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Recensione di American Horror Story Hotel episodio 6: La stanza 33

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American Horror Story: Hotel ci svela il segreto della Contessa, mostrandoci l’unica cosa a cui tiene davvero. Mentre la sua crudeltà continua a mietere vittime…

American Horror Story: Hotel - Episodio 6 (La stanza 33)

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Los Angeles, 1926. La Contessa, che si fa chiamare "Signora Johnson", si reca dal dottor Montgomery. Quel dottor Charles Montgomery, che ben conosciamo: era il proprietario della “casa maledetta” protagonista della prima stagione di American Horror Story. Perché la Contessa è incinta (da poche settimane, dice, anche se sembra pronta al parto: qualcosa non va) e vuole interrompere la gravidanza. Non ci riuscirà: il suo bambino è vivo… Ed è un mostro sanguinario. Non sappiamo come sia potuto nascere, né chi sia il padre, sappiamo solo che è rinchiuso nella stanza 33 dell’Hotel Cortez da decenni.

Nel frattempo, Tristan e Liz si sono innamorati. Il travestito di mezza età e il giovane, splendido modello dimostrano che l’amore non conosce barriere. A meno che quella barriera non si chiami Contessa: le basta un SMS per interrompere l’idillio. Per manipolare, obbligare, controllare. Proprio come fa Alex con John, manipolandolo per fargli credere che non ha visto davvero ciò che ha visto: bare con vampiri addormentati.

Questo episodio, però, non ci parla solo di manipolazione, ma anche della necessità di credere a ciò che è più semplice da accettare. Ci parla della decisione di lasciarsi manipolare, a volte, perché è più facile.

John Lowe cerca risposte, cerca le prove di non essersi sognato tutto, ma non sarebbe meglio credere ad Alex e smettere di tormentarsi? Il confine fra desideri e realtà è sempre più sottile.

Lo dimostra Donovan che, tornato in hotel insieme a Ramona, afferma di voler eliminare i bambini per far soffrire la Contessa. In realtà, tutto ciò che vuole è tornare da lei. A differenza di altri, almeno Donovan ne è consapevole. A differenza di Wren e Vendela, le prime vittime di questa stagione, Donovan sa molte cose. A differenza di Cara, morta suicida all’hotel, sa che si resta a girovagare fra le mura del Cortez dopo la morte.

Le anime restano intrappolate nell’albergo finché non trovano uno scopo. Come la vita, la morte ha bisogno di uno scopo. Quello della Contessa, lo dimostra la fine di Tristan, è senza dubbio la crudeltà.

La contessa con Bartholomew nell'episodio La stanza 33 di American Horror Story: Hotel

Mentre il "killer dei comandamenti" mette in scena un altro spettacolo spaventoso. Mentre John Lowe finisce sull’orlo della follia perché sua moglie ha voluto così. E mentre Liz commette l’errore più grave di tutta la sua vita: fidarsi della Contessa, la cui distruzione diventa lo scopo di tutti. Anche di noi telespettatori: vogliamo vedere la sua crudeltà punita.

E proprio in quel momento, arriva la svolta. Il sentimento. L’amore vero. La paura di perdere il suo unico scopo nella vita e nella morte: quel piccolo, spietato mostro che chiama "figlio".

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