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Alice attraverso lo specchio, un fiabesco moto perpetuo: la recensione

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A 6 anni di distanza da Alice in Wonderland di Tim Burton, tornano i personaggi nati dalla penna di Lewis Carroll. La recensione di Alice attraverso lo specchio.

Mia Wasikowska, Johnny Depp e Sacha Baron Cohen

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Tic toc. L'incessante scorrere del tempo è scandito in modo ossessivo dal ticchettio di sveglie e orologi, che da meri strumenti di precisione divengono metafora prima e riflessione poi dell'esistenza. Accade in Alice attraverso lo specchio, il nuovo live action Disney in arrivo nelle sale il 25 maggio.

Si tratta di una sorta di sequel (che poi è pure un prequel) di Alice in Wonderland, pellicola che nel 2010 aveva consentito a Tim Burton di stravolgere completamente il romanzo di Lewis Carroll, finendo però col sacrificare le immancabili licenze poetiche dark in favore del 3D, non aiutato di certo da una sceneggiatura ridotta all'osso.

Con James Bobin alla regia i lampi visionari di Burton cedono il passo ad una rocambolesca avventura spazio-temporale: ritroviamo Alice (Mia Wasikowska), alle prese con i rigidi formalismi dell'epoca vittoriana, dopo aver solcato i mari per lungo tempo come capitano di vascello. Raggiunta dal Brucaliffo, la giovane oltrepassa uno specchio magico, ricongiungendosi così a quel Sottomondo abbandonato anni prima.

Ritrova gli amici di un tempo - dallo Stregatto alla Regina Bianca (Anne Hathaway) - i quali informano Alice sulla malattia del Cappellaio Matto (Johnny Depp), sempre più vicino a perdere del tutto la sua "moltezza", consumato com'è dai sensi di colpa per non essersi riconciliato anni prima la propria famiglia, uccisa (forse) dal Drago.

Per aiutare il suo migliore amico, Alice sarà costretta a rubare la Cronosfera a Tempo (Sacha Baron Cohen), un oggetto metallico dalla forma sferica custodito nella stanza del Grande Orologio che regola il trascorrere del tempo, su cui ha messo gli occhi anche la perfida Regina Rossa (Helena Bonham Carter).

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Johnny Depp e Mia Wasikowska in una scena di Alice attraverso lo specchio

Alice attraverso lo specchio è un moto perpetuo dai toni fiabeschi, una parabola esistenzialista sull'hic et nunc che fa appello alle coscienze di grandi e piccoli. Sì, perché dietro l'adrenalinica Odissea temporale di Alice, dietro l'esplosione psichedelica di colori e personaggi del Sottomondo, si nascondono (nemmeno troppo) lezioni morali rivolte a protagonisti e pubblico: l'invito è quello a non sprecare il proprio tempo e a trovare sempre il modo di perdonare, mettendo da parte i rancori.

Da Wonder ad Under, il mondo fantastico rivisitato da Burton prima e Bobin poi è un universo di personaggi in cerca d'amore. Non fa eccezione nemmeno la Regina Rossa, di cui scopriremo l'evento funesto che l'ha segnata per sempre. 

Alice viaggia nel tempo come il Terminator di James Cameron oppure come Wolverine in X-Men: Giorni di un Futuro Passato: a differenza loro scoprirà che ciò che è avvenuto non si può più alterare, ma dal passato si può però trarre insegnamento. A ricordarglielo è il Tempo, forse il personaggio più riuscito della pellicola, sospeso fra cupidigia, cinismo e sapienza.

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