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Voyage of Time di Terrence Malick: 14 miliardi di anni in 90 minuti!

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Voyage of Time è il nuovo lavoro di Terrence Malick, che mostra attraverso immagini ipnotiche come sia nata la Terra. La voce narrante nel film è di Cate Blanchett.

Immagine tratta dal film Voyage of Time

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Il tempo e la creazione sono i protagonisti di Voyage of Time, l'ultimo lavoro di Terrence Malick, che torna sul grande schermo dopo una lunga pausa. Il suo lavoro precedente, infatti, è stato Knight of Cups del 2013.

Il regista, con Voyage of Time, si cimenta in una sorta di documentario a tratti new age e con una teoria del mondo di impronta evoluzionista, che è in netta contrapposizione con le teorie creazioniste, figlie di una scienza più razionale e meno mistica rispetto alla prima.

Terrence Malick è laureato in filosofia teoretica ed è stato anche docente di filosofia, quindi non dovrebbe stupire questa impronta filosofica nel film. La tematica è trattata in un modo a tratti scientifico ma anche enigmatico e in una prospettiva nuova per il mondo cinematografico: il regista, infatti, si allontanò da Oxford e dall'ambiente universitario a causa di uno screzio che ebbe con il suo tutor riguardo alla sua tesi sul concetto di mondo.

Di anni ne sono passati da questo episodio e non sappiamo se la sua teoria sia rimasta la stessa, ovvero quella che traspare in Voyage of Time. Quello che è certo e che si evince dal film è che, oltre al voler mostrare come sia nato l'Universo, a tratti sembra un una pellicola che oscilla tra il mito, il filosofico e il misticheggiante.

I dialoghi sono assenti: Malick concentra tutta l'attenzione dello spettatore sulle immagini oniriche e ricche di fascino.

Questa non è una pellicola sulle orme dei classici docu-film ma sembra voler sperimentare sia a livello concettuale che cinematografico. La voce, tra il narrante ed il profetico, è quella di Cate Blanchett e sembra avvolgere con un alone mistico, quasi divino, l'intero iter di Voyage of Time.

Per avere un'idea ecco il trailer dell'opera di Malick!

Voyage of Time può sembrare per certi aspetti una provocazione ideologica, un voler essere una via di mezzo tra lo scientifico ed il metafisico, come a voler sottolineare le numerose contraddizioni della società contemporanea. Lo fa sussurrandolo in un modo profetico, attraverso la descrizione della nascita dell'Universo.

E ancora, Terrence Malick vuole sottolineare quanto l'uomo sia vicino a Dio e come anche in lui alberghi qualcosa di magico e di divino.

Voyage of Time è una pellicola paradossale perché non solo creerà delle spaccature nette tra i diversi sostenitori delle opposte teorie di pensiero ma anche perché, descrivendo l'immensità di questo Universo, fa leva sulle emozioni primitive dello spettatore.

La mancanza di dialoghi, il puntare tutto sulle immagini (voce fuori campo compresa) è un modo di comunicare empatico e che esula dalla comunicazione tradizionale.

Questi, infatti, sono tutti elementi che giocano sulle percezioni infantili, ingenue e primordiali, che fanno leva sulle associazioni e sensazioni universali, che ci rendono parte integrante della parola umanità.

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