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Il caso O.J. Simpson: Recensione episodio 7. Colpo di scena

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Il processo per gli omicidi di Nicole Brown e Ron Goldman entra nel vivo, mentre accusa e difesa si confrontano sulla prova più importante: i guanti di O.J.

Il caso O.J. Simpson episodio 7: colpo di scena

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Un nuovo cambio di pettinatura per Marcia Clark. Un cambio di cui questa volta non si parla, e di cui lei stessa non vuole parlare: un modo per dirci che è ora di smetterla.

Basta concentrarsi sui capelli del procuratore o sui vestiti di O.J. Il processo è entrato nel vivo e i due schieramenti si concentrano sul loro compito: la difesa cerca di sviare i sospetti da O.J., introducendo la possibilità che i delitti siano legati alla droga, mentre l’accusa deve riportare l’attenzione sulle prove. Magari con un colpo di scena.

Il caso O.J. Simpson: i veri Chris Darden e Marcia Clark in aula

A proposito di colpi di scena, ecco il nostro: Robert Kardashian vacilla. Sappiamo fin dall’inizio che il migliore amico di O.J. è l’unico ad avere dei dubbi sull’innocenza dell’ex campione. Forse proprio perché lo conosce meglio di chiunque altro.

Nemmeno scoprire che nel porta-abiti (dove credeva fosse nascosta l’arma del delitto) ci sono, effettivamente, solo abiti, gli fa cambiare idea. Lo ammette apertamente con A.C., ammettendo di essere ossessionato dai dettagli, e di non riuscire a trovare un’altra spiegazione. Non c’è che una spiegazione: dev’essere stato O.J.

Il punto è proprio questo: non ci sono altri sospettati. Non ci sono mai stati.

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Nessuno, a eccezione di O.J. Simpson, avrebbe avuto un motivo per massacrare Nicole Brown e Ron Goldman. Nessuno.

Oggi, grazie alla diffusione dei testi di criminologia, sappiamo che il modus operandi dell’assassino era un chiaro indicatore di rabbia. Ron e Nicole non vennero semplicemente uccisi, vennero brutalmente “cancellati”.

Con rabbia, con odio, con sentimenti che solo qualcuno che aveva in sospeso una questione personale con loro avrebbe potuto provare.

Eppure, all’epoca si parlò pochissimo di questo aspetto. L’America era ancora innamorata di The Juice, il suo campione, e la questione razziale era più calda che mai.

Tanto da impedire agli esperti dei talk show di concentrarsi su ciò che contava davvero.

Il caso O.J. Simpson: Cuba Gooding Jr. indossa i guanti incriminati

Nel frattempo, le ex mogli di Cochran fanno di tutto per rovinargli la reputazione, partecipando a dei talk show, e l’accusa mette le mani sulla “prova regina”: i guanti. I guanti di O.J., l’elemento più famoso del processo del secolo.

Quello che è passato alla storia insieme alle immagini di O.J. che li prova dietro indicazione dei suoi stessi avvocati… Grazie all’imprudenza dell’accusa.

In questo episodio i colpi di scena sono davvero tanti.

La figura di Cochran (che Anthony Mackie porterà sul grande schermo), con la sua passione per la verità e la giustizia, viene irrimediabilmente incrinata dal suo comportamento.

Tutto il mondo, ora, sa che conduceva una doppia vita quand’era sposato e che picchiava una delle sue mogli.

Il caso O.J. Simpson: il vero O.J. al processo indossa uno dei famosi guanti

Il caso O.J. Simpson è costruito con cura: più ci si addentra nei meandri del processo, più la macchina del fango dei media funziona. La manipolazione dell’opinione pubblica inizia a lasciare il passo ai fatti, a un passato che non perdona, all’esposizione nuda e cruda della realtà.

Cruda quanto la ricostruzione di Marcia, supportata da immagini che avvalorano le sue parole, sull’ipotetico complotto della polizia.

Una teoria che non sta in piedi e che non spiega la presenza del sangue delle vittime e dello stesso O.J. sul guanto ritrovato fuori da casa sua, sui calzini nella sua camera da letto e nella sua auto.

Il caso, quindi, era imperdibile. Ma anche il Titanic era stato definito inaffondabile

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