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Lion - La strada verso casa, la recensione: il viaggio interiore di Saroo

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Lion - La strada verso casa mostra un viaggio tra i vicoli ciechi intimi e dolorosi di Saroo, un uomo alla ricerca delle sue radici. Questa è la nostra recensione.

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Ciascuno di noi ha una propria storia da raccontare che è sempre unica, particolare e costituita da zone d'ombra e da vicoli ciechi, composti di pezzi di vita dimenticati e rimossi.

Lo scorrere del tempo che ci fa crescere e diventare adulti costituisce il risultato di ciò che siamo e che diventeremo. Esistono storie come quella di Saroo Brierley che toccano con delicatezza il cuore, portandoci a pensare che da un momento all'altro ci si può ritrovare ad essere orfani non solo della famiglia ma soprattutto di ricordi dolorosi. Questi, per quanto messi a tacere, potranno riemergere inaspettatamente, facendo cambiare direzione al percorso della nostra esistenza. 

Lion - La strada verso casa mostra la vera storia di Saroo, un bambino di 5 anni che all'improvviso perde la sua famiglia naturale. Il lavoro di Garth Davis è come se fosse diviso in due parti. Il regista, attraverso questa duplice descrizione, cerca di evidenziare sia la storia del protagonista ma anche la scissione interiore del bambino che diventerà adulto. 

Nella prima parte lo spettatore viene condotto in India, il luogo d'origine di Saroo che ha cinque anni. Lui vive in un piccolo villaggio, ha una mamma, un fratello maggiore ed una sorellina. I suoi giorni si svolgono in semplicità, calore familiare e povertà.

Un giorno Saroo decide di andare insieme al fratello più grande e di aiutarlo nel suo lavoro. Giunti a destinazione il piccolo vuole dormire invece di seguire il fratello maggiore e così decide di continuare il suo riposo, aspettandolo su una panchina.

Quando il piccolo si sveglia si trova solo, sperduto e in viaggio all'interno di una carrozza di un treno che non sa dove lo sta portando. Dopo giorni di viaggio la corsa termina a Calcutta. Saroo cerca aiuto perché vuole tornare a casa dalla sua mamma e nel suo villaggio. I suoi tentativi non sembrano essere produttivi: le persone non parlano la sua stessa lingua ed il nome del suo villaggio sembra non esistere.

Tra varie peripezie il piccolo arriva in un grande centro per bambini dispersi e orfani.

Il regista descrive questo momento delicato e triste puntando tutto sul forte impatto delle immagini e sui grandi occhi penetranti e vivi di Saroo che, nel suo silenzio, osserva la sua vita sospesa ed incerta.

Saroo bambino in Lion

Arriva dopo poco tempo per Saroo il giorno del cambiamento e di voltare pagina: una famiglia australiana ha deciso di adottarlo. Gli aspetta un lungo viaggio verso un nuovo mondo, dove si parla una lingua diversa dalla sua e dove c'è una nuova famiglia pronta ad accoglierlo.

Sue (Nicole Kidman) e John Brierley (David Wenham) sono una giovane coppia di coniugi, possono avere dei figli ma hanno deciso di non farli perché pensano che il mondo sia troppo affollato di bambini bisognosi di un tetto e del calore di una famiglia.

Sono queste le motivazioni che spingono i due ad adottare Saroo e un altro bambino indiano. Sue e John sono una coppia amorevole, dedita ai bambini e al loro futuro. Sue è molto sensibile e fragile. Nel suo sguardo sembra esserci una malinconia o forse la paura di perdere i suoi figli da un momento all'altro.

Nicole Kidman è una delle protagoniste di Lion

I due futuri fratelli giungono nella loro nuova casa in tempi diversi, provengono dallo stesso orfanotrofio ma non hanno nessun legame di parentela. Sono due bambini che pur provenendo dallo stesso luogo hanno animi diversi ed occhi altrettanto differenti.

Dalla formazione di questo nuovo nucleo familiare inizia la seconda parte della storia di Lion che mostra un'altra realtà, una nuova vita e la scissione interiore e più intima di Saroo.

Come si vive e cosa si affronta interiormente quando si sa che si è stati adottati e che esiste un'altra famiglia dall'altra parte del mondo? Come si vive il rapporto con un fratello con cui sai che ad unirti non è una questione di sangue ma di convivenza in uno stesso spazio? Ma soprattutto che significa famiglia?

La locandina di Lion - La strada verso casa

Saroo cresce come un bambino occidentale, studia ed è devoto a Sue e John che per lui rappresentano i suoi affetti più stretti perché sono i suoi genitori. Dentro però è inquieto, sa che c'è un'altra famiglia da cui si è allontanato involontariamente e a cui non è riuscito più a ricongiungersi.

Crescendo i ricordi si fanno sempre più sbiaditi eppure Saroo, ormai adulto (Dev Patel), ha 25 anni, continua a vivere di flashback: ricorda ancora il suo villaggio, il sorriso della sua mamma indiana e di suo fratello. È come se si sentisse incompleto, come se vivesse sospeso e in uno stato di irrequietezza perenne.

Dev Patel interpreta Saroo adulto in Lion
Dev Patel in una scena del film

Questo stato interiore nasce probabilmente dal desiderio di salutare il suo villaggio, di ritrovare la strada perduta e porre fine a questo stato di ricerca infinita e silenziosa che si perpetua da anni.

Ciò che spinge Saroo verso le sue radici non è soltanto una questione di sangue ma è la voglia di ritrovare quel bambino di 5 anni che aveva un'altra vita e un'altra casa.

Come continuerà la storia lo si potrà scoprire solo guardando il film.

Lion – La strada verso casa è stato proiettato nelle sale italiane lo scorso 22 dicembre. Il lungometraggio mostra delicatamente le difficoltà di un bambino adottato, partendo dal suo modo di vedere le cose e di darsi delle spiegazioni.

La pellicola cerca di approfondire l'argomento e il significato di famiglia che è un sentimento che nasce da un valore, da affetti e da legami che si costruiscono nel tempo.

La famiglia è quel nucleo in cui ci sente amati, è un qualcosa che va al di là del rapporto di sangue.

il vero volto di Saroo e di sua madre

Garth Davis riesce a portare sul grande schermo la vera storia di Saroo Brierley, descritta nel libro autobiografico La lunga strada per tornare a casa. Il romanzo è stato pubblicato in Italia nel 2014 da Fabbri Editore.

Il film riesce a trasportare in immagini le pagine scritte dal protagonista, facendo risaltare quel dissidio interiore che un bambino adottato porta sempre con sé e lo fa senza forzare la mano sull'eccessivo sentimentalismo.  

Gli occhi della narrazione sono limpidi, sinceri e senza sovrastrutture che avrebbero rischiato di appesantire il tutto e sfociare nel classico sentimentalismo catartico.

Lion ci insegna a ricordare che nella vita di ciascuno di noi ci sono ricordi diversi e che, in quelli di alcuni bambini come Saroo, può esserci uno spazio interrotto che cerca la sua metà spezzata dal tempo e dalla vita. 

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