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Lo & Behold, la recensione: sogni e incubi di un mondo sempre connesso

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Werner Herzog applica il suo approccio disincantato e le sue domande fulminanti a una delle più grandi rivoluzioni fatte dall'umanità nell'ultimo secolo: Internet.

Un'immagine di Lo & Behold

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Un gruppo di monaci buddisti osserva lo skyline di Chicago, twittando o parlando al telefono. Il nuovo documentario di Werner Herzog finisce persino per interrogarsi se con Internet e il nostro coraggioso nuovo mondo, costantemente interconnesso, non sia nata persino una nuova divinità.

Facciamo un passo indietro e cominciamo dall'inizio, così come fa il cineasta Werner Herzog, tra i massimi esponenti della corrente del Nuovo Cinema Tedesco e regista di oltre 50 pellicole, tra cui si annoverano moltissimi ibridi di natura documentaristica. La sua ultima creatura a sbarcare in Italia è Lo and Behold, Reveries of the Connected World, realizzata nel 2016. Il titolo è un duplice gioco di parole: da una parte si rifà all'ammirazione con cui il regista guarda questo nuovo mondo della rivoluzione digitale, dall'altra è legato alla nascita a fine anni '60 di quello che fu il primo collegamento Internet di sempre. Fu un evento storico ma oggi rimane solo un enorme, vetusto e dimenticato cimelio a testimonianza di una rivoluzione spesso silenziosa

La recensione di Lo and Behold, Reveries of the Connected WorldHDIWonder
Il primo computer a connettersi a internet come mostrato in Lo and Behold

Lo sguardo di Herzog sembra però perdere la sua ammirazione o quieta capacità di stupirsi quando si passa dall'era preistorica di Internet ai suoi sviluppi più moderni e spesso disturbanti. Nei capitoli seguenti del film il documentarista accenna velocemente a molti volti mostruosi che ha assunto la Rete in questi anni e prende posizione. Di fronte alla malvagità con cui alcuni sconosciuti hanno attaccato la famiglia di una ragazza morta suicida persino gli hacker diventano figure buffe e giocose, che rubano brevetti o diventano fuggitivi inseguiti dall'FBI. 

Come in ogni opera di Herzog, a fare la differenza è lo voce profonda che, fuoricampo, non perde mai l'occasione di fare, con tempismo geniale, domande brillanti e spiazzanti: Internet sogna se stesso? Le generazioni future avranno ancora bisogno di un contatto umano? Saremmo in grado di sopravvivere se Internet dovesse scomparire? Questi sono solo alcuni degli affascinanti quesiti con cui Herzog spiazza i suoi interlocutori, che includono brillanti scienziati che indagano le parti più remote dell'universo e giovani videogiocatori che in un centro di riabilitazione tentano di combattere la loro disastrosa dipendenza dai giochi online. 

La recensione di Lo and BeholdHDIWonder
Con Internet è nato un nuovo Dio? Lo and Behold cerca una risposta

Rispetto ai suoi lavori precedenti però, c'è una fondamentale differenza: Werner Herzog stavolta non si presenza come il punto di vista competente ed esperto in merito, ma si traveste da ingenuo spettatore dalla conoscenza superficiale della materia, capace però di porre sempre domande spiazzanti. 
Il problema è che i 98 minuti finali di Lo and Behold sottolineano in maniera impietosa quanto sia poco incisivo il tentativo di Herzog di comprimere in così poco spazio un discorso enorme, complesso, stratificato e controverso come Internet e la sua interconnessione con le nostre vite. Il risultato finale è tutto fuorché incisivo, almeno per chi si tenga informato (anche solo in maniera superficiale) anche sui temi d'attualità del comparto tecnologico. 

Le storie che racconta nei suoi capitoli sono spesso note, finendo per far sembrare l'ironia di Herzog vera saccenza. Quelle che Herzog presenta come inclusioni taglienti e di denuncia, come i videogiocatori che hanno sviluppato una dipendenza cronica, sono storie che persino contenitori meno blasonati come le rubriche pomeridiane della TV italiana hanno già affrontato e, dato molto indicativo, con un tono per niente dissimile a quello assunto dal cineasta tedesco. 

Werner Herzog presenta Lo and BeholdHDIWonder
La locandina del film

Questo non vuol dire che Lo and Behold assuma gli stessi toni allarmistici nei confronti di Internet che talvolta si sente usare ne La Vita in Diretta et similia. Certo però fa riflettere che il documentarista parta dagli stessi presupposti, ovvero quelli di una fetta di popolazione nativa analogica che si sente sempre più rassicurata dal dorato mondo senza Internet di un tempo. Non a caso viene dedicato uno dei capitoli più positivi del film proprio a una comunità che vive senza telefoni, TV e Internet: tutti attorno al fuoco con la chitarra e il banjo, perché è questa la vita vera. 

Nessuno chiede a Herzog e a Lo and Behold di essere positivi ed entusiasti a tutti i costi e sarebbe un delitto altrettanto grave negare le drammatiche svolte che la Rete talvolta prende, ma questo documentario sembra più diretto a confermare le paure di una generazione che teme più di essere connessa che di rimanere tagliata fuori, fallendo l'obiettivo di abbracciare le problematiche odierne della nostra coesistenza con Internet, con l'acutezza di sguardo a cui Herzog ci ha abituato.

Lo and Behold: Reveries of the Connected World sarà nelle sale il 6 ottobre 2016

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