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Atlanta: Recensione episodi 1 e 2

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Gli stereotipi culturali sono il sale di Atlanta: raccontandoci la storia di due cugini che sognano una vita migliore, smonta gli stereotipi poco alla volta…

Atlanta: recensione primi due episodi

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Cliché: rapper di colore con pistola spara in un parcheggio, dopo una lite banale.

Cliché: l’amico del rapper è strafatto e vede cose che (forse) non esistono.

Atlanta ha debuttato su FOX, fresca dei suoi due Golden Globes, senza mezze misure.

Mi ha ricordato i primi film del grande Spike Lee, infarciti di stereotipi culturali su italiani, irlandesi e afroamericani costruiti con cura per essere poi smontati. Un pezzo alla volta.

Donald Glover, protagonista e creatore di Atlanta, fa la stessa cosa: in Atlanta, in realtà, di convenzionale non c’è proprio nulla.

La coppia formata da Earn e Vanessa, che inizialmente sembra far capo a una coppia di ragazzi senza troppi pensieri, non solo ci stupisce con la scoperta di una figlia. Mette anche subito in chiaro che no, non sono sposati. E no, Earn non vive con Vanessa. E sì, Vanessa quella sera ha un appuntamento: frequenta altri uomini.

La locandina di Atlanta

Non convenzionale. Complicato. Apparentemente insensato: il mondo di Earn Marks è proprio come la vita vera.

Poco alla volta, torniamo indietro per conoscere i protagonisti della sparatoria.

Earn è il cugino di Alfred, detto Al - in arte Paper Boi - rapper emergente di Atlanta.

Riuscendo a far trasmettere in radio la sua canzone più famosa, Earn spera di guadagnare la fiducia di Al per diventarne il manager.

Ma la vita non è mai facile. Soprattutto quando i tuoi genitori non ti vogliono più in casa, la tua ragazza esce con altri e accetta di tenerti con sé solo se paghi la tua quota d’affitto e tuo cugino è uno che porta guai.

I protagonisti di Atlanta

Fra dialoghi nonsense (vedi Darius e le riflessioni sui topi) e tanta sottile ironia, Atlanta pone le basi per raccontarci un mondo che nel secondo episodio diventa più chiaro.

Mentre Al, dopo essere stato rilasciato (le indagini sono ancora in corso), si trova al centro di situazioni piuttosto bizzarre e si sente braccato da chi cerca vendetta per la sparatoria, Earn è alla centrale di polizia.

Pronto a mostrarci un microcosmo surreale fatto di eventi inattesi, di poliziotti che vogliono una foto con il rapper del momento, di disturbati mentali di cui lo Stato non si prende cura, facendoli arrestare regolarmente per comportamenti che andrebbero curati, anziché repressi.

Il gioco dei cliché continua, mentre l’unico bianco alla stazione di polizia è un poliziotto violento, e mentre - fra una citazione colta e l’altra (il pranzo da portar via come la valigetta di Pulp Fiction) - si riflette su questioni delicate e molto attuali, dall’omofobia al razzismo, Atlanta decolla.

Atlanta

Non è difficile intuire le motivazioni che hanno portato Glover a vincere un Golden Globe come miglior attore: interpreta alla perfezione un ragazzo qualunque, che cerca la propria strada e l’occasione di emergere da una vita anonima e non sempre facile, e che guarda al mondo con stupore e incredulità.

Senza mai perdere quello sguardo un po’ sopra le righe che lo rende simpatico agli occhi del pubblico mentre la "sua" Atlanta si conferma una serie da tenere d’occhio, pronta a smontare i cliché un pezzo dopo l’altro…

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