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Outcast: Recensione episodio 4. Il peccato preferito

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Mentre la mitologia della serie esplora i segni classici della possessione, si parla di responsabilità. E del male che alberga nel cuore degli uomini.

Outcast episodio 4: Il peccato preferito

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Norville Grant non riusciva più a sopportare le sofferenze di questo mondo

La chiave di lettura di questo quarto episodio è tutta qui, nelle parole del reverendo Anderson al funerale del vicino di Kyle Barnes: la vita è dolore, sofferenza, paura. Ci vuole un grande coraggio per affrontarla.

Un coraggio che non tutti possono esibire.

Senza contare il fatto che il funerale di Norville, reso ancora più triste dall’assenza di parenti e amici, si trasforma nell’inquietante ingresso “ufficiale” di Sidney sulla scena.

L’uomo del mistero, che a quanto pare non ha un cognome, si presenta ufficialmente a Kyle e Anderson: l’ingresso nelle loro vite, al suono di menzogne che noi riconosciamo subito come tali, sancisce un passaggio importante.

Outcast: Sidney al funerale di Norville

L’equilibrio delle forze del male, già molto attive a Rome, infatti, si sposta ulteriormente dalla parte dell’oscurità.

Un’oscurità che Anderson combatte da molto tempo e che non vuole dimenticare, tanto da conservare “souvenir” delle anime che ha salvato.

Il passato, ci dice Outcast, torna sempre. Torna a perseguitarti, a terrorizzarti, a sconvolgere l’illusione di averlo superato.

Megan, però, sapeva già che la sua era solo un’illusione. Lo sapeva dallo scorso episodio, quando aveva appreso del ritorno di Donnie in città.

Piacere, Donald Hamel: affabile stalker e incubo ricorrente, che non teme affatto di palesare sua presenza.

E mentre i segnali classici della possessione (come il fiuto degli animali) continuano a emergere, episodio dopo episodio, anche per Kyle è il momento di rivedere Donnie.

E gli basta sentirgli pronunciare il nome della sorella, per aggredirlo con una furia e una determinazione che finora gli avevamo visto riservare solo ai demoni.

Pardon: al diavolo. Perché da stasera, in Outcast, non si parla più di “demoni” in generale. Si parla di Sua Maestà il Diavolo.

Il male, è evidente, non alberga solo negli uomini posseduti. Anche i “comuni” esseri umani possono essere oscuri, spaventosi, mostruosi.

Ciononostante, non bisogna lasciar loro il potere. Il potere di compromettere l’unica cosa che conta: la lotta contro il diavolo.

Il nostro lavoro coniste nell’aiutare la gente a resistere alle forze oscure, nell’impedire al diavolo di varcare la soglia.

Le parole del reverendo mettono in gioco un’altra quesitone fondamentale: la responsabilità.

Kyle si chiede cos’avessero fatto sua madre, o sua moglie, per aver “lasciato” che il diavolo entrasse. E l’ipotesi che i demoni non scelgano casualmente le loro vittime rende il tutto non solo più inquietante, ma anche complesso: il disegno del diavolo è complicato. Dove vuole arrivare? Come muove le sue pedine? E perché lascia delle tracce nelle persone anche dopo che sono state esorcizzate?

La signora Mildred (l’indimenticabile mamma di Laura Palmer, l’attrice Grace Zabriskie) fa arrivare subito una risposta: il diavolo sa tutto, conosce tutti, ha sempre un vantaggio.

E lascia tracce del suo passaggio.

Il male, il dolore, la paura: lasciano sempre tracce del loro passaggio. Tracce indelebili. Paradossalmente, i momenti felici si scordano molto più facilmente di quelli drammatici. E Megan Holter rischia di vedere la sua felicità cancellata dal ricordo dell’orrore subito da ragazzina, per mano di Donnie.

Un ragazzo più grande che viveva con lei, preso in affido dai suoi genitori. Un ragazzo da cui Kyle si faceva picchiare ogni volta, pur di proteggere Megan.

Un ragazzo che, pur affermando di essere cambiato, non lo è affatto.

Non c’è niente male nei cambiamenti, ma alcune cose stanno bene come stanno

Anderson lo dice a Mildred, che è ancora sotto l’influenza del maligno. Il capo Giles lo dimostra al suo amico, coinvolto nel ritrovamento degli animali smembrati: aveva fatto bene a sospettare di lui, non si era sbagliato.

Del resto, Giles è pur sempre il capo della polizia. E alcune cose stanno bene come stanno.

Altre no. Mildred non va affatto bene, così.

Il nostro esorcismo quotidiano, però, non arriva. Ad arrivare è solo l’ira di Mark Holter, contro Donnie.

Si fa quel che si deve fare. Come correre ad accertarsi che Allison sia “pulita”, e che Kyle non si sia solo illuso che la sua possessione sia finita.

O sfogarsi, distruggendo tutto, in attesa di affrontare i propri demoni…

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