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Serie che guardi, leader che trovi

Da Jax Teller a Jack Shephard passando per Rick Grimes, ogni regno ha bisogno del suo Re.

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Ogni serie ha il proprio protagonista, il proprio leader: non sempre buono, a volte addirittura disonesto, ma sempre indiscutibilmente carismatico.

Nel mondo dei telefilm abbiamo visto sorgere e declinare innumerevoli leadership, ma tre personaggi in particolare (molto cari ai #DrogatiDiSerieTV di FOX) hanno lasciato un segno così profondo da diventare dei veri e propri archetipi.

 

Il Re: Jax Teller in Sons Of Anarchy

“Blood makes you related but loyalty makes you family.”

Prima VP e poi President del motorcycle club più pericoloso della West Coast, Jackson Teller è l’erede legittimo al trono (con martelletto annesso).

Cresciuto senza padre e con una madre ingombrante, ha sempre messo il suo significato di famiglia (club e figli) davanti al resto.

Spesso ha preso decisioni – che sono legge per Tig, Bobby e gli altri – che il suo stesso club non condivideva. Guidato dalla sua visione di un bene superiore, ha tentato di ripulire i Sons e la sua stessa immagine. A qualunque costo.

La sua lealtà e la volontà nel raggiungere l’obiettivo prefissato l’hanno condotto ad alleanze inaspettate e a fare i conti con un senso di vendetta difficile da mettere a tacere.

Ma non è forse anche questo essere leader? Riuscire a mettere in secondo piano le questioni personali per il bene della collettività.

 

Il capobranco: Rick Grimes in The Walking Dead

“We’ll survive and I’ll show you how.”

Rick è l’integerrimo vice sceriffo di una contea nei pressi di Atlanta che, dopo essersi risvegliato dal coma, si trova in un mondo infestato dagli zombie. E fino a qui la storia la conosciamo.

Grimes ben presto si trova a dover difendere se stesso e il suo gruppo di superstiti, il suo branco, tanto dagli erranti quanto dagli altri sopravvissuti (“combatti i morti, temi i vivi” ci ha insegnato la serie).

Così la sua vera natura si rivela con il passare degli episodi: da garante della legge a maschio alfa.

L’unica cosa che gli importa davvero è sopravvivere, nel suo mondo non esistono più concetti astratti come Bene e Male, non si fa nessuno scrupolo nell’imporre la sua leadership anche con la violenza (non a caso soprannominata dai fans Ricktatorship).

E come potrebbe essere altrimenti in un mondo post-apocalittico? “This isn’t a democracy anymore”, è Rick stesso a dichiararlo ai suoi compagni e a noi spettatori.

 

Il leader spirituale: Jack Shephard in Lost

“What did you do for a living before you became Moses?” Naomi parlando a Jack.

Jack è un neurochirurgo di Los Angeles sopravvissuto all’incidente del volo Oceanic 815. In brevissimo tempo si ritrova – suo malgrado – a fare da guida agli altri superstiti dell’isola, che spontaneamente lo hanno eletto a loro leader.

Grazie anche alla sua indole altruista e al suo carisma innato, diventa la guida spirituale con cui confidarsi e nella quale trovare consolazione (e in alcuni casi redenzione).

Jack però non pretende mai di avere l’assoluta certezza rispetto a quello che dice o fa, ma il suo buon cuore gli permette di essere visto come un’entità da seguire. E, per quanto il suo ruolo possa essere pesante, non si tira mai indietro davanti alle responsabilità. Oneri e onori della corona come si suol dire.

La sua leadership è messa in discussione più volte (qualcuno ha detto Locke?) ma senza ombra di dubbio è lui il vero capo dei “sopravvissuti”. La prova del 9? È il prescelto di Jacob.

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