FoxLife

Sing Street, la recensione: tornano gli anni '80, con un tocco irish

di -

John Carney romanza la sua adolescenza nella Dublino degli anni '80 in Sing Street, un racconto di famiglie in bilico, adolescenti alla riscossa e tanta musica pop.

La locandina di Sing Street

21 condivisioni 0 commenti 0 stelle

Share

Il regista John Carney è il wannabe Cameron Crowe, quello con la stessa quantità di musica che scorre nelle vene e nelle sue pellicole (vedi Tutto Può cambiare e la contesa successiva con Keira Knightley) ma a cui forse, fino ad oggi, sono mancate le possibile finanziarie e produttive del collega californiano e la stessa capacità di parlare di piccole nicchie con film di ampio respiro. Con Sing Street però questo scompenso comincia a ridursi perché, seppur con qualche difetto e scivolone, la portata della storia raccontata e il ritmo finale sembrano essere quelli giusti. 

D'altronde stavolta John Carney non fa il passo più lungo della gamba e non parla di realtà affascinanti ma che si intuisce chiaramente non appartenergli. Non siamo più nelle metropoli americane, bensì nella Dublino sull'orlo del lastrico degli anni '80, la stessa da cui partivano migliaia di ragazzi in cerca di sogni e di lavoro nel luccicante e ricco Regno Unito dei Duran Duran. La stessa dove è cresciuto John Carney, che come il suo protagonista Conor ha vissuto sulla sua pelle la quasi totale scomparsa della classe benestante irlandese e il passaggio da una scuola prestigiosa a una malfamata e repressiva. 

Arriva al cinema Sing StreetHDBIM
Conor e i Sing Street

Dopo aver scritto la sceneggiatura e le canzoni originali della colonna sonora con l'aiuto di Gary Clark, Carney affonda a piene mani in quella beata ma anche disperata sfrontatezza dei giovani ribelli irlandesi, quella diventata iconica grazie a Billy Elliott. Anche qui c'è la povertà, anche qui non manca la crisi, anche se sembra più virata verso il fronte morale: la famiglia di Conor non ha soldi e lui deve cambiare scuola, ma la pietra dello scandalo è l'imminente, inevitabile divorzio che aleggia nell'aria di casa e che influenza la vita dei 3 figli: il fratello maggiore che incarna alla perfezione come l'Irlanda del tempo potesse soffocare ogni sogno giovanile, la sorella che ha deciso di abbandonare i suoi desideri in nome di una pragmatica coerenza e Conor che, per amore di una ragazza bellissima e ribelle, mette su dal nulla una band, i Sing Street. 

Raphina (Lucy Boynton) è l'epitome della musa e della ragazza attratta dai bad boys sbagliati, declinata in salsa anni '80, così come il resto del film e le innumerevoli influenze musicali che i Sing Street un po' scimmiottano e un po' rielaborano, alla ricerca di una loro identità personale. La forza di Sing Street sta quindi nei suoi personaggi, che ruotano attorno al protagonista e alter ego del regista: la ragazza da conquistare, il fratello maggiore saggio ma corroso dai rimpianti, l’amico esperto di musica e amante del conigli, i membri di una band che da scusa per rimorchiare diventa il carburante principale dei sogni di Conor.

Tornano gli anni '80 con Sing StreetBIM
Raphina in Sing Street

Certo non tutto è perfetto e, se è vero che il film parte con la verve e il ritmo incalzante di quel piccolo gioiello di Pride di Matthew Marcus (lo stesso disagio giovanile, gli stessi anni, ma dall’altra parte dello stretto), purtroppo non conclude altrettanto bene. Qualche lungaggine e sbavatura di troppo nella chiusura (che perde il ritmo incalzante e lo stile asciutto che vengono impiegati in precedenza) non pregiudicano poi troppo il risultato finale: Sing Street è un film condotto a rotta di collo dai suoi adolescenti al comando, una banda di ragazzi strambi, ironici e ribelli, ma anche sensibili e talvolta disperati.

Carney forse non mette a frutto davvero il potenziale di una storia in cui ha chiaramente ipotecato molto del proprio vissuto personale, ma sicuramente compie un importante passo avanti per la propria carriera. Anche il cast dei protagonisti, formato da assoluti sconosciuti (o quasi) provinati per le città di mezza Irlanda, è affiatato e convincente. Rispetto ad altri film anglosassoni si sente comunque la mancanza di giovani talenti attoriali di razza, perché il film si fa forza con il realismo dei volti più che con il carattere delle performance. Insomma, vale la metafora dei Duran Duran: la loro forza sta nella freschezza e nella novità, in attesa di scoprire se qualcuno dei volti che qui hanno esordito diventerà quello di un famoso interprete di domani.

Sing Street sarà nelle sale italiane a partire dal 10 novembre 2016.

Share

Vota

Commenta

Con il tuo consenso, questo sito internet utilizza cookies di terze parti per migliorare la tua esperienza. Puoi conoscere di più sul nostro utilizzo dei cookies e su come modificare le impostazioni nella nostra Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all'utilizzo dei cookies.