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Sully, la recensione: Tom Hanks è l'eroe dei cieli

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Arriva al cinema Sully, biopic diretto da Clint Eastwood che ricostruisce l'incidente del Volo US Airways 1549. Tom Hanks è il comandante Chesley Sullenberger.

Tom Hanks in una scena di Sully

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Gesti abitudinari e operazioni di routine in un giorno che normale non sarà affatto. Li compie il comandante Chesley "Sully" Sullenberger - lo interpreta Tom Hanks - prima di posizionarsi ai comandi dell'Airbus A320 che opera il Volo US Airways 1549 in partenza dall'aeroporto di La Guardia, New York.

Subito dopo il decollo l'aereo di linea impatta contro uno stormo di uccelli; il bird strike manda in tilt entrambi i motori del jet che, senza più spinta inizia a perdere quota. Sullenberger, nel giro di pochi secondi, decide per l'ammaraggio sul fiume Hudson. Si rivelerà una scelta azzeccata, dal momento che l'abile manovra salverà la vita ai 150 passeggeri e ai 5 membri dell'equipaggio. Da una storia vera di coraggio e freddezza Clint Eastwood ne ha tratto un biopic di stampo classico: Sully.

Dopo American Sniper, Eastwood si confronta nuovamente col concetto di eroismo, qui scevro da contorni politici. La vicenda straordinaria dell'everyman Sullenberger, "colui che lassù non aveva tempo e che ora verrà ricordato nel tempo", offre l'occasione al regista di Gran Torino per una riflessione asciutta e lucida sull'etica professionale e morale, in un biopic irrorato sì dalle acque gelide dell'Hudson, ma soprattutto dall'integrità di un veterano dell'aviazione che deve vedersela con lo proiezione eroica di sé stesso offerta dai media e con lo scetticismo dell'NTSB (National Transportation Safety Board), l'ente governativo chiamato ad indagare sull'incidente.

Sully è un film dall'impostazione classica e da un rigore estetico impeccabile, le cui analessi altro non sono che flashback che hanno luogo nella testa del protagonista. La fabula, a più riprese, viene riavvolta (da antologia le diverse angolazioni dell'ammaraggio che offre il regista) fino ai 208 secondi in cui si consuma l'incidente aereo, in seguito ribattezzato come "il miracolo dell'Hudson".

HDWarner Bros.
Tom Hanks è il comandante Sullenberger nel film di Clint Eastwood

Tom Hanks, dopo essere scampato ad un disastro aereo in Cast Away, valorizza con una disarmante semplicità la figura di un uomo ordinario gettato in un contesto straordinario. Non indossa mantelli o armature, ma può davvero considerarsi un eroe, al pari dei beniamini dei cinecomic. Turbato da una possibile distorsione dei ricordi dovuta allo shock dettato dalla situazione, egli mostra ogni possibile sfaccettatura di un uomo a disagio con la notorietà, che desidera solo un ritorno alla normalità.

Dietro la strenua difesa della onorabilità professionale di un pilota di linea, messa in discussione da un'inchiesta, si cela la poetica di Clint Eastwood, disinteressato alla banale retorica a suon di patriottismo ed eroismo in favore di un contesto narrativo che plana - proprio come l'Airbus - sull'America, per natura abituata a colpevolizzare o idolatrare (a seconda dei casi) persone comuni calate in situazioni che eccedono l'ordinarietà.

Il regista di Invictus porta il cinema in alta quota attraverso Sully, film di scelte, tempismo e "normale" eroismo. Eastwood non si rifugia in un'asettica ricostruzione ma parla al cuore, valorizzando il fattore umano dinanzi alla commissione dell'NTSB, la cui miopia etica, esaltata da simulatori e freddi calcoli, non tiene conto della "variabile Sullenberger", colui che ha calcolato a vista la possibilità di gettare all'aria (o sul fiume, fa lo stesso) 42 anni di carriera in soli 208 secondi. L'uomo, in Sully così come nella vita, non potrà mai essere equiparato ad una macchina. Per fortuna.

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