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The Walking Dead: Recensione episodio 7x10. Uniti

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The Walking Dead conosce bene la tradizione. E questa volta l’ha sfruttata per mettere (il nostro) San Giorgio di fronte al Drago. Facendolo uscire vittorioso…

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San Giorgio e il drago. Teseo e il minotauro. Davide e Golia. E, ora, Rick Grimes e Winslow.

Una lunga tradizione letteraria, mitologica e religiosa che mette di fronte un uomo e un avversario mostruoso, innaturale, apparentemente imbattibile. Un nemico che ha già preso molte vite.

Ogni Eroe, in ogni storia che si rispetti, prima o poi deve affrontare quella che nel "Viaggio dell’Eroe" di Joseph Campbell (strumento prezioso di ogni sceneggiatore americano) si chiama “prova centrale”.

Un momento in cui rischia il massimo (la vita) per ottenere una ricompensa.

Rick Grimes ha rischiato la propria vita e ha ottenuto la salvezza per sé e per i suoi amici, oltre a una preziosa alleanza.

The Walking Dead: Rick combatte disperatamente contro Winslow

L’episodio di The Walking Dead “Uniti” lo ha posto al centro di un momento che in ogni avventura è destinato a cambiare il corso del racconto. Per sempre.

Dopo il geniale inizio, che indirizza Ezekiel verso il patto con i nostri a causa della sempre crescente tensione con i Salvatori (Richard, Benjamin e Morgan: tutti hanno finito per “sgarrare”, rischiando di scatenare una strage), ci siamo concentrati su due elementi centrali.

La prova di sopravvivenza superata da Rick e il ritrovarsi di Daryl e Carol. Un ritrovarsi determinante per il futuro dei nostri.

Per ricordardi che i protagonisti hanno intrapreso strade differenti: mentre la guerra s’avvicina, è necessario chiarire le scelte di chi può determinarne l’esito.

Ecco, quindi, l’alleanza con il gruppo guidato da Jadis, la scelta di Carol di continuare a restare sola, la determinazione di Daryl - finalmente riunito con la sua balestra! - a seguire la strada indicata da Rick.

Senza mai, mai mettere in discussione i propri principi. Il piano di Richard metterebbe in pericolo Carol? Quel piano va fermato.

Tu non mi conosci

dice Daryl a Richard, al momento del loro scontro fisico e verbale. Ed è vero: lui non lo conosce. Ma noi sì. E sappiamo già che il momento arriverà, che quel ritrovarsi che ci commuove, ci dà sollievo e ci spezza il cuore al tempo stesso si avvicina.

Speravamo che Daryl e Carol restassero insieme. Eppure, sapevamo che non sarebbe successo. Perché gli autori ci hanno raccontato i percorsi individuali di ciascun personaggio. 

L’abbraccio del ritrovarsi, seguito dal nuovo allontanamento, sancisce un passaggio importante: ciascuno continuerà per la sua strada.

In The Walking Dead, una volta presa una decisione, non si torna indietro.

Le conseguenze sarebbero devastanti. Così si mente: si dice che stanno tutti bene, ci si promette di stare attenti, si giura che non si commetteranno imprudenze. Sapendo di mentire, e di farlo perché si sta facendo la cosa giusta.

Rick con Jadis, leader del nuovo gruppo

La cosa giusta in un mondo (sempre più) sbagliato.

Nascosto dietro al duello di Rick con Winslow, lo zombie che Jadis usa per mettere alla prova i suoi avversari, dietro ai contrasti fra Morgan e Daryl, dietro allo scoramento di Rosita e alla ritrovata fiducia verso Gabriel, c’è molto di più.

C’è l’indicazione della via da seguire, il prezzo da pagare per intraprenderla e il miraggio del risultato a cui potrebbe portare: un mondo in cui i sopravvissuti - circondati dai morti viventi, dall’orrore e dalla mancanza delle risorse “facili” a cui tutti erano abituati - potrebbero convivere in pace. Alleati. Uniti.

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