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Outcast: la recensione del finale di stagione

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Un finale di stagione ricco di eventi, di rivelazioni e di tensione ci accompagna verso gli episodi che vedremo l'anno prossimo. Mentre Kyle affronta nuovi demoni...

Outcast: recensione episodio 10

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Nei film horror, le case dei mostri - o quelle in cui avvengono cose mostruose - vengono sempre inquadrate dal basso.

Il finale della prima stagione di Outcast si apre con l'inquadratura dal basso della casa di Megan. Poco dopo, un altro luogo comune del genere viene messo sul piatto: per anni, horror e thriller hanno alimentato la leggenda secondo cui l'immagine dell'assassino resterebbe impressa negli occhi della sua vittima.

In questo caso, gli occhi sono quelli di Mark... Ma sono vuoti. Privi di vita. L'unica traccia che contengono è l'impronta digitale di Megan.

La casa è avvolta nel silenzio, fatta eccezione per i sussurri delle bambine, spaventate da Megan e, naturalmente, dal corpo di Mark che trovano in bagno.

Outcast: il finale della prima stagione

Ma se una delle due non ha idea di cosa stia succedendo, l’altra lo sa benissimo: la zia Megan è “malata come la mamma”, come aveva detto alla fine dello scorso episodio.

In questa lunga sequenza iniziale - lunga e agghiacciante - la normalità si ribalta.

Le immagini rovesciate della sigla assumono un ulteriore significato: oltre a ricordarci la simbologia classica del genere (la croce al contrario è uno dei primi segno di possessione, o della presenza del Male in genere), ci dicono che quando una persona viene posseduta, il suo mondo e quello delle persone che la circondano viene ribaltato.

L’arrivo di Kyle, intervenuto insieme al reverendo Anderson, non basta a rimettere le cose a posto: Megan è da qualche parte, là fuori.

Outcast: il primo finale di stagione

Come sempre, Kyle se ne assume la colpa.

Non sarei mai dovuto uscire da casa mia.

All’inizio della stagione, la sua sembrava una spiccata tendenza a colpevolizzarsi per tutto. Ma ora sappiamo che ha ragione e sa quello che dice: attira i demoni.

Megan è stata posseduta per colpa sua, è vero. L'intera Rome viene posseduta per colpa sua.

Mentre gli autori giocano con noi, riproponendoci tutti i cliché di genere (vedi l’incontro di Megan con il ragazzino che getta la spazzatura), scopriamo altri dettagli.

Veniamo messi a conoscenza del compito di Kat Ogden, del fatto che i “nuovi posseduti” non sopportano la luce, che all’inizio non possono comunicare e del motivo per cui alcuni, una volta esorcizzati, si riprendono, mentre altri finiscono come la madre di Kyle.

Megan nel finale di stagione di Outcast

C’è un’ultima cosa: hanno paura. Tutti. Perciò cercano qualcosa di famigliare, e qualcuno che li aiuti.

Megan, purtroppo, trova quel qualcuno in Sidney prima che Kyle la raggiunga a casa sua.

Poi tutto precipita, in un frenetico susseguirsi di esempi che rendono questo finale di stagione degno degli splendidi episodi che ci ha proposto per arrivarci.

Il rapimento di Amber, l’incontro con Sidney, il ricongiungimento con Amber, l’incursione di Anderson, gli esorcismi... Fino alla rivelazione: Amber è come suo padre.

E poi di nuovo l’incendio, il ritorno della (apparente) normalità, e la consapevolezza di Anderson: ha dato fuoco alla casa di Sidney mentre dentro c'era il figlio di Patricia, non il suo nemico.

Outcast: Kyle Barnes

Farà i conti con la sua colpa nella seconda stagione. Perché questa, ora, è finita.

Con una sola, semplice parola:

Papà.

Amber e Kyle sono circondati dai posseduti. Non riusciranno a lasciare Rome tanto facilmente.

Perché vengono dallo stesso posto da cui vengono quelli della stessa "specie" di Sidney.

Forse sono la chiave per tornare a casa. Forse per questo tutti "risucchiano" qualcosa dal respiro di Kyle.

Lo scopriremo solo l'anno prossimo, perché un progetto in divenire come Outcast non poteva che chiudersi così: con un finale aperto...

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