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18 mesi di prigione per l'hacker che rubò le foto delle celebrità nude

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18 mesi da scontare in una prigione federale. A 2 anni dal "Celebgate", è arrivata la condanna per l'hacker che ha rubato migliaia di foto private delle star.

Kate Upton, Jennifer Lawrence e Gabrielle Union sul red carpet

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Due anni dopo, cala il sipario sul "Celebgate", ovvero lo scandalo del furto e della diffusione di migliaia di foto private (molte di nudo) di donne famose del mondo della moda e dello spettacolo.

Come riporta The Hollywood Reporter, Ryan Collins è stato riconosciuto colpevole di aver rubato le immagini delle star e mercoledì 26 ottobre è stato condannato a scontare 18 mesi di carcere in una prigione federale dal giudice distrettuale William W. Caldwell. La notizia è stata data ai media dal procuratore Bruce D. Brandler. 

La sentenza è arrivata dopo che a marzo l'hacker era stato formalmente incriminato per pirateria informatica e aveva accettato di patteggiare, evitando una pena molto più pesante (5 anni). A "salvare" l'uomo da una punizione peggiore è stato anche il fatto che gli investigatori non hanno trovato prove che dimostrino che, oltre ad aver sottratto le foto, le abbia rese pubbliche. 

Jennifer Lawrence da Jimmy FallonHDGetty Images
Jennifer Lawrence al The Tonight Show di Jimmy Fallon

Nel "Celebgate" sono finite più di 600 donne famose, tra le quali Jennifer Lawrence, Gabrielle Union e la modella Kate Upton.

Subito dopo la diffusione delle immagini, la protagonista di Hunger Games (che tornerà in sala nel 2017 a fianco di Chris Pratt nell'atteso film di fantascienza Passengers) ha commentato la vicenda in un'intervista a Vanity Fair, definendo senza mezzi termini l'accaduto non "solo" uno scandalo, ma un vero e proprio "crimine sessuale":

È violenza sessuale. È una cosa disgustosa. La legge deve essere cambiata e noi abbiamo bisogno di cambiare. Lo dico perché i siti [che hanno pubblicato le foto, n.d.r.] sono responsabili. Una persona non può essere violata e sfruttata sessualmente e il primo pensiero che attraversa la mente di qualcuno è come trarre profitto dalla situazione. È una cosa che non capisco. Non riesco proprio a immaginare come si possa essere così disumani. Né tanto sconsiderati, superficiali e vuoti dentro.

Una posizione condivisa anche da Gabrielle, che ha fatto della lotta contro la violenza sulle donne una ragione di vita, dopo che nel 1992 è stata aggredita e stuprata nel negozio di scarpe in cui lavorava all'epoca. La star di FlashForward ha affidato la sua riflessione a un articolo per Cosmpolitan:

Non mi piace la percezione pubblica di questo scandalo, ovvero che eravamo solo un branco di celebrità narcisiste e sessualmente deviate, che hanno avuto quello che si meritavano per essere state tanto stupide. Nessuno merita di veder trafugare i propri momenti privati, che si tratti di una foto, di una nota o di una mail. Ciascuno ha parti intime della propria vita, che non vuole che siano viste dagli altri.

L'attrice e modella Gabrielle UnionHDGetty Images
L'attrice e modella Gabrielle Union sul red carpet dell'evento Almost Christmas

Ma come ha fatto Ryan Collins a entrare in possesso dei segreti di tante celebrità?

Come riporta ancora The Hollywood Reporter, le indagini federali hanno appurato che, da settembre 2012 a novembre 2014, l'uomo è riuscito ad accedere a oltre 50 account iCloud e 70 Gmail ("la maggior parte dei quali appartenenti a donne"), tramite la procedura chiamata "phishing".

In pratica, l'hacker ha inviato delle mail alle sue vittime fingendosi Apple e Google e nel momento in cui queste hanno risposto, è entrato nei loro sistemi e ha rubato tutto quello che c'era.

Per questo, dopo avere censurato il comportamento di Collins ("ha lasciato molti a lottare con un grande stress emotivo e sentimenti di imbarazzo e di insicurezza"), il vicedirettore responsabile dell'Ufficio dell'FBI di Los Angeles, David Bowdich, ha dichiarato:

Continuiamo a vedere celebrità e persone di ogni estrazione sociale subire le conseguenze del crimine [di pirateria informatica, n.d.r.] e incoraggiamo con forza chi utilizza dispositivi connessi a Internet a rendere più sicure le proprie password e a diffidare delle mail che richiedono informazioni personali.

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