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Captain America: Civil War, la recensione di un non-fanboy

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L'anteprima di Captain America: Civil War regala emozioni, adrenalina e persino un'esplorazione emotiva piuttosto insolita per un film sui supereroi. Ecco la recensione, da un punto di vista poco legato ai fumetti.

Capitan America e Tony Stark in Civil War

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Questa recensione di Captain America: Civil War è spoiler-free, quindi leggete pure senza timore, ed è stata realizzata con un approccio "casual" alla saga cinematografica, senza badare troppo ai fumetti. Dopo tutto, lo sappiamo, l'Universo Cinematografico Marvel differisce dalla linea temporale Terra-616.
Quindi vi racconterò il film per quello che è: un ottimo prodotto di intrattenimento che va oltre le aspettative accumulate in questi mesi di teaser e trailer.

La trama è nota a tutti: gli Avengers si spaccano in due quando 117 nazioni chiedono loro di firmare un accordo che, di fatto, li sottomette alle decisioni di un comitato delle Nazioni Unite. I "danni collaterali" che i supereroi lasciano dopo le loro imprese sono spesso dei veri e propri disastri, disastri che costano la vita a parecchie persone la cui unica colpa è quella di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

L'amicizia indissolubile che lega Capitan America con James "Bucky" Barnes, e alcuni tristi eventi a lui legati, aumenteranno ancora di più contrasto fra i leader delle due fazioni: Steve Rogers, appunto, e Iron Man.
Col procedere della pellicola si arriverà ad una guerra vera e propria, con parecchie motivazioni - anche personali - a spingere ognuno degli eroi coinvolti.

Dietro alle mazzate (molte), a scontrarsi sono le idee e i sentimenti delle parti in causa.

Chiariamoci, i protagonisti assoluti sono il Cap, Iron Man e in misura leggermente minore anche lo stesso Bucky. Non sono solo i fatti e i ruoli a dimostrarlo, è anche il percorso interiore dei tre ad essere centrale in tutto il film.
Insomma, dietro a pugni, raggi di varia natura e macchine da guerra semi-perfette c'è molto di più in ballo: c'è la natura umana dei due leader.

Nelle due ore e mezza abbondanti in sala, Civil War riesce a intrattenere egregiamente il pubblico. La sceneggiatura è davvero azzeccata e procede, precisa come un orologio svizzero, spaziando in un arco temporale dal post-Guerra Fredda ai giorni nostri: col procedere degli eventi le domande a cui dare risposta aumentano in modo esponenziale. Il bello è che tutto verrà spiegato alla fine, lasciando lo spettatore con una storia completa, nonostante l'ovvio finale aperto.

Per la verità la trama è semplice e per certi versi prevedibile, anche se non mancano succosi dettagli chiarificatori e un piccolo colpo di scena prima dell'epico scontro fra Capitan America e Iron Man. Entrambi hanno perso qualcuno o qualcosa e il loro dolore - perché la forza scatenante di tutto è proprio quello - innescherà un duello davvero memorabile.

Prima di arrivare all'epilogo (momentaneo), però, i fratelli Russo prendono per mano la platea e bilanciando con perizia ogni ruolo. Non era facile, visti i dodici eroi presenti in Civil War. Il successo più innegabile è l'aver dato ad ognuno il proprio peso, esplorandone anche le diverse personalità, i dubbi e le paure. Eroi sì, ma con una componente umana profonda ed evidente (compreso chi umano non è, come Visione).
Si sapeva, per certi versi, ma la profondità della cosa era tutta da appurare.

La principale new entry è ovviamente, quella del "nuovo" Spider-Man interpretato da Tom Holland: il suo debutto in scena è entusiasmante e divertente allo stesso tempo, così come il suo "arruolamento" forzato ad opera di Tony Stark e della sua notevole faccia di bronzo.

Spidey è simpatico, goffo (per quanto possa esserlo nella sua "fluidità") e acerbo. Il suo impatto, però, è immediato e devastante: è l'assaggio giusto che rende l'attesa di Spider-Man: Homecoming - il film stand-alone sull'Uomo Ragno - difficile da sostenere. Vogliamo saperne di più e lo vogliamo adesso!

L'altra nuova entrata di peso è quella di Pantera Nera: l'eroe di Wakanda è fiero, tosto e spinto tanto da motivazioni personali quanto "mistiche" e legate alla sua terra d'origine. L'interpretazione di Chadwick Boseman è convincente e azzeccata, come tutto il resto.

Tutti gli altri eroi, seppure in secondo piano, ricevono l'attenzione che si meritano senza alterare l'equilibrio perfetto del film. Ant-Man è buffo ma non è mai da sottovalutare, Occhio di Falco e Vedova Nera sono le vecchie conoscenze che non tradiscono mai (o quasi mai), mentre Scarlet Witch è in bilico fra la fragilità tipica della gioventù e l'immensa portata dei suoi poteri. Visione è sempre più interessante, perso nelle sue elucubrazioni, mentre War Machine mantiene la sua caratteristica fierezza e incrollabile onestà, nonostante un fatto importante che lo toccherà nel profondo.
Falcon, infine, resta il fedelissimo amico e compagno di Steve Rogers, capace di togliere le castagne dal fuoco in parecchi momenti cruciali del film e sparare due o tre battute davvero divertenti.

Insomma, Captain America: Civil War è un prodotto curato fin nei minimi dettagli, capace di bilanciare una storia intrigante, effetti speciali di altissimo livello, scene ipercinetiche in quantità e i classici intermezzi comici che, seppur per poco, alleviano la palpabile tensione che domina tutto il film.

Perfetto? Dipende di gusti di ognuno. Di certo non vi deluderà: se lo struggente scontro finale non vi toccherà nel profondo allora non siete umani.

Sì, un film con molteplici supereroi è possibile. Ora datemi le Guerre dell'Infinito.

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