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Il caso O.J. Simpson: Recensione episodio 10. Il verdetto

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L’ultimo, implacabile, tesissimo episodio de Il caso O.J. Simpson è stato trasmesso. Il finale lo conoscevamo già tutti. Eppure, le emozioni non sono mancate…

Il caso O.J. Simpson: il verdetto

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Il caso O.J. Simpson è chiuso: negli Stati Uniti non si può essere processati due volte per lo stesso crimine.

O.J. Simpson è stato assolto dall’accusa di aver assassinato Nicole Brown e Ron Goldman.

La notizia dell’assoluzione - ricordo perfino in che stanza mi trovavo quando la TV italiana la diffuse - arrivò come una bomba: esplosiva.

Eppure, non inattesa.

Ricordate il primo episodio? Le premesse erano chiarissime: Los Angeles era ancora una polveriera.

Il caso Rodney King, le rivolte razziali, gli scontri e i saccheggi risalivano a un paio d’anni prima. Le acque non si erano ancora calmate.

Un'immagine di repertorio sulle rivolte di Los Angeles nel 1992

Il dream team, il gruppo di avvocati che fece il miracolo facendo assolvere O.J., lo sapeva bene. Per questo aveva puntato tutto sulla questione razziale, involontariamente aiutato dall’accusa con il super-testimone Fuhrman, che fornì a Cochran e Shapiro il colpo mortale per l’impianto accusatorio procuratore Marcia Clark.

La dichiarazione di O.J. in aula, concessa dal giudice Ito contro il parere della Clark, fu un tentativo di ricattare emotivamente i presenti (e i media) con la triste storia di un padre di famiglia ingiustamente accusato di aver ucciso la donna che amava.

E mentre su Cochran piovono minacce di morte, arrivano le battute finali del processo del secolo.

Le arringhe conclusive si affiancano a una grande mobilitazione della città, con manifestazioni sempre più massicce fuori dal tribunale.

Il caso O.J. Simpson: la mobilitazione fuori dal tribunale

Il giro di scommesse dava l’accusa vincente. Inutile dire che molti ci persero dei soldi…

“Vi chiedo di considerare le prove che la difesa non ha potuto né potrà mai confutare”.

diceva Marcia Clark. Impronte, capelli, sangue, DNA, impronte… E naturalmente la Bronco bianca, oltre alla mancata sorpresa di O.J. alla comunicazione della morte di Nicole.

L’arringa della Clark, affiancata da Chris Darden, resta ancora oggi memorabile. Concreta. Fondata su prove oggettive che - è proprio vero - la difesa non poté mai confutare.

I precedenti di violenza domestica, le denunce, le confidenze di Nicole che temeva di essere uccisa da O.J.: il corollario delle prove era questo.

Eppure, non fu abbastanza.

La risposta di Cochran fu aggressiva, supportata dalle lacrime (finte) di O.J., e naturalmente incentrata esclusivamente sulla testimonianza di Fuhrman e sulla persecuzione della comunità nera da parte della polizia di Los Angeles.

Argomenti vincenti per una discussione, per un talk show, per un libro. Non certo per rispondere a prove concrete.

Ciononostante, la giuria era già pronta a votare. Subito dopo le arringhe.

Il caso O.J. Simpson: l'arringa conclusiva di Johnnie Cochran

Il lavoro degli avvocati finisce e inizia quello dei giurati. Giurati prigionieri da mesi. Giurati che volevano soltanto una cosa: tornare a casa, dalle loro famiglie, alle loro vite e al loro lavoro.

Già alla prima votazione, dieci giurati si pronunciarono a favore di O.J.

Dieci giurati, quelli di colore. Gli unici due giurati bianchi, due donne, votarono colpevole.

Ci volle poco, davvero poco, per convincerli a cambiare idea e tornare a casa.

Per questo il verdetto fu raggiunto in sole 4 ore. Un record assoluto, senza precedenti, in un caso di duplice omicidio.

Senza contare che il risultato della decisione era in qualche modo “filtrato” dall’albergo: O.J. arrivò in tribunale sapendo già di essere stato assolto.

Mancava solo l’annuncio ufficiale.

Il caso O.J. Simspon: le lacrime della famiglia Goldman al verdetto

Uno schiaffo alla giustizia, una decisione sbagliata e forzata, al fine di evitare conseguenze.

Un momento terribile per le famiglie di Nicole e Ron, che scoppiarono in lacrime.

Il punto di partenza di una storia che avrebbe visto O.J. scrivere un libro sugli omicidi raccontando “come li avrebbe compiuto se fosse stato lui”. Una storia che avrebbe visto i Goldman vittoriosi al processo civile contro O.J.

Una storia che ha lasciato il segno, soprattutto su Robert Kardashian: il migliore amico di O.J. sapeva bene che era colpevole. Se ne andò dopo il verdetto e i due non si parlarono mai più.

Una storia indimenticabile, per le ragioni sbagliate.

E la conclusione di una grande prima stagione di una serie che promette di raccontarci la storia.

Così com’è. Con tutti i suoi pregi e i suoi difetti.

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