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The Exorcist: Recensione episodio pilota. Le origini del male

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L'episodio pilota è il biglietto da visita di una serie. E quello di The Exorcist non lascia spazio ai dubbi: tutto si gioca sul contrasto... Fra Bene e Male.

The Exorcist: Recensione pilot

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L’episodio pilota di una serie ha un compito fondamentale: presentare al pubblico personaggi, ambientazione e tematiche principali della storia a cui sta per assistere.

Le origini del male, il pilot di The Exorcist, è da manuale: si gioca tutto sull’accostamento e sul contrasto fra due personaggi, Padre Marcus e Padre Tomas, e due modi di vivere.

Padre Marcus - uno straordinario Ben Daniels - gira il mondo mettendosi al servizio di chi ha bisogno di un esorcismo, rischiando la vita e accettando l'eventualità di perdere la battaglia contro i demoni.

Come succede con il piccolo Gabriel, nella sequenza più straziante di questo primo episodio.

The Exorcist: Gabriel nell'episodio pilota

Padre Tomas, invece, vive una vita fatta di piccole incombenze quotidiane, dalla parrocchiana fissata con i gatti agli incontri con la sorella e il nipote, fino al “palcoscenico” domenicale dell’omelia.

Tutto, nel biglietto da visita di The Exorcist, è costruito sulla contrapposizione.

Mexico City, con le sue baracche ammassate e le sue strade anguste e sporche, contro le larghe e desolate strade della periferia di Chicago.

Marcus, tormentato e visibilmente segnato dalle sue esperienze, contro il viso pulito e senza rughe di Tomas.

Il rassicurante ambiente della chiesa contro le stanze piccole e buie in cui i demoni si annidano.

Regia e fotografia sono studiate accuratamente per sottolineare la dicotomia: colori cupi e caldi per le vicende di Padre Marcus, freddi e luminosi per Padre Tomas; inquadrature di primi e primissimi piani per il primo, campi medi e lunghi per il secondo; movimenti di macchina sporchi per Marcus e regia classica per Tomas. E via dicendo.

Mescolando, poi, il tutto quando Tomas irrompe sulla scena di Marcus, non visto e non udito, partecipe dell’incubo premonitorio che sta per sconvolgere la sua vita e la sua fede.

La fede, appunto, è al centro del racconto. Lo si intuisce subito dallo scetticismo di Tomas (i demoni sono il mezzo che la chiesa usa per spiegare le malattie mentali) e l’impegno di Marcus (disposto a perdere la vita nel tentativo di esorcizzare il maligno, che ha già visto molte volte da vicino).

Nel mezzo di questo contrasto che invoglia lo spettatore a conoscere meglio i veri protagonisti della vicenda, cioè i due preti, c’è la famiglia Rance.

Una famiglia che va in chiesa, che è ben inserita nella comunità, che apparentemente ha una vita perfetta… Presto smascherata come dolorosa e complicata.

Il padre Henry ha qualcosa che non va: dopo la malattia che l’ha colpito sembra perdere la memoria, ma anche il contatto con la realtà. E mostra inquietanti capacità di preveggenza.

The Exorcist: Padre Tomas e Angela nell'episodio pilota

La madre Angela è la roccia della famiglia: sicura di sé, sempre in ordine, si prende cura di tutto e di tutti. Non a caso è lei a notare gli strani fenomeni che coinvolgono la sua casa e la sua figlia maggiore, Kat, alla quale gli autori contrappongono (per colori, atteggiamento e look) la più piccola, Casey.

Il contrasto fra le due sorelle, insieme alle stranezze di Henry, è studiato per trarre in inganno il pubblico: chi è il vero posseduto in casa Rance?

Lo scopriremo nei prossimi episodi, mentre apprezziamo le scelte di questo episodio introduttivo: gli autori avrebbero potuto protrarre per due o tre episodi i fenomeni strani, i rumori e le voci, mentre hanno scelto di concentrare tutto nel pilot per lasciare spazio al vero protagonista della serie: l’eterna lotta fra il Bene e il Male.

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