispera attorno a questo mondo. Gli parve che qui, ancor meglio che in una squadra, avesse la possibilità di entrare in una famiglia. Si appassionò alla recitazione, vinse una borsa di studio per studiare Shakespeare in Spagna, prese la sua fidanzatina di allora e volò nel vecchio continente. Lì studiò, si sposò, ebbe una figlia.
Quando tornò nella metà degli anni ‘70 a Chicago, scoprì quanta fatica costi cercare di realizzare i sogni. Non aveva un soldo, dormiva sui divani in casa di amici, ma non demordeva; alla fine con alcuni di essi fondò gli “Innisfree”, una compagnia teatrale. Era la metà degli anni ’70 Chicago viveva la rinascita del suo teatro, ma la compagnia ebbe vita breve e si separò dopo pochi anni. Con i sopravvissuti Billy creò una nuova compagnia: il “Remains Theatre”, un gruppo di avanguardia, sperimentale e ribelle. Non avevano agenti, non facevano audizioni, si sostenevano, con gli introiti dei lavoretti che facevano durante il giorno. Lavoravano e vivevano per il Teatro; credendo in loro stessi e nelle loro capacità, non si deprimevano neanche, quando dovevano pulire i bagni di un locale.


Un giorno, poi, del 1985, William Friedkin, che stava lavorando a “Vivere e morire a Los Angeles” , disse al suo direttore del casting di volere per il ruolo di Richard Chance, “Un attore che possa pisciare sulla tomba di sua madre e continuare a piacere al pubblico”. Il direttore vola in Canada dove Petersen aveva in scena una piece ad un festival di teatro, lo vide e gli lasciò la sceneggiatura. Il giorno seguente Billy è a New York di fronte a Friedkin. Legge meno di una pagina di copione e il regista blocca l’audizione esclamando: “Ok, l’abbiamo trovato, è lui!”.


Da qui ha inizio la carriera cinematografica di Petersen, l’attore, che anche dopo le riprese del film ha continuato a mantenere un look mefistofelico per una naturale incapacità di uscire dal personaggio. Dice di ritenersi fortunato che il successo sia arrivato a 32 anni, quando ormai aveva le spalle abbastanza larghe da sostenerlo. Poi è arrivato “Manhunter. Frammenti di un omicidio”.
Quando Micheal Mann andò da Billy con il copione, l’attore era troppo impegnato con le prove per uno spettacolo e declinò immediatamente l’offerta. Il regista allora lo pregò di leggerlo e di indicargli, almeno chi, secondo lui, fosse la persona giusta per la parte. Petersen lo legge e si offre immediatamente di interpretarlo. Anche in questo caso, rimarrà legato così profondamente a Will Graham che anche alla fine del film continua a vestirne i panni. Tanto è, che pur di uscirne è stato costretto a cambiare la sua immagine, tagliarsi i capelli e tingerli di biondo.


Non è la fama ad interessare a Petersen, ma piuttosto portare avanti un’idea; di libertà, di ribellione e di crescita. Oggi che ormai per il mondo è Gil Grissom il più celebre entomologo della storia, ha fondato, assieme a quattro amici, una compagnia di produzione e di sviluppo progetti, chiamata “High Horse”, un’ espressione che si potrebbe tradurre in italiano con “Gli Arroganti” perché per William Petersen in fin dei conti \"We can help MGM or Dino De Laurentiis as much as they can help us.”
Effeffe


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