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Le regole del delitto perfetto: Recensione episodio 3x03. Punta sempre sul nero

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Umanità. Ecco cosa ci tiene incollati allo schermo quando ci sono i protagonisti de Le regole del delitto perfetto: la loro irresistibile, imperfetta umanità.

Le regole del delitto perfetto: Recensione episodio 3x03

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Mantenga un profilo basso.

Sarà difficile, col mio nuovo cliente…

Il dialogo fra Annalise Keating e il rettore dell’università introduce uno dei clienti più scomodi mai visti in un legal drama.

Toby Solomon, noto come “il maniaco delle squillo”, sembra essere indifendibile.

Eppure, Annalise trova il modo di difenderlo.

Le regole del delitto perfetto: Bonnie e Michaela con Toby Solomon

Michaela, offrendosi come primo difensore al suo fianco, non aveva idea di cosa stava facendo. Dopo la prima udienza vorrebbe ricusarsi, ma Annalise glielo impedisce, esplicitando il tema di questo episodio: tutti hanno diritto alla migliore difesa possibile.

Anche se sono delle persone orrende, come l’imputato.

Ma se il tema è la difesa per tutti, il messaggio è un altro.

Cosa contribuisce a rendere Annalise così affascinante per il pubblico? La sua umanità.

Gettare i frullati e mangiare schifezze di nascosto: una persona vera, fa queste cose.

Annalise in aula

Tutti i personaggi, ne Le regole del delitto perfetto, sono incredibilmente, imperfettamente umani.

Laurel, col suo conflitto col padre. Michaela, con i suoi ripensamenti. Asher, con la sua (spesso inconsapevole) mancanza di tatto. Wes, col suo legame con Laurel. E via dicendo.

L’umanità non è solo il loro punto di forza, è anche una delle ruote motrici della serie.

Quando l’intera procura si mette contro di te, rifiutandosi di offrirti qualsiasi accordo, significa che la tua umanità si è spinta troppo oltre, fin nelle aule del tribunale.

Annalise è nota per essere “uno squalo” in aula. E lo è perché gioca con la legge, con le vite dei suoi clienti, perfino con quelle dei suoi studenti.

Annalise, se ci pensiamo bene, è un personaggio negativo. Ciononostante, tutti noi l’amiamo. Perché? Per via della sua umanità.

Laurel insieme al padre

Quando Toby confessa l’omicidio di una diciottenne scomparsa da tempo, Annalise non può giustificare le sue azioni.

Tutti siamo stati insultati

gli dice. L’umanità sta in quella reazione.

Sta nel puntare ventimila dollari, tutti sul nero. Sta nel prendersi una sbronza perché il tuo cliente ti ha confessato un omicidio e tu non puoi rivelarlo, per via del segreto professionale.

Sta nel rischiare di scatenare una rissa per gelosia, come succede a Connor.

Poche altre serie TV hanno tanti personaggi con una tale quantità di difetti, imperfezioni, errori alle spalle e davanti agli occhi, per il futuro.

Bonnie, Michaela e Annalise

Incastrare un uomo per un delitto commesso da un altro, col fine di dare risposte a una madre disperata da anni. Prendere a sberle un assassino - il tuo cliente, nello specifico - per fargli accettare l’accordo che lo manderà in galera per tre anni. Farsi prendere dallo sconforto dopo essere stati arrestati.

Continue, incessanti prove di umanità. Che ci tengono incollati allo schermo, episodio dopo episodio.

Mentre l’identità della vittima dell’incendio, visto che Bonnie è esclusa, per me può avere solo un nome: Wes. Per nessun altro, Bonnie esclusa, credo che Annalise avrebbe reagito con una tale disperazione.

Penso di aver risolto il mistero? Forse. E subito dopo, come per sfidarmi, ecco che gli autori fanno spuntare un’altra persona, sopravvissuta all’incendio. C’è un testimone…

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