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Outcast: il Reietto e l'Esorcista

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Con Outcast, e la seconda stagione in arrivo dal 10 aprile su FOX, Kirkman ha creato un mix inedito: elementi classici del genere possessione ed elementi originali.

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Il tema della possessione demoniaca, lo sappiamo bene, non passa mai di moda. Il cinema e la letteratura se ne sono occupati - e se ne occupano - da sempre. Anche il piccolo schermo, l’anno scorso, ci ha regalato due titoli nuovi di zecca: Outcast e The Exorcist. Due titoli completamente diversi, con approcci opposti allo stesso tema.

Outcast, tratto dall’omonimo fumetto che Robert Kirkman sta sviluppando in contemporanea con la serie TV, ha un approccio originale all’argomento.

Se The Exorcist - riuscitissimo sequel del film-capolavoro di William Friedkinha riproposto atmosfere, eventi e riflessioni classiche (dalla crisi di fede alla simbologia religiosa, dal passato che torna a tormentarti agli inganni dei demoni), Outcast si è spinto oltre.

Nelle storie “classiche” del genere ci sono sempre un posseduto e un esorcista. Circondati dai famigliari del primo (e a volte da quelli del secondo). Succede nel romanzo di William Peter Blatty da cui Friedkin ha tratto il suo film, per citare il caso più famoso.

In Outcast, invece, Kyle Barnes (un bravissimo Patrick Fugit) è - tecnicamente - l’esorcista della situazione, affiancato da un prete che credeva di poter esorcizzare i demoni e scopre di essere molto, molto lontano dalle abilità di Kyle: il reverendo Anderson.

L’esorcista - romanzo, film e serie TV - si è giocato tutto sulla figura del religioso chiamato a liberare la persona posseduta. Proprio come ne Il rito (con il grande Anthony Hopkins) o ne L’ultimo esorcismo (in cui Patrick Fabian era il reverendo Marcus).

Outcast fa la stessa cosa, ma con una variante importante: Kyle è l’esorcista… Riluttante. E allo stesso tempo una calamita per demoni. Sidney, il misterioso personaggio che secondo il reverendo Anderson è il Diavolo in persona, dice esplicitamente a Kyle che “hanno bisogno di lui” per portare a compimento il loro piano.

Il ruolo di Kyle Barnes in Outcast 

Perché Kyle Barnes ha il potere di esorcizzare i demoni solo toccando le persone possedute, ma ha anche qualche altra funzione - che scopriremo nei nuovi episodi, in arrivo dal 10 aprile su FOX - che lo lega al mondo demoniaco.

Come se non bastasse, le sue qualità lo rendono “attraente” per i demoni, come una lanterna per le falene. Per questo, per tutta la vita ha visto le persone che amava di più finire sotto l’influsso del maligno.

Kyle ne ha pagate personalmente le conseguenze. E ora che ha una figlia da proteggere deve agire perché non accada più.

Outcast unisce il cliché dell’esorcista in crisi di fede (il reverendo Anderson subisce più “battute d’arresto”, in questo senso, nel corso della prima stagione) a quello dell’esorcista riluttante, che si chiude in casa perché non vuole credere a ciò che vede, e non vuole più vedere ciò in cui ha imparato a credere (Kyle quando lo conosciamo).

In aggiunta, c’è il Reietto: l’uomo con i poteri speciali che i demoni temono e bramano allo stesso tempo. La persona da cui cercanoo di estrarre la linfa vitale, il padre che tutti conoscono. E che ha una sola missione: ricordarci che Outcast non è una serie classica sulla possessione, benché ne rielabori le tematiche e i personaggi, ma una serie TV incentrata sul soprannaturale che parla di fede, di speranza, di sacrificio e di abnegazione. Mantenendo sempre quello stile “fumettoso” che ha decretato il successo del suo creatore.

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