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Wayward Pines: Recensione episodio 2x10 (finale di stagione)

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Non esiste un bene superiore: c’è solo il bene. E il bene, a Wayward Pines, è salvare quanta più gente possibile. Gente che non avrebbe dovuto sopravvivere.

Wayward Pines: Recensione episodio 2x10

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Finale di stagione o finale di serie? Già una volta Wayward Pines era stato “cancellata”: inizialmente concepita come una miniserie, ottenne una seconda stagione a furor di popolo.

Attualmente non è stata ufficializzata la chiusura definitiva, ma nemmeno il ritorno con una terza stagione. Quindi ragioniamo come se un seguito fosse possibile… Anche grazie al finale aperto.

Dopo la sconvolgente rivelazione della settimana scorsa, è il momento della resa dei conti.

Jason, in seguito alla colluttazione con Kerry, è in fin di vita. Gli Abbie sono alle porte e non ci sono capsule per tutti.

L’ultimo episodio di questa seconda stagione di Wayward Pines pone i due schieramenti allo stesso livello.

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Ma se il leader degli Abbie, Margaret, è sopravvissuta alla ferita ed è pronta a guidare i suoi in battaglia, il leader degli esseri umani, Jason, perde la vita.

Oscar, l’assistente di Theo, insinua che non abbia fatto tutto il possibile per salvarlo e sicuramente ha ragione.

Per una volta, però, il detto (ripetuto anche nell’episodio) “Chi salva una vita, salva il mondo intero” non vale: Jason non era adatto al comando. Soprattutto dopo aver scoperto l’identità di sua madre.

Ricordandoci che la storia si ripete, immancabilmente, le immagini della città abbandonata e saccheggiata - dalle persone ormai conscie che nessuno le porterà mai alle capsule - ricordano la devastazione di Wayward Pines dopo il fallimento del primo gruppo.

Pilcher aveva fallito e anche Jason fallisce.

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Il destino della città e dell’umanità è nelle mani di Theo Yedlin, pronto a sacrificarsi per infettare gli Abbie e provare a garantire un futuro agli uomini e alle donne nelle capsule.

Tutto viene predisposto per un eventuale seguito ricco di colpi di scena: Kerry prende il posto di Theo, infettandosi con i virus e uscendo dalla recinzione per espiare le proprie colpe.

C.J. - il primo a risvegliarsi e l’ultimo ad addormentarsi - ci rivela che ci sono ancora trecento persone addormentate, e mai risvegliate, nelle capsule: un’infinità di potenziali nuovi personaggi.

E il neonato fra gli Abbie, in una scena che ancora una volta riproduce la devastazione portata da Pilcher all’epoca del suo arrivo, è chiaramente umano.

L’intera stagione ruota attorno allo stesso tema: gli esseri umani avrebbero dovuto estinguersi secoli fa. Il dottor Pilcher ha giocato a fare Dio, creando uno squilibrio nel corso naturale degli eventi e portando a morte, dolore e distruzione.

Theo non condivide il suo operato ma si trova in mezzo a una popolazione di persone portate nel futuro contro la loro volontà e non può lasciare che tutti muoiano.

Si lotta contro il tempo (ecco perché nessuno fa domande sulla colluttazione che ha portato al ferimento di Jason). Si lotta contro la natura. Si lotta contro la storia.

Perché ormai il danno è stato fatto e non si può fingere di non vedere gli uomini, le donne e i bambini che vogliono sopravvivere. E perché, come dice Theo:

Non esiste un bene superiore. C’è solo il bene.

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