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Captain Fantastic, la recensione: quando gli ideali si scontrano con la realtà

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Matt Ross attraverso Captain Fantastic mostra come il concetto di libertà, crescita e soprattutto gli ideali siano diversi e rappresentino una proprietà individuale.

I protagonisti di Captain Fantastic

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Spesso si vorrebbe staccare la spina, rompere con la routine del quotidiano e soprattutto con quei compromessi a cui la società ci costringe.

Come sarebbe una vita senza scuola, senza shopping e senza tutti quegli elementi che ci rendono parte del mondo civilizzato? E se invece del Natale si festeggiasse il Noam Chomsky Day? Quante volte abbiamo pensato almeno una volta di mollare tutto e andare vivere nei boschi, ritrovare noi stessi o semplicemente di riappropriarci del nostro tempo, seguendo esclusivamente i ritmi della natura? 

Matt Ross mostra proprio questo e lo fa cercando di svelare i pro ed i contro attraverso una scelta di vita estrema. L'essere umano è una creatura composta di contraddizioni. 

Nella vita di un essere umano tutto è importante, si ha bisogno anche di quelle sfumature grigie, le contraddizioni appunto, perché appartengono alla vita. È attraverso le sfide e le sue incoerenze che si riesce a crescere, a migliorarsi e ad esistere nel mondo nel miglior modo possibile.

Vivere in una campana di vetro, seguendo un determinato stile di vita estremizzato, non porta ad una vita reale.

Captain Fantastic mostra in che modo l'estremizzazione di un pensiero o di un ideale non possano essere concetti universalmente validi per tutti, anche in un microcosmo perfetto e strutturato in modo impeccabile.

La pellicola va oltre il senso dell'educazione e del dilemma genitoriale su come si possa crescere nel modo migliore un figlio. Ciò viene messo in luce da una prospettiva diversa, attraverso un mondo costruito ad hoc, un mondo perfetto e ideale. Ma purtroppo la perfezione non esiste neanche se la si progetta a tavolino.

Non esiste un mondo perfetto e soprattutto non si possono creare campane di vetro perché pur apparendo infrangibili crollerebbero davanti alla prima difficoltà, sgretolandosi appena qualcosa vada oltre quel senso di giusto soggettivo e fallace.

Non esiste alcun tipo di assolutismo, non c'è pensiero che non abbia il suo opposto o una sua intrinseca variabilità e soprattutto non esiste una sola individualità. Scappare da ciò che si considera il male assoluto non fa altro che creare altre forme di male, camuffate e travestite da bene apparente.

Si può orientare un figlio, educandolo e indirizzandolo verso quella strada che si reputa possa essere la migliore ma bisogna sapere che nel momento in cui si mostra un cammino, questo non dovrà rappresentare l'unica alternativa. 

Ecco un assaggio del trailer per avere un'idea della pellicola.

I 120 minuti di Captain Fantastic non risultano essere troppi o pesanti, lo spettatore non soffre di cali di attenzione perché le scene si alternano tra il drammatico, il comico e la familiarità quotidiana.

La pellicola parte da una famiglia sui generis, non convenzionale, umanista ed esistenzialista, mostrando allo spettatore la bellezza della diversità umana. Ma poi va oltre, presentando dei bambini "selvaggi" che vivono lontani da una società consumistica e riprovevole. Non viene tralasciato neanche il periodo dell'adolescenza, in cui si fa forte il desiderio di confrontarsi con le altre realtà e con i propri coetanei.

L'insegnamento che vuole darci Matt Ross è che la vita non è fatta di test per poter sopravvivere ma è solo vivendo nella ricettività e nell'energia altrui che si può diventare migliori, fortificarsi e non sentirsi fragili.

Viggo Mortensen suona la chitarra e Annalise Basso legge un libro

La trama

Attenzione! Possibili spoiler!

Ben (Viggo Mortensen) ha 6 figli e con la moglie Leslie hanno deciso di abbandonare la vita della città per vivere nei boschi in libertà e senza costrizioni sociali. Il loro modus vivendi sembra hippy ma è molto più rigido e scandito.

Le giornate si dividono tra allenamenti fisici, escursioni tra la natura e costanti letture, studi approfonditi che servono ad avere una conoscenza intellettuale non standardizzata.

La famiglia vive di caccia, di agricoltura e di sussistenza. Nella loro vita non c'è bisogno di denaro o di beni superflui. Le serate non terminano davanti un divano a guardare la TV ma si canta insieme, si balla intorno ad un fuoco e ci si racconta. E se il tempo lo permette, si dorme fuori guardando le stelle.

Anche i loro i nomi sono unici perché non convenzionali ma frutto della fantasia di Ben e Leslie. Non ci sono feste comandate o religiose: invece del Natale si festeggia il Chomsky Day.

Si tratta di una ricorrenza dedicata al pensatore e filosofo contemporaneo Noam Chomsky, noto linguista nonché anarchico statunitense.

Gli attori di Captain Fantastic in una scena familiare

Attenzione! Possibili spoiler!

La loro è una specie di comune a gestione familiare. Il clima che si respira è sereno, i bambini crescono bene, sono sani e soprattutto non contaminati dal consumismo. Ma ciò che rappresenta la perfezione e il benessere per Ben non vale per tutti. Bo, il figlio più grande cova delle aspirazioni e soprattutto vuole conoscere il mondo, i propri coetanei ma soprattutto vuole frequentare il College. Insieme alla madre e di nascosto da Ben ha inviato varie domande di ammissione. Il risultato ottenuto è sorprendente perché Bo è stato accettato in tutti gli istituti più prestigiosi, si tratterebbe solo di scegliere.

Ma come la prenderebbe Ben? Questo problema non ha il tempo di materializzarsi subito perché Leslie, ormai ricoverata da mesi in ospedale per problemi di salute e di mente, si suicida.

L'evento stravolge la vita familiare di tutti: ci sono bambini molto piccoli che devono far fronte a questa perdita e a questo vuoto incolmabile. Ben, seppure stravolto, si nasconde dietro un freddo e distaccato stoicismo. Ma c'è da fare i conti con quella vita da lui ripudiata e c'è un altro problema da risolvere: i funerali della moglie.

Ben leggendo le ultime volontà di Leslie scopre che lei era buddista, che desiderava essere cremata e non tumulata e che le sue ceneri fossero lasciate nello scarico di un bagno pubblico. Come dirlo ai suoceri?

I genitori di Leslie e soprattutto il padre considera Ben la causa della morte di sua figlia: reputa che sia solo per colpa sua se Leslie ha deciso di abbracciare questo modo assurdo e barbaro di vivere. Leslie proviene da una famiglia borghese e benestante ma soprattutto cattolica: tutto ciò da cui è fuggito Ben. 

I figli vogliono salutare per l'ultima volta la mamma e presenziare ai suoi funerali ma soprattutto vogliono che vengano rispettate le sue ultime volontà. Durante questa gita nella società accadranno diversi episodi che faranno cambiare idea a Ben e che manderanno in frantumi tutto il suo mondo.

Si renderà conto che i suoi figli hanno desideri diversi dai suoi e che questi non possono essere ignorati. Bo, Kielyr, Vespyr, Rellian, Zaja e Nai hanno bisogno di conoscere il mondo per poter scegliere ciascuno la propria strada o quanto meno avere la possibilità di provarci.

Primo piano di Viggo Mortensen

Captain Fantastic apre la mente dello spettatore, conducendolo attraverso una realtà diversa. La pellicola parte da un mondo impossibile, capovolgendo il concetto di normalità, insegnando che la vita ha diversi strumenti conoscitivi.

Non esiste una verità assoluta, ciascun essere umano è dotato della propria intelligenza e della voglia di scoprire a proprio modo il mondo e che un genitore deve imparare ad accettare questa realtà, rispettandola.

Captain Fantastic uscirà nelle sale italiane il prossimo 7 dicembre. La pellicola è distribuita da Good Films.

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