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The Walking Dead: Recensione episodio 7x13. Seppellitemi qui

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Un episodio drammatico, che ci ricorda una delle regole basi di The Walking Dead: non puoi evitare di uccidere. Non puoi sottrarti alla guerra. Non puoi farlo. Mai.

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Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo, dicono. E se il mondo dev’essere liberato dagli oppressori, per cambiarlo bisogna impugnare (di nuovo) le armi.

La morte e il dolore portano alla guerra: è sempre stato così, e continua a essere così anche nel nuovo mondo. Quello di The Walking Dead, in cui la morte circonda la vita, la supera in numero, la bracca.

Come se i morti viventi non bastassero, ecco che ci si mettono anche i vivi, a uccidere.

Benjamin fa le spese del piano (stupido, e pericoloso) con cui Richard voleva immolarsi per costringere Ezekiel a combattere i Salvatori.

Ottiene ciò che voleva, in fondo: farsi uccidere davanti al Re e convincerlo a scendere in guerra, ma porta con sé l'insopportabile peso della morte di un innocente, un ragazzino che viene punito al posto suo.

Un ragazzino la cui morte ci mostra il lato umano di Gavin, il leader del gruppo di Salvatori che trattano con Ezekiel.

Un ragazzino la cui morte rischia di far ripiombare Morgan nel baratro della follia (ricordate i tempi di “Clear”?).

Un ragazzino che diventa il simbolo di come l’oppressione, quando colpisce gli innocenti, diventi il nemico pubblico numero uno.

A tre episodi dal finale di stagione, The Walking Dead ci regala momenti carichi di drammaticità, di dolore, di adrenalina.

La resa dei conti fra Richard e Jared, che ci aspettiamo di vedere ormai da tempo, finisce per travolgere Benjamin, per scatenare l’ira vendicativa di Morgan e - indirettamente - per riportare anche Carol sul piede di guerra.

Nell’anteprima della settimana scorsa, l’avevamo vista dirigersi al Regno in cerca di Morgan. Ora sappiamo cosa voleva da lui: la verità. Tutta la verità. Nient'altro che la verità.

Richard e gli altri di fronte al blocco stradale

Volevi saperlo. Ora lo sai.

Con queste parole, Morgan congeda Carol dopo averle raccontato tutto. Le lacrime di Carol sembrano lasciare spazio alla rabbia, ma solo per un istante. La rabbia è solo un'ombra sul suo viso, che si trasforma subito in consapevolezza.

La consapevolezza che non puoi continuare a vivere in disparte, mentre i tuoi cari sono vittime di un mostro dalle sembianze umane.

Non puoi continuare a svegliarti nel cuore della notte, preda degli incubi, senza provare a fermarli.

Non puoi smettere di lottare per un futuro migliore.

Il regno di Negan deve finire. Carol è di nuovo pronta a combattere. E a uccidere.

Morgan è di nuovo pronto a combattere... E ha già ucciso.

Lo scopo di questo episodio di The Walking Dead

Perché questo episodio ha uno scopo preciso: ricordarci che non si può evitare di uccidere, in un mondo che fa impazzire la gente.

Prima o poi, tutti devono farci i conti. Era già successo a Rick, in fondo.

Le persone preparano la propria fossa e danno istruzioni a riguardo (“Seppellitemi qui”).

Le persone aspettano che l’amore, il dolore, la vita e la morte indichino loro la via da seguire.

E la via da seguire, adesso, conduce tutti nella stessa direzione: in guerra. Contro Negan.

Nel prossimo episodio di The Walking Dead...

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