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24 Legacy, recensione terzo episodio: 2.00 pm - 3.00 pm

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Incredibile ma vero: nella progressista, moderna e civilissima America del 2017, l'omosessualità fra i dipendenti del Governo è ancora un problema. E non è l'unico.

Recensione terzo episodio di 24: Legacy

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Il discorso suonava più o meno così: Mi chiamo Eric Carter, sono un ex ranger, lavoro per l’antiterrorismo, se non porto via subito questi soldi ci saranno attacchi terroristici in tutto il Paese… Se non riesco a scappare morirà un sacco di gente”.

Detto a un estraneo, in una stazione di polizia, assediato dai poliziotti. Eppure, l’agente Bates gli crede. Crede a un uomo che lo ha sequestrato, imbottito d’esplosivo e preso in ostaggio per rapinare una stazione di polizia.

Dimentico qualcosa? Ah, già: Bates non solo dice a Carter come scappare, lo accompagna pure.

24 Legacy ha il pregio di andare dritto al punto, attualizzando la critica sociale che caratterizzava anche la serie originale.

E mentre i complotti la fanno da padrone, Ben Grimes (e c’è anche l’agente Locke. Come John Locke) racconta al suo ex commilitone la vita che sogna: un nuovo inizio in riva al lago.

Crede davvero di potercela fare - poco prima di beccarsi una pallottola. Ben Grimes è un uomo solo, abbandonato, ingenuo. Un individuo fragile, spaventato e illuso. Non l’avido ricattatore che il Governo pensa solo a catturare.

Henry Donovan, invece, non si è ancora svelato. Non sappiamo se lo stiano ricattando o se sia la mente del complotto.

Sappiamo solo che la chiavetta con i contatti delle cellule dormienti, ora, è nelle mani dei terroristi… I buoni hanno perso. Per ora.

Il nuovo episodio di 24 Legacy vi aspetta giovedì prossimo solo su FOX

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