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Viola Davis sarà la prima donna di colore a vincere un Emmy?

La protagonista de Le Regole del Delitto Perfetto potrebbe entrare nella storia

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È stata osannata per tutta la stagione grazie alla sua interpretazione di Annalise Keating ne Le Regole del Delitto Perfetto e ora Viola Davis è a un passo dal vincere un Emmy. Per la prima volta non c’è solo una donna di colore in nomination per la miglior attrice protagonista, ma ce ne sono ben due: lei e Taraji P. Henson con Empire.

>>> Tutte le nomination agli Emmy Awards 2015

Se una delle due vincesse, sarebbe la prima volta per una donna di colore.

In una bella intervista a Coming Soon, Viola Davis ha raccontato del personaggio che le sta dando tanta celebrità in questo momento, di come le donne di colore si stiano facendo spazio nelle serie tv e anche degli Emmy.

“Penso che tutti siamo estremi come il mio personaggio: siamo essere umani pieni di sfaccettature e di emozioni, in base a dove veniamo e alla situazione.

Volevo portare in televisione una donna di colore complicata e credo che una donna del 21° secolo che si affaccia al mondo in una posizione di potere debba indossare quella maschera di durezza e forza. La indossiamo appena usciamo di casa, ma quando torniamo e viviamo una relazione, che sia in crisi o meno, allora si vede chi siamo veramente. Questo spiega la fragilità di Annalise. L’ho trovato un ritratto molto realistico di come siamo fatti.

Sia per me che per Annalise il lavoro e la vita privata sono intrecciati e c’è un costante contrasto fra come la gente ci vede e chi siamo veramente. Come donna, questa è una cosa che mi piace molto. E ritengo una grande sfida, come attrice, interpretare una donna così.

Un film dure 2 ore, una serie tv Dio solo sa quanti anni… fino a quando gli ascolti sono alti. Amo l’idea di non avere una struttura, di non avere un personaggio monodimensionale, che è simpatico, sai sempre come reagirà, che parole userà e quali abiti indosserà. Il fatto che in televisione puoi avere non so quante stagioni da 15 episodi ti permette di osare al massimo.

Sai cos’è la vita nel momento in cui ti rendi conto di conoscere davvero qualcuno che ritenevi di conoscere. Volevo che nella serie succedesse questo.

Ci sono tantissime donne di colore affascinanti in televisione: Taraji P. Henson in Empire, Kerry Washington in Scandal, Aunjanue Ellis, Nicole Beharie… e speriamo non sia solo una fase. Si arriva sempre a un punto in cui tutti salgono sul treno e speri non finisca tutto. La speranza è che questo trend influenzi anche il teatro e il cinema e continuo a battermi affinché non ci si limiti a proporre semplicemente donne di colore in televisione, ma renderle anche interessanti e umane. Sempre. Non volgari e necessariamente tutta apparenza, ma complicate e reali.

Sarebbe meraviglioso se quest’anno un’attrice di colore trionfasse agli Emmy, ma i premi, lo dico sempre, mi rendono molto nervosa, non sono brava con i premi. Dico sempre: che tu vinca o perda poi cosa succede? Devi tornare al lavoro. Il punto è considerare una carriera nella sua totalità. Se ti limiti a un premio, la celebrità, un progetto solo, allora non sei un attore. Mi ricordo che quando inizia il mio primo agente mi disse: vuoi che ti trovi un lavoro o che ti costruisca una carriera? Gli ho risposto che volevo una carriera e pensando a tutti i progetti che mi aspettano all’orizzonte vorrei che la gente guardasse alla mia carriera, quando mai finirà, e dicesse: wow quanti ruoli affascinanti ha interpretato.

Sono in questo mondo da 27 anni, ero una delle tante che ha studiato alla scuola di recitazione. Ho recitato a Brioadway e Off-Broadway, dappertutto e con chiunque. La cosa di cui sono più orgogliosa della mia carriera è che continuo a lavorare. Non sono un’attrice che aveva una carriera a 28 anni e ora, a 40, insomma…

Credo che continuerò a lavorare come Helen Mirrer, Julienne Moore, Meryl Streep. È l’aspetto positivo di essere considerata una caratterista.

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