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Shonda Rhimes sull'importanza della diversità in TV nell'era Trump

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Durante la premiazione degli Emmy Awards, l'autrice americana Shonda Rhimes non si nasconde e critica la politica del neo presidente Trump. "La mia penna ha potere"

L'autrice americana Shonda Rhimes

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La politica e l'arte sono sempre andate di pari passo. Il contesto storico e sociale è stato da sempre una vera e propria fonte di ispirazione per gli autori, tanto da spingerli a immaginare e inventare storie e soluzioni sempre differenti per esprimere, direttamente o no, il loro punto di vista. Scrittori come Jack London, per citare un esempio noto, hanno dato voce a quelle comunità che non potevano partecipare al dibattito sociale, escluse per motivi economici o di razza.

Oggi come ieri, questa volontà è ancora centrale per molti artisti: dai fotografi che immortalano particolari momenti storici, ai fumettisti che descrivono con le loro vignette la situazione della Corea del Nord, a registi che indagano le relazione tra Stato e cittadini in Russia o in Turchia, in molti si interrogano sulle condizioni di vita che alcuni governi offrono ai loro popoli.

Shonda Rhimes contro Trump: "La mia penna ha potere"

Gli Stati Uniti sono sempre stati al centro di questa grande opera di denuncia: come dimenticare i documentari di Michael Moore, in cui criticava aspramente l'allora Presidente George Bush? Ora, con l'elezione di Donald Trump, sembra che una nuova ondata reazionaria stia per invadere gli USA e sono già in molti gli artisti che hanno dichiaratamente espresso il loro diniego.

Anche Shonda Rhimes, la famosa autrice di Grey's Anatomy, Scandal e Le regole del delitto perfetto, non ha perso occasione per sottolineare l'importanza di una televisione eterogenea, libera, all'insegna della diversità.

La televisione è la più potente fonte di comunicazione al mondo: noi autori sediamo con voi nella vostra casa, molti spettatori passano più tempo con alcuni dei miei personaggi che con i loro familiari. Questo provoca una grande responsabilità, da prendere con serietà. Le parole hanno potere. La TV ha potere. La mia penna ha potere.

Con questo intervento agli International Emmy Awards di lunedì scorso, Shonda Rhimes ha espresso la sua preoccupazione per una politica tesa alla conservazione culturale ancor prima di quella economica. L'autrice ha ammesso che in precedenza aveva minimizzato un aspetto cruciale delle sue storie: sono tutte state scritte precisamente per includere le comunità meno rappresentate sullo schermo.

Non ho pensato spesso a questo aspetto, perché non ne ho avuto bisogno. Le persone mi hanno chiesto di parlare di diversità e io li ho castigati. Mi hanno chiesto di discutere dell'eredità e io li ho ignorati. Poi mi hanno spiegato l'influenza che avevo su di loro e ho cambiato soggetto.

Shonda Rhimes non vuole nascondersi e parla esplicitamente della sua posizione privilegiata:

Io ho avuto il lusso di vivere in un America libera e giusta dove ho dormito pacificamente protetta dagli ideali dell'uguaglianza e della costruzione di una comunità perfetta. Gli ideali ci sono ancora: la questione è se attualmente ne siamo all'altezza.

L'elezione di Donald Trump non l'ha lasciata indifferente: Shonda continuerà a lavorare sugli stessi personaggi ma con maggiore consapevolezza.

In questo momento molte persone sono spaventate, nervose e preoccupate: le persone di colore, ogni donna che da importanza al suo corpo e alle sue scelte, la comunità LGBTQ, gli immigrati, i musulmani, i disabili. Hanno paura che la loro voce non venga ascoltata, credono che verranno obbligati al silenzio. Ma la mia penna ha potere. Io mi occuperò di loro.

Shonda Rhimes si era espressa a favore di Hilary Clinton

La premiazione degli Emmy Awards si è tenuta al New York Hilton Midtown, dove curiosamente si è tenuta anche la celebrazione della vittoria di Trump. La sceneggiatrice ha espresso dichiaratamente le sue opinioni, senza comunque nominare mai direttamente il neo presidente eletto. Non è stato dello stesso avviso Alan Cumming, che durante il suo monologo non si è fatto scrupoli ad attaccarlo in prima persona.

Trump rende la Brexit qualcosa di benigno. Come un tumore, che non ha ancora creato le metastasi.

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