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Prison Break: Michael Scofield VS le Serie TV carcerarie

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La prigione in TV, come al cinema e in letteratura, viene raccontata in modi molto diversi. Prison Break sta per tornare. Con un protagonista diverso dagli altri.

Differenza fra Prison Break e le altre serie carcerarie

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Le serie carcerarie hanno spesso fatto discutere. Sono state considerate provocatorie, poco realistiche, addirittura scandalose.

Oz, il capolavoro di Tom Fontana per HBO, è sicuramente il titolo più contestato, ma anche il più rappresentativo di un filone narrativo ereditato da cinema e letteratura.

Un filone che sul piccolo schermo ha visto approfondimenti che il cinema - anche solo per una questione di tempi - non ha mai nemmeno potuto sognare.

Oz: la serie HBO di Tom Fontana

L’obiettivo dei protagonisti delle serie carcerarie, di norma, è l’evasione: che sia una vera e propria fuga dalla prigione o una battaglia per dimostrare la propria innocenza e riacquistare la libertà, poco importa. Trasformare la vita carceraria in un ricordo è quasi sempre il fine ultimo dei protagonisti.

Lo è anche per Michael Scofield, che in Prison Break si fa arrestare per essere mandato nello stesso carcere in cui suo fratello Lincoln, ingiustamente accusato, è nel braccio della morte.

Michael, ingegnere, ha studiato un complesso piano per fuggire insieme a Lincoln. Ma i piani, si sa, non vanno mai come previsto…

In attesa del suo ritorno in TV col sequel Prison Break: Resurrection, facciamo il punto della situazione: se l’obiettivo era la fuga, come spesso accade, in cosa è diverso Prison Break dalle altre serie carcerarie?

Facile: la discesa di Michael nell’inferno della prigione è volontaria.

In tutti gli altri casi - dallo splendido e intimista Rectify all’avventuroso e poetico Orange is the New Black - i protagonisti non si trovano in galera per propria volontà.

Daniel Holden, il protagonista di Rectify

Da Prisoner a Porridge, da Wentworth Prison a Buried, non c’è un solo “volontario” dietro le sbarre. Nessuno, eccetto Michael Scofield.

E se le primissime stagioni di Prison Break ci affascinavano e ci tenevano col fiato sospeso mentre scoprivamo il piano minuziosamente elaborato da Michael, in seguito l’escamotage in stile “l’uomo che evade da qualsiasi carcere” non aveva funzionato allo stesso modo.

Ecco perché Prison Break: Resurrection, il sequel della serie, che torna con una quinta stagione anni dopo la chiusura, parte da un presupposto diverso.

L’evasione è solo l’inizio. L’avventura sarà nuova. Ritroveremo tutti i personaggi che abbiamo conosciuto, ma cambierà il contesto. 

Ed era l’unica scelta possibile. Perché nemmeno uno come Michael Scofield tornerebbe spontaneamente in prigione un’altra volta.

Nemmeno l'unico protagonista di una serie TV carceraria che aveva pianificato di farsi condannare e mandare in carcere...

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