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Doctor Strange, la recensione: ecco la formula magica del Cinema

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Arriva nelle sale italiane Doctor Strange, il nuovo cinecomic targato Marvel Studios. Benedict Cumberbatch è il Signore delle Arti Mistiche dall'ego smisurato.

Benedict Cumberbatch è lo Stregone Supremo

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Egocentrico, "simpatico solo a chi lavora per lui", presuntuoso: Stephen Strange (a cui presta il volto Benedict Cumberbatch) è un neurochirurgo stimato e detestato in egual misura, dotato di un talento pari solo alla propria arroganza. Il fato gli riserverà un incubo come futuro. Prende il via da qui Doctor Strange, un viaggio iniziatico tra monasteri e dimensione astrale mascherato da cinecomic dal regista Scott Derrickson e dai Marvel Studios.

Strange è un uomo di scienza, convinto della realtà materiale di cui sono fatti l'uomo e la Terra. Dovrà mettere in discussione il proprio credo dinanzi agli insegnamenti dell'Antico (Tilda Swinton), guru incrociato sulla strada per Kathmandu che mostrerà all'ex neurochirurgo con gli arti menomati come "il pensiero sia in grado di plasmare la realtà", conducendo il protagonista nella dimensione trascendentale, per poi aggiornarlo sui pericoli imminenti che corre il pianeta e che rispondono ai nomi di Kaecilius (Mads Mikkelsen), ex allievo "passato al lato oscuro", e Dormammu, re incontrastato delle tenebre.

Doctor Strange naviga attraverso mari sconosciuti ai precedenti Marvel movies: lo fa coniugando simbolismo e sci-fi (sempre a misura d'uomo), rituali magici e dimensione terrena. Il regista Scott Derrickson si lascia influenzare - così come aveva fatto Nolan in Inception - dai virtuosismi illogici dell'incisore olandese Maurits Cornelis Escher, che con opere come Relativity riuscì a sconquassare geometrie spaziali giocando su percezione e relatività.

Strange Days

Nello stand-alone sullo Stregone Supremo impersonato da Cumberbatch assistiamo a capovolgimenti di metropoli intere, ad avvitamenti di scale e corridoi, a distorsioni dimensionali che non hanno nulla da invidiare ai viaggi attraverso i wormhole di Interstellar. "Wow" direbbe il Neo di Matrix. Già, perché Doctor Strange - che farà capolino in Avengers: Infinity War - concilia spirito e materia, action e psico dramma, attraverso un caleidoscopio di colori ed effetti speciali davvero ben riusciti (e che non sollecitano mai fino allo sfinimento l'occhio dello spettatore).

HDMarvel
L'Antico mostra a Strange la dimensione spirituale

Attraverso le gesta del medico divenuto "missionario", dell'apprendista divenuto in seguito Stregone Supremo, viene svelato il lato più mistico del genere supereroistico, declinato sempre attraverso i leitmotiv Marvel: ironia, azione, atmosfera bonaria. Il tutto condito da un ritmo forsennato (forse leggermente troppo) che imprime un'accelerazione improvvisa al training del dottore e all'acquisizione di alcune particolari abilità.

Attorno a Strange ruota un manipolo di personaggi sacrificati da un doppiaggio non proprio irresistibile: tra il Karl Mordo di Chiwetel Ejiofor e il dissennato Kaecilius di Mads Mikkelsen, a spiccare è l'Antico di Tilda Swinton. Entità (quasi) ultraterrena di derivazione celtica, è un personaggio ambiguo che poggia sui silenzi (mai banali) e sulle battute dell'attrice britannica, in grado di affascinare ogni qual volta irrompe sullo schermo.

Se è vero, come afferma l'Antico nel film "che non si sottomette un fiume con la forza, ma ci si abbandona alla corrente", il pubblico deve lasciarsi trasportare dalla forza evocativa e da una certa epica di Doctor Strange, pellicola (dal potenziale enorme, non sfruttato appieno in ogni passaggio) in grado di ammaliare visivamente anche lo spettatore più scettico. I twist narrativi rientrano nella "normale amministrazione" del genere, a differenza di un certo gusto per la citazione che non risparmia Ricomincio da capo con Bill Murray (vedere per credere la sequenza finale in cui Strange sfida Dormammu), Ghost e i film di kung-fu orientali, per arrendersi infine al surrealismo di Dalì che contagiò in passato anche Hitchcock (Io ti salverò). Tra incantesimi, rewind temporali, sale operatorie ed esoterismo, si compone la formula magica del Cinema.

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