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Outcast: Interviste in esclusiva ai protagonisti

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Il co-creatore di Outcast insieme a Robert Kirkman, e lo scenografo della serie, ci hanno raccontano come Rome e i personaggi del fumetto abbiano preso vita, e quanto la serie si discosti dal fumetto stesso

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Una storia di reietti l’ultima fatica televisiva di Robert Kirkman (il creatore di The Walking Dead) come suggerisce il titolo della serie, Outcast, tratta dall’omonimo fumetto nato dal lavoro congiunto di Kirkman e il disegnatore statunitense Paul Azaceta.

L’exorcism drama, che andrà in onda in contemporanea con gli USA su FOX a partire da giugno, racconta la storia di Kyle Barnes, che vive isolato ai margini della società a Rome, fittizia cittadina della Virginia. Pur non essendo propriamente un esorcista Kyle ha il potere di scacciare i demoni dal corpo degli esseri umani che vengono posseduti, ed è tormentato dal suo passato proprio attraverso queste possessioni. Sarà il Reverendo Anderson, specializzato in esorcismi e con il pallino per il gioco d’azzardo, a guidarlo in questo cammino fatto di demoni e tormenti

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Paul Azaceta, che ci ha raccontato che, quando Robert Kirkman gli presentò il progetto, aveva pochissime idee a riguardo. Troppo occupato con gli Zombie?

Non lo so, so solo che aveva scritto solamente la puntata pilota, tutti i personaggi dovevano ancora essere delineati e sviluppati. Avevano bisogno di carne ed ossa. 

Com’è stato lavorare insieme?

È stato divertente, abbiamo unito le idee, preparato i primi schizzi ed è così che sono nati tutti i protagonisti. Per alcuni di loro avevamo in mente degli attori, ad esempio il Reverendo nel nostro immaginario assomigliava molto a Philip Seymour Hoffman!

Fumetto e serie tv andranno di pari passo?

Preferisco pensarli come due entità separate. Sono due mezzi diversi e due diversi approcci alla narrazione, che vanno tenuti distinti affinché raggiungano il loro scopo, ovvero essere una buona serie tv e un buon fumetto. 

Quando sei andato sul set ci sono stati dei momenti particolarmente surreali in cui hai pensato “Wow, questo è identico a quello che immaginavo!”?

Mark White si è occupato delle scenografie, e la prima volta che sono andato sul set era durante le riprese del primo episodio. Il primo numero e l’episodio pilota sono molto simili, e la scena chiave è quella dell’esorcismo del piccolo Joshua. Quindi quando sono entrato nella stanza mi è preso un colpo, era esattamente come l’avevo immaginata e disegnata. È stato surreale, era come se stessi camminando dentro i miei disegni

Abbiamo parlato anche con lo scenografo Mark White del suo apporto nella serie:

È stato elettrizzante creare le scenografie di Outcast, perché potevo prendere spunto da questo mondo che esisteva già nei fumetti. Con Robert Kirkman poi abbiamo trovato le ambientazioni ideali. Aveva delle idee molto precise a riguardo, alcune dovevano essere come il fumetto. Non è stato facile ma ci siamo riusciti.

Un elemento necessario che hai preso dal fumetto?

La casa del Reverendo Anderson, che nel fumetto è sulla proprietà della Chiesa ma fisicamente separata dall’edificio ecclesiale. Non ne abbiamo trovate di simili e alla fine abbiamo dovuto costruire la struttura. 

Come hai lavorato quando la sceneggiatura differiva dal fumetto?

Volevo che il mondo circostante fosse realistico, nonostante sia ambientato in una cittadina fittizia come Rome, in modo che l’elemento horror spiccasse ancora di più.

L’estetica del fumetto e quella della serie non sono simili, ma sono in perfetta sintonia…

Si avvicina e si allontana dal fumetto, perché è una storia che nasce dallo stesso punto di partenza ma prende pieghe diverse, e andrà anche molto lontano dalla storia originale.

Continuate a seguirci per scoprirne di più! Nel frattempo...occhio ai demoni!

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