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Le Stagioni di Louise, la recensione: animazione sì, ma per adulti

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Jean-François Laguionie combina i ricordi delle estati trascorse al mare in Normandia in un film toccante sulla solitudine e la vecchiaia: ecco la nostra recensione.

Le Stagioni di Louise

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Non è difficile immaginare che molti verranno tratti in inganno dalla locandina di Le Stagioni di Louise, con una canuta vecchietta che li persuaderà a portare i bimbi al cinema sotto le festività, magari alla ricerca di una sorta di nuovo Up della Pixar. Il consiglio è di orientarsi su Oceania o Sing, uscite d'animazione davvero pensate per il pubblico delle famiglie e dei più piccoli. Un'amara sorpresa attende i genitori che sceglieranno Louise, perché il cinema d'animazione di Jean-François Laguionie è quando di più lontano per tono, ritmo e contenuti ai lungometraggi dedicati ai più piccoli, essendo a tutti gli effetti la versione animata di un delicato film autoriale

L'animazione del film è un altro elemento di forte distacco da titoli di immediato richiamo, più noti e appetibili. Nelle tecniche tradizionali impiegate per animare l'immaginario villaggio costiero di Biligen e nella costante matericità della carta su cui l'anziana Louise e il cane Pepper prendono vita si nota immediatamente il file rouge che unisce questa produzione alla tradizionali lungometraggi animati francofoni, oltre che alla padronanza autoriale e personalissima con cui vengono gestiti i movimenti su carta e schermo dei protagonisti. 

La recensione del film animato Le Stagioni di LouiseHDIWonder
Le Stagioni di Louise è la scelta controcorrente tra le uscite della settimana

L'elemento davvero unico del film è però la sua storia in cui, a detta dello stesso di Jean-François Laguionie, risuonano i ricordi infantili di interminabili estati trascorse nei piccoli centri marittimi della Normandia, che puntualmente si svuotano a fine stagione. È proprio quello che succede a Biligen, con l'unica eccezione dell'anziana Louise: a causa di un guasto all'orologio, la vedova rimane sola nel paesino abbandonato, in attesa di un altro treno per vacanzieri, che arriverà solo all'inizio della prossima estate. 

Louise non si abbatte e, in attesa dei soccorsi che tardano ad arrivare, decide di abbandonare la sua casetta e di vivere e dormire sulla spiaggia, approfittando di un inverno incredibilmente mite. La solitudine presto s'intreccia a un costante memento mori, nonostante Louise sia in forze e molto reattiva, sia mentalmente sia fisicamente. Durante le sue lunghe passeggiate con Pepper, un cagnolino vagabondo capace di parlare (o almeno, così sembra nell'immaginazione dell'anziana), Louise ripercorrerà la propria vita alla ricerca di risposte sempre trascurate: perché da piccola la madre la lasciò alle cure della nonna durante l'estate? Cosa successe davvero durante i primi batticuori che visse proprio a Biligen, ancora adolescente? 

La recensione di Le Stagioni di LouiseHDIWonder
La locandina del film

Nella versione italiana, la protagonista è doppiata dall'attrice Piera Degli Espositi, che per verve e carisma è molto vicina alla caparbia e un po' altezzosa Louise. Purtroppo però l'equazione ottimo attore = ottimo doppiatore non dà sempre il risultato che ci si aspetterebbe e la parlata della nota e celebrata attrice teatrale italiana risulta poco ritmata e innaturale sulle animazioni del film. 

Certo Le Stagioni di Louise non manca di poesia ed emozione, ma come molte opere così radicate nel vissuto personale di chi le scrive, rischia di risuonare più nel cuore e nella mente dell'artista che le ha realizzate che in quelli del pubblico, che potrebbe uscire dalla sala anche un po' annoiato.

Le Stagioni di Louise sarà nelle sale italiane a partire dal 22 dicembre 2016

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