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Il caso O.J. Simpson: Recensione episodio 9. I nastri della verità

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I nastri in cui Fuhrman dipinge la polizia di L.A. come un covo di razzisti violenti furono l'elemento determinante del processo del secolo. E la salvezza di O.J.

Il caso O.J. Simpson: episodio 9

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La settimana scorsa ci eravamo lasciati con una registrazione.

Quella con cui il detective Furhman, testimone chiave dell’accusa, avrebbe dato validità alla tesi della questione razziale: le (odiose e inammissibili) affermazioni di Furhman, rilasciate a un’aspirante sceneggiatrice durante una consulenza per un film, furono l’elemento determinante nel processo del secolo.

Questa settimana, invece, Il caso O.J. Simpson si è aperto con un'altra delle fantasiose teorie della difesa: la presunta invalidità di O.J., causata dall’artrite, che gli avrebbe impedito di compiere gli omicidi.

Una tesi, naturalmente, ridicola per un campione sportivo.

Subito dopo, in aula Chris Darden ha la peggio nel confronto con Cochran. E, come se non bastasse, la mette sul personale facendo una pessima figura e rischiando un’accusa di oltraggio alla corte.

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Dopodiché, ci siamo: ecco i “nastri della verità”, quelli che decisero la sorte di O.J. più di qualsiasi altra prova. 

L’intero episodio ruota attorno alla ricerca dei nastri, al loro valore, alla convinzione che basti un solo elemento a far crollare l’intero impianto accusatorio. Convinzione corretta, come sappiamo.

L’udienza probatoria per l’ammissione dei nastri al processo Simpson alza la posta in gioco. Ma il giudice del Nord Carolina respinge la richiesta, infastidito dal modo di fare di Cochran. Per fortuna di O.J., il suo collega sa esattamente come trattare i giudici di quello Stato e ottiene prontamente una vittoria: i nastri vengono ammessi.

Ascoltati da accusa e difesa, sconvolgono tutti: razzismo, violenza, abusi di potere. Fuhrman descrive la polizia di Los Angeles come un covo di razzisti violenti.

Il suo tono da "superuomo" è forzato: lo fa per vantarsi, ma la sostanza non cambia. Ciliegina sulla torta, in uno dei nastri Fuhrman insulta Peggy York, agente di polizia che, guarda caso, è anche la moglie del giudice Ito.

Fuhrman la odia perché lei lo aveva ripreso per aver scritto “Ku Klux Klan” su un poster di Martin Luther King… Il peggio del peggio, insomma.

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Manca ancora del tempo al termine del dibattimento, ma per l'accusa il processo è praticamente finito.

L'unica speranza sarebbe l’annullamento del processo, per l’evidente conflitto d’interessi fra Ito e la moglie come testimone, ma anche questo spiraglio per l'accusa è destinato a svanire.

Nel frattempo Cochran e Shapiro si scontrano: Cochran è disposto a tutto pur di vincere, mentre Shapiro sa benissimo cosa c’è in gioco. Ovvero, il rischio delle rivolte razziali, di una città messa a ferro e fuoco, di una guerra civile.

Nonostante questo, e nonostante la ferma raccomandazione del giudice Ito di non renderli pubblici, naturalmente, Cochran fa in modo che i nastri di Fuhrman diventino oggetto dell’interesse di tutti i cittadini americani, facendo pressione attraverso i media.

Tutti gli sforzi di Marcia Clark di ripsondere cadono nel vuoto e Darden viene infine accusato di oltraggio alla corte per la sua reazione alla decisione di ammettere i nastri. Marcia accetta la sua difesa, rischiando di farsi accusare a sua volta...

A questo punto Darden chiede scusa, fa marcia indietro e consegna alla difesa la vittoria. Su tutta la linea.

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Quando i nastri vengono ascoltati, in aula non vola una mosca. Tutti, complrensibilmente, restano ammutoliti dagli orrori che ascoltano. L’unico a parlare, in seguito, sarà il signor Goldman, il padre di Ron: piangendo, dichiarerà alla stampa che questo è diventato il processo a Fuhrman e che nessuno pensa alle vere vittime.

Solo a quel punto, Ito decide che la giuria dovrò ascoltare solo due frasi estrapolate dai nastri: due frasi sufficienti a dimostrare che Fuhrman ha mentito sotto giuramento. E sufficienti a convincere tutti che O.J. sia stato incastrato.

Di nuovo sul banco dei testimoni, dopo essere stato aggredito dalla folla fuori dal tribunale, Fuhrman si appella al quinto emendamento.

Tacendo, di fatto, conferma tutte le domande di Cochran, ammettendo implicitamente di aver compromesso delle prove relative al caso...

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