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[Spoiler!]

Un amore all’altezza: ironia e garbo nel nuovo film con Jean Dujardin

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Arriva nelle sale il 7 settembre 2016 Un amore all'altezza, commedia romantica del regista Laurent Tirard. Protagonisti un inedito Jean Dujardin e Virginie Efira.

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Esce nelle sale italiane il 7 settembre 2016 Un amore all’altezza, film del regista e sceneggiatore francese Laurent Tirard (Il piccolo Nicolas e i suoi genitori, Asterix e Obelix al servizio di sua Maestà) con protagonisti il fascinoso Jean Dujardin e la bella Virginie Efira.

Tratta dalla pellicola argentina Corazon de Léon (2013), la commedia romantica ne ripercorre la trama senza cadere in certi soliti cliché grazie all’intreccio rielaborato da Tirard e Grégoire Vigneron che conosce alcuni momenti in cui garbo, fascino e ironia riescono a rendere assolutamente piacevole e godibile la storia.

La pellicola scivola per 1 ora e 38 minuti con un ritmo complessivamente ben strutturato in cui scene sentimentali – ma non stucchevoli – si alternano a situazioni della più tipica commedia brillante.  Non a caso il regista ha dichiarato: “Essendo cresciuto con le commedie romantiche inglesi e americane, ammetto che nel mio film c’è anche qualcosa di Pretty Woman – per l’aspetto della favola moderna – e un po’ di Bridget Jones, per le gag durante alcuni dei momenti più romantici.”

Attenzione! Possibili spoiler!

Il canovaccio di partenza è presto riassunto: Diane (Efira) è un’avvocatessa in carriera che si è da poco lasciata alle spalle un matrimonio deludente. Lo smarrimento del cellulare è l’evento che dà avvio alla trama, con una telefonata che cambia la vita della bella protagonista.

L’interlocutore è Alexandre (Dujardin) il quale, dopo aver rinvenuto il telefono, ne chiama la proprietaria con la quale il feeling è immediato da un ricevitore all’altro. Il primo appuntamento vien da sé ma non sarà esattamente come Diane se l’era immaginato. Ed è tutta una questione di dimensioni... Da quel primo momento è un susseguirsi di incontri e situazioni in cui sapienti effetti speciali rendono ironico e ma non certo grottesca la storia tra i protagonisti.

Che cosa ci faranno una donna magnifica e uno gnomo allo stesso tavolo? (Alexandre)

A caratterizzare la pellicola è soprattutto l’autoironia profonda di Alexandre, nel cui personaggio si concentra un misto di dolore e forza maturato nel tempo, che riesce a suscitare, oltre al sorriso del momento di fronte a certe battute folgoranti, anche un’autentica riflessione sul senso della diversità.

Quanto è difficile estirpare certi stereotipi radicati nel pensiero comune o almeno imparare a convivere con essi? Il mondo di Alexandre e Diane è quello che vediamo ogni giorno, scontrandosi con la più varia umanità e l’abilità degli sceneggiatori sta nel rendere non del tutto scontato un finale che non ci si può che augurare rose e fiori. Ne è nata, così, una commedia di sostanza a conclusione della quale ci si chiede davvero cosa sia mai la diversità e chi sia diverso. Che poi: diverso da chi?

Scelta assolutamente inedita è, poi, quella della location: niente Parigi, Londra o New York, ma una meno patinata Marsiglia: “Non volevo che la storia si svolgesse in una megalopoli [...] – ha spiegato Tirard – Ma ci serviva una grande città e volevo che ci fosse il sole, per dare alla storia un’aria un po’ californiana. Mi sono innamorato di Marsiglia a prima vista. Ha quell’atmosfera caotica e disordinata della Parigi degli anni ’70 [...] una ventata d’aria fresca.”

Alcune scene, poi, sono ambientate nel cantiere dell’Opéra di Liegi, un set ricostruito ad arte: “Mi è venuto in mente di riprendere le riunioni di lavoro del protagonista con sullo sfondo danzatori e clown, per dare al film un tocco di poesia. Ma per ragioni di diritti, abbiamo girato in una vecchia stazione ferroviaria trasformata in teatro.”, ha specificato il regista.

Soddisfatto della pellicola anche Jean Dujardin che in merito al risultato finale ha così dichiarato: “L’ho trovato molto delicato, molto sensibile e molto elegante. Laddove altri registi avrebbero calcato la mano, Laurent è rimasto sempre misurato. Non è una commedia in senso stretto, ma è la prima volta che partecipo a un progetto che ha le carte in regola per piacere a tutta la famiglia. [Dal personaggio di Alexandre ho imparato] ad essere più umile (ride, ndr).
Quando all’improvviso ti ritrovi alto un metro e 45, a recitare in ginocchio o su una sedia, sei costretto a ridimensionarti per forza! Quell’altezza modifica anche il tuo modo di guardare le cose. È come se tornassi a guardare il mondo dalla prospettiva di un bambino. Ma questo film non si rivolge solo alle persone piccole di statura: parla a chiunque abbia dei complessi. E questo è un aspetto che mi interessava molto.”

Notevole, a completamento del lavoro, la colonna sonora, affidata alla giovane cantante australiana folk Emilie Gassin che ha riarrangiato Freed from Desire incisa da Gala in esclusiva per il film. Oltre ad alcuni pezzi originali composti da Eric Neveux, si riconoscono anche celebri brani pop che coinvolgono lo spettatore regalando un senso di piacevole familiarità, complici Donna Summer, Antony & The Johnsons e Shake Shake Go.

Alla luce della storia viene da sorridere e quasi sperare di smarrire il proprio smartphone (o, per carità, anche un altro oggetto che oggigiorno custodiamo con minore geloso attaccamento!) pur di incontrare l’uomo della vita. Peccato che nella realtà le probabilità di una situazione della serie “mai una gioia” siano di gran lunga maggiori.... Del resto, il fascino del grande schermo nasce proprio da qui: dal magico potere di far sognare (e riflettere) al costo di un biglietto.

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