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The Handmaiden (Ah-ga-ssi), la recensione: è una storia d'amore soft-core

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L'amore, le passioni umane ed il desiderio sessuale muovono i fili di The Handmaiden (Ah-ga-ssi). Park Chan-wook porta sul grande schermo l'esaltazione dell'eros voluttuoso.

I protagonisti principali del film The Handmaiden (Ah-ga-ssi) di Park Chan-wook

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L'amore è un sentimento indefinibile, imprevedibile e che non segue schemi prestabiliti. Nel cinema, nella letteratura come anche nella vita questo sentimento può essere suddiviso e spiegato secondo due approcci: quello passionale e fisico legato alla sfera sessuale e del desiderio o quello platonico in cui si intrecciano amorosi sensi intellettuali, collegati strettamente alla sfera dell'anima e del sentimento. 

The Handmaiden (Ah-ga-ssi) mostra la sfera voluttuosa e libidica dell'amore inteso nella sua accezione primordiale ed animalesca che si nutre di attrazione, pulsione animale, immaginazione e perversione.

Park Chan-wook mostra l'arte del racconto del cinema coreano, fatto di dialoghi scarni ma colmato quasi maniacalmente dalla cura dei particolari estetici della fotografia. La trama è contorta, è fatta di giochi narrativi che, andando avanti nella visione del film, racchiudono un effetto matrioska incalzante di intrecci.

Il tutto si compone di dialoghi brevi che tendono a spiegare il qui ed ora senza svelare altro, lasciando il dopo alla fervida immaginazione dello spettatore. 

Probabilmente a questo modo di fare cinema non siamo molto educati: non siamo abituati a scoprire per fasi alterne una trama ed a comprenderne il senso più profondo di essa attraverso silenzi, gesti lenti ed impercettibili.
Per avere un'idea più chiara ecco un assaggio del trailer ufficiale!

The Handmaiden (Ah-ga-ssi) è un film particolare ed accattivante, è diverso nel modo di snodarsi rispetto alla maggior parte delle pellicole che vengono proposte sul grande schermo.

Nonostante la complessità dell'intreccio che compone il lungometraggio, Park Chan-wook è come se volesse narrare il significato contorto, perverso ed inaspettato dell'amore e dell'attrazione fisica ma senza sentirsi necessariamente in obbligo di doverne spiegare una morale o doverne dare un'interpretazione.

In alcune scene lo sguardo del regista pone l'attenzione descrivendo le fissazioni talvolta maniacali o feticiste a cui può portare il desiderio sessuale.

Le perversioni più intime nel film sono collegate all'eros e in alcune scene vengono rappresentate a livello immaginario: è dalla mente che si trae il piacere più puro dalla smania e della bramosia di desiderare un'altro corpo.

La perversione mentale può nascere anche da una forma intellettuale, intesa nel senso più stretto del termine. Leggere libri piccanti come quelli del Marchese de Sade, considerato tra gli scrittori classici della letteratura erotica di fine '700, che aprono un mondo così fine nella sua rappresentazione narrativa, potrebbe essere un esempio di perversione intellettuale che nasce dalla fantasia interiore.

La trama

Siamo in Corea nel 1930, periodo storico in cui il Giappone domina queste terre. Sono molti tra i nobili coreani che cercano di adeguarsi a questo nuovo tipo di cultura e lingua. 

Kouzuki (Jo Jin-woong) è un collezionista di libri rari. Questa sua passione molto costosa pian piano gli sta dilapidando il patrimonio.

Per cercare di non finire sul lastrico decide di assumere un falsario, il conte Fujiwara (Ha Jung-woo), in modo che questi possa creare delle copie dei suoi libri, vendendoli in seguito come autentici.

Kim Min-hee interpreta Hideko e Jo Jin-woong veste i panni di Kouzuki in The Handmaiden

Kouzuki è anziano e vive immerso nella propria biblioteca, le opere letterarie che lui colleziona sono conservate con cura come se fossero delle reliquie.

Ogni giorno Hideko (Kim Min-hee), sua nipote, gli legge qualche pagina per dilettarlo ma anche per raffinare l'arte della lettura e dell'interpretazione dei testi. Lo zio infatti organizza regolarmente degli incontri di lettura con dei possibili acquirenti interessati alle sue opere inestimabili e, anche in queste occasioni, è sempre la nipote che dà voce ai passi, recitandoli magistralmente.

Ha Jung-woo e Kim Min-hee sono i protagonisti di The Handmaiden (Ah-ga-ssi)

Hideko è una giovane donna ed è anche una ricca ereditiera. Vive a casa di suo zio da quando era una bambina perché in tenera età ha perso entrambi i genitori.

Da quel giorno non è mai uscita dalle mura dell'immensa villa dello zio e vive in una specie di cattività dorata. Sembra quasi che abbia paura di lui e probabilmente è davvero così ma questo lo si potrà scoprire solo guardando la pellicola.

Intanto il conte Fujiwara inizia a frequentare la casa di Kouzuki ma la sua professione di falsario non è lo scopo principale per cui l'uomo ha deciso di entrare in contatto con l'anziano collezionista di libri.

Le ricchezze di Hideko sono note a molti e soprattutto si sa che lo zio vorrebbe sposare la nipote per poter avere il suo immenso patrimonio. 

I due attori durante una scena di The Handmaiden di

Hideko è molto bella, ha uno sguardo malinconico, sembra fragile e delicata ma, spesso, l'apparenza può ingannare.

Oltre al conte ad entrare quasi nello stesso tempo è Sookee (Cho Jin-woong), la nuova domestica personale di Hideko che, come quest'ultima, non si trova lì per una pura casualità.

La giovane governante infatti è complice del conte Fujiwara: il suo reale compito è quello di aiutare l'uomo a far capitolare l'ereditiera tra le sue braccia.

L'amore però è imprevedibile, nasce all'improvviso e non lo si può calcolare o tanto meno decidere. Tra Sookee e Hideko, in breve tempo e come un fulmine a ciel sereno, nasce una passione incontrollabile: le due si desiderano e non è solo un'attrazione fisica.

Scoperte le sue carte, Park Chan-wook stravolge completamente lo sguardo dello spettatore, conducendolo all'interno di un intreccio di storie che sembrano senza fine.
I personaggi su cui ruota The Handmaiden sono 4 e vengono descritti con minuzia e complessità, a livello umano.

Tra loro non c'è un personaggio che prevarica l'altro, non esistono eroi o eroine eppure ciascuno possiede quel bianco e nero che fondendosi, dona il respiro ad ogni singola personalità e che in qualche modo li rende "normali" nonostante la surrealtà di alcune scene.

Il poster inglese di The Handmaiden
La locandina inglese di

La pellicola si ispira liberamente al romanzo vittoriano Ladra di Sarah Waters. Alcuni critici hanno ritenuto la pellicola non all'altezza dell'opera letteraria ma fuorviante rispetto all'originale.

Valutando The Handmaiden nel complesso, senza tener conto del libro da cui ha preso spunto, è un lavoro riuscito soprattutto nell'estetica e nella fotografia. La pellicola ha come intento principale quello di offrire puro intrattenimento senza voler comunicare altro.

Il desiderio, le storie d'amore vengono raccontate lasciando ampio spazio al giudizio personale di ciascuno spettatore e senza avere la minima presunzione di voler dare un insegnamento. Park Chan-wook vuole celebrare l'arte cinematografica nella sua purezza estetica ed artistica.

The Handmaiden (Ah-ga-ssi) è stato già proiettato nelle sale della Corea del sud mentre in Italia la data d'uscita non è ancora stabilita.

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