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Il caso O.J. Simpson: Recensione episodio 5 La carta del razzismo

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Un nuovo, intenso episodio ci racconta la preparazione delle strategie di accusa e difesa, ma anche la manipolazione dei fatti tramite la questione razziale.

Il caso O.J. Simpson: Darden e O.J.

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1982: Johnnie Cochran viene fermato da un poliziotto, senza motivo, mentre è alla guida della sua auto. Per la terza volta in una settimana. Quando l’agente scopre che Cochran è il viceprocuratore distrettuale, lo lascia andare ma il danno è già stato fatto.

La sequenza iniziale di questo quinto episodio de Il caso O.J. Simpson riassume in modo esemplare una situazione che negli Stati Uniti si è protratta per decenni: la presunzione di colpevolezza, solamente in base al colore della pelle.

Il caso O.J. Simpson: Cochran ammanettato da un poliziotto nell'episodio 5

Questo episodio del passato, molto significativo, riassume in modo efficace le ragioni dell’appassionata difesa di Cochran delle persone di colore, del suo impegno sociale e della sua determinazione a infrangere le regole pur di vincere.

Ciononostante, noi sappiamo bene che altri, come per esempio Shapiro (arrabbiatissimo per essere stato deposto come team leader), si basano esclusivamente sulla questione razziale, deformando la verità senza alcuna nobile (o personale) ragione.

Il caso O.J. Simpson: Johnnie Cochran in aula

E mentre i due team di avvocati - difesa e accusa - si preparano per affrontarsi in aula, a Marcia Clark tocca l’ingrato compito di decidere sulla presenza di Darden, perché la difesa l’ha accusata di averlo scelto solo per “bilanciare” la composizione razziale dell’accusa.

Come sempre, la Clark non ci delude.

Mentre la tensione sale per entrambi gli schieramenti, Johnnie Cochran ci dice come funziona. E come funzionerà: 

Le prove non fanno vincere una causa. Siamo qui per raccontare una storia.

Questo è  il punto. E la questione razziale è solo il corollario.

Per tutto l’episodio, ci vengono mostrati gli atteggiamenti di ogni membro della difesa e dell’accusa, incluso il giudice, sulla questione razziale. Testimoni, parenti delle vittime, giornalisti: tutti i personaggi coinvolti hanno una chiara posizione a riguardo, perché il contesto lo richiede e perché al pubblico della serie sia ben chiara la sua importanza.

A questo punto siamo pronti per entrare in aula.

Il caso O.J. Simpson: Johnnie Cochran dà un consilgio a Chris Darden

Darden commette un errore imperdonabile, annunciando all’aula e al mondo intero, che segue il processo in TV, che la carta del razzismo è quella su cui la difesa si vuole basare. Perché certe cose si possono pensare, ma non si possono dire. E perché Cochran non aspettava altro, per farsi paladino dei diritti civili e colpire l’opinione pubblica in modo indelebile.

Siamo solo all’inizio del dibattimento, ma tutto è già stato stabilito. Chris Darden ha messo l’accusa in una posizione irrecuperabile, ma l’accusa ancora non lo sa. Marcia quindi resta fedele a se stessa: non solleva Darden dall’incarico.

E ci regala una dichiarazione d’apertura perfetta. Una dichiarazione d’apertura che ha fatto storia… Ma che non poteva competere con quella di Johnnie Cochran, che infrangeva consapevolmente le regole, tanto da provocare un infarto a Bill Hodgman, il viceprocuratore collega di Marcia.

Il caso O.J. Simpson: i "cimeli di guerra" del detective Fuhrman

A questo punto Marcia offre a Chris Darden il posto di Bill, e commette l’errore di non fidarsi di lui quando afferma che il detective Fuhrman non avrebbe dovuto testimoniare.

Ma dobbiamo ancora arrivarci, ai cimeli nazisti di Fuhrman che chiudono l’episodio.

Prima c’è la visita di avvocati, giudice, imputato e giuria alle case di Nicole e di O.J., opportunamente “ripulite” e preparate ad arte da Cochran per dare l’impressione giusta.

Tutto, in questo processo, venne manipolato, preparato, artefatto per dare “l’impressione giusta”.

L’impressione che avrebbe cancellato le 62 denunce di Nicole contro O.J. per violenza domestica, e che lo avrebbe fatto sembrare la brava persona che tutti credevano che fosse.

La celebrità di cui i giurati ammiravano la casa, come fossero in gita turistica. E un campione, giustamente popolare, vittima dei pregiudizi della polizia e della stampa.

Un campione destinato a entrare nella storia giudiziaria. Per le ragioni sbagliate.

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