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American Horror Story: Roanoke. Episodio 6: la svolta

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Cambiare direzione a metà percorso? Una cosa che solo le grandi serie e i grandi film possono permettersi. E American Horror Story può. Grazie a idee geniali.

American Horror Story: Roanoke. Episodio 6

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23 milioni di telespettatori per il finale. Tanti da superare perfino The Walking Dead.

“My Roanoke Nightmare”, il programma che ricostruiva la storia dei Miller e della loro casa maledetta, si è concluso col botto.

Gli agganci al mondo reale (vedi i dati d’ascolto paragonati alla serie di Robert Kirkman) arrivano subito, in modo che il telespettatore passi in fretta “dall’altra parte”, ovvero dietro le quinte.

Ryan Murphy e Brad Falchuk in questo sesto episodio di American Horror Story: Roanoke hanno fatto qualcosa che in pochi hanno potuto permettersi.

Hanno cambiato direzione alla narrazione a metà stagione. E l’hanno fatto alla grande.

Una scena da "Ritorno a Roanoke"

L’introduzione del personaggio di Sid (Cheyenne Jackson, già visto in Hotel) ha il duplice scopo di mettere in collegamento il pubblico con i “trucchi” della narrazione a cui abbiamo assistito finora e di evidenziare la malizia della TV, la spietata legge dell’audience, il “mostro” più spaventoso di tutti: un uomo che insegue il profitto e il successo a tutti i costi.

A costo di fare promesse che non avrebbe mai mantenuto.

A costo di liquidare la bizzarra autodecapitazione di un uomo come un incidente di poco conto.

A costo di trasformare tutto, inclusa la propria realtà, in una finzione attraverso il filtro di una telecamera.

Sidney James è il simbolo di tutto ciò che non va nella TV di oggi, nei programmi di (finta) informazione che speculano sul dolore e sulle disgrazie altrui, nella morbosa tendenza - ormai esasperata - a scavare nei dettagli macabri pur di conquistare uno spettatore in più.

Cheyenne Jackson è Sidney James

Il messaggio di Murphy e compagni di lavoro è chiaro: i programmi di successo sono quelli che sfruttano il meccanismo dell’incidente stradale.

Tutti, anche chi viaggia in direzione opposta, rallentano o si fermano per dare una sbirciatina quando si verifica un incidente.

Un incidente, per gli spettatori, ha come conseguenza solo code e rallentamenti, ma per le persone coinvolte c’è in gioco molto di più.

Allo stesso modo, “Ritorno a Roanoke: tre giorni all’inferno” avrà degli effetti devastanti sulle persone realmente coinvolte.

Tutti i partecipanti moriranno, tranne uno.

E i restanti episodi di questa stagione di American Horror Story ci mostreranno chi sarà l’eletto e in che modo, dopo la Macellaia, sarà la TV a uccidere le persone.

La scritta che annuncia la morte dei protagonisti di Ritorno a Roanoke

In un episodio ricco di idee geniali - dal disturbo schizofrenico di Agnes, l’interprete della Macellaia che minaccia la gente e perseguita il cast, alla svolta alla “Blair Witch Project”, con il ritrovamento del materiale girato dai defunti - la TV è la sola, indiscussa protagonista.

In una versione adulta, contemporanea e autoriale di Assassini nati, American Horror Story: Roanoke denuncia i meccanismi produttivi che fanno del male (letteralmente) ai protagonisti e che deviano il pubblico.

Il flirt fra Shelby e l’attore che interpretava Matt, Dominic Banks (Cuba Gooding Jr.), così come il colpo di fulmine fra Audrey (Shelby nella ricostruzione) e Rory (Edward Mott), senza contare il duro confronto fra Lee e la sua interprete (Angela Bassett), contribuiscono ad aggiungere verosimiglianza al tutto.

Metti insieme un cast di attori e le persone reali a cui hanno dato vita e otterrai il caos.

Kathy Bates nei panni di Agnes... Nei panni della Macellaia

Sid lo sa bene, per questo orchestra “Ritorno a Roanoke”.

Ma gioca col fuoco, e tutti finiscono per bruciarsi. Mentre le riprese con camera a mano e quelle “professionali” distinguono ai nostri occhi la (illusione di) realtà dal programma, gli smartphone e l’invito a riprendere tutto ci traghetta nell’epoca dei social network.

Quella in cui, più che soffrire per la morte di qualcuno, il pubblico finisce per interessarsi ai particolari di quella morte.

Cosa c’è di più spaventoso?

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