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L'estro di Salvatore Ferragamo raccontato dal figlio Massimo durante la mostra Impronte

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Durante la mostra Impronte, Massimo Ferragamo, figlio del noto stilista Salvatore, racconta in modo inedito del padre e della creatività, che lo ha reso il calzolaio delle stelle.

Foto in bianco e nere della mostra di Impronte

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Impronte 2016 è un festival che omaggia Salvatore Ferragamo ed è organizzato a Bonito, paese dell'Irpinia che ha dato i natali allo stilista, dal Collettivo Boca. Scopo dell'evento è quello di omaggiare la creatività e l'arte di un uomo che, ancora giovane, partì per l'America con un sogno nella valigia: diventare un famoso artigiano delle calzature.

Quando decise di tornare, quel sogno che aveva inseguito lo aveva tra le mani perché il nome di Salvatore Ferragamo era diventato famoso tra le star di tutto il mondo.

Impronte ha commemorato questa personalità -oggi sinonimo di stile e alta moda - attraverso l'arte di artisti urbani.

Per l'occasione sono stati realizzati 5 murales che prendono ispirazione da 5 calzature storiche custodite nel Museo Ferragamo e che, dal 27 dello scorso luglio fino al 31 agosto, è possibile ammirare nel Convento francescano di Sant’ Antonio a Bonito  

A parte l'indiscussa maestria del calzolaio dei sogni, si rimane affascinati e tramortiti positivamente nel notare come queste scarpe, pur appartenendo ad un'epoca così lontana (stiamo parlando degli inizi del '900), riescano a resistere al tempo che passa. 

I materiali utilizzati per realizzare le calzature sono rimasti intatti (alcune delle scarpe esposte sono parzialmente o interamente dipinte a mano!) ma ciò che rende ancora attuale l'estro di Ferragamo è che i modelli esposti potrebbero essere stati realizzati oggi, tanto sono moderni.

Non vi è limite alla bellezza e alla creatività così come inesauribile è la varietà dei materiali che un calzolaio può usare per decorare i suoi modelli e fare in modo che ogni donna si senta una principessa.

Le parole di Salvatore Ferragamo descrivono in modo inequivocabile la sua spinta creativa.

Foto in bianco e nero di Massimo Ferragamo insieme alla moglie

Durante l'inaugurazione della mostra c'era anche Massimo Ferragamo, figlio dello stilista, accompagnato dalla moglie Chiara e dai loro due figli.

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui, non solo per conoscere in modo familiare e inedito uno dei padri fondatori dell'alta moda ma anche per sapere come ha accolto questo originale omaggio creato ad hoc per l'illustre genitore. Ma anche sulla street art intesa non solo come nuova forma d'arte e di aggregazione, ma anche come manifestazione e voglia di comunicare di una collettività, riappropriandosi degli spazi pubblici.

Il Collettivo Boca ha deciso di omaggiare la creatività di Salvatore Ferragamo attraverso delle opere urbane. Come considera questa fusione artistica diametralmente opposta nella forma comunicativa?

Non è affatto la prima volta che moda e arte entrano in sintonia, ma è sicuramente la prima volta in cui la creatività di mio padre, Salvatore Ferragamo, diventa il punto di partenza per una manifestazione legata alla street art. Così come nella sua carriera mio padre si è lasciato ispirare dal cinema, dalle avanguardie artistiche e dalla cultura attraverso costanti collaborazioni con artisti e musei. Oggi questi street artist si lasciano ispirare dall’opera di questo artigiano/artista dalla visione ampia e dal lavoro multidisciplinare.

Dunque, omaggiando l’arte di mio padre la comunità di Bonito si riappropria degli spazi pubblici. Trovo corretto sensibilizzare i giovani all’arte e alla cultura e mi onora che mio padre sia fonte di ispirazione.

Sono state scelte 5 paia di scarpe dal Museo Salvatore Ferragamo. Può raccontarci brevemente la storia di ciascuna e se c’è qualche aneddoto?

Le calzature in mostra  sono cinque modelli che hanno fatto la storia del design e dell’artigianato internazionale, tra cui un sandalo con piattaforma e tacco multicolore, creato per l’attrice Judy Garland. È un modello innovativo con punta “a corno di rinoceronte” realizzato sotto chiara influenza del movimento surrealista e uno stivaletto in tela dipinta a mano, materiale poverissimo nobilitato dalla decorazione.

Attraverso questi modelli si percepisce tutta la capacità creativa di mio padre, dallo studio sui materiali, alle forme, ai colori. Ciò che colpisce è quanto queste scarpe, che sono a tutti gli effetti modelli storici, ideati a cavallo tra gli anni Trenta e Quaranta del '900, siano attuali e moderne.

Bonito è stato il paese natale di suo padre. Che tipo di rapporto/legame è rimasto nel tempo per lui e per i suoi figli? Che ricordo ne aveva?

Il ricordo di Bonito è sempre stato vivo e mai dimenticato da mio padre e anche da noi che, seppur nati in Toscana, non dimentichiamo l'Irpinia e Bonito, con cui abbiamo un legame molto forte perché è stato la culla dei nostri genitori ed ha dato moti stimoli in molti aspetti, come se fossero nati in una grande città. Mio padre ha passato tante vicissitudini ma ha avuto la fortuna di essere nato con una forte e chiara passione, che lo ha spinto oltre, e non lo ha fatto demordere mai. Nemmeno quando, tornato in Italia nel '29 con la crisi, il suo socio americano non gli mandò più i soldi e lui si trovò in grosse difficoltà ma le superò perché sapeva che il problema non erano i suoi prodotti. E così è ripartito da zero a Firenze. 

Cosa pensa delle opere realizzate fino ad ora? Ce n’è una in particolare che ritiene abbia riassunto meglio la creatività e lo stile Ferragamo?

Direi tutte, ognuna di loro è un’espressione artistica unica e come tale va apprezzata e promossa.

Il principale obiettivo di questo progetto è la riappropriazione degli spazi pubblici da parte della comunità e queste opere lo fanno, valorizzando appunto questi spazi e sensibilizzando i visitatori alle nuove forme d’arte e alla cultura.

L’evento Impronte è stato realizzato per omaggiare e ricordare le radici dello stilista ma anche per dare un messaggio di speranza ai giovani. Chi persevera, ha passione ed ha un forte sogno ce la può fare. Cosa direbbe ai giovani? 

Al pari di questi giovani artisti, mio padre era guidato da una grande creatività e da un’inesauribile dose di curiosità nei confronti di ciò che accadeva attorno a lui.

Non bisogna abbattersi e quando si decide di seguire un sogno bisogna impegnarsi a tutti i costi per realizzarlo. Mio padre emigrò giovanissimo da Bonito, andò in America, furono anni difficili ma tornò vincente e con un sogno in parte realizzato per proseguire poi il suo percorso in Italia.

 Come ogni novità, considerando la street art in rapporto ad un pubblico più adulto e meno aggiornato, c’è chi forse non ha gradito. Cosa direbbe ai più restii?

Mio padre diceva  “Ad un creatore deve essere consentito di creare, egli non deve soffocare le sue idee solo perché il mondo non è pronto ad accoglierle”, ovvio il bene comune deve essere rispettato e tutto deve essere fatto secondo le regole e con la giusta dose di buon senso.

Trovo che questa iniziativa rispetti questi concetti.

I ragazzi del Collettivo hanno organizzato dei laboratori didattici per i bambini, dove sono stati spronati a ridisegnare della scarpe, dando sfogo alla fantasia e con l’aiuto di uno dei 5 designer invitati per realizzare le opere urbane. La creatività la si può stimolare, creare, educare o è qualcosa di innato?

Assolutamente sì, la creatività è qualcosa di innato e che va stimolata, alle volte ci si accorge per caso di avere una predisposizione ad una qualsiasi forma d’arte, ma essere curiosi, provare, indagare le proprie passioni dovrebbe essere il punto di partenza di qualsiasi artista e in qualsiasi ambito. Nel 2013 mia madre Wanda è diventata anche Presidente della Fondazione Ferragamo, un’istituzione che collabora con il Museo Salvatore Ferragamo e che si occupa in via esclusiva di attività di formazione dei più giovani, seguendo i canoni espressi dalla vita e dal lavoro di mio padre.

La Fondazione difatti vede nella didattica, e quindi nella formazione di bambini, ragazzi e giovani adulti, uno strumento fondamentale di sviluppo delle loro potenzialità. Durante i laboratori didattici della Fondazione, che sono di diversa natura (sull’artigianalità di scarpe, borse, foulard oppure sulla sostenibilità o sui temi specifici delle mostre ospitate dal Museo) si cerca di mettere l’accento e incentivare la creatività individuale.

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