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The Walking Dead: Recensione episodio 7x16. Finale di stagione

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Il primo giorno del resto della tua vita non è il giorno che ci aspettavamo. Ma nemmeno quello che si aspettava Negan: l'amore e la lealtà vincono il terrore.

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"Punishment": punizione, castigo. Il concetto chiave di questo settimo finale di stagione di The Walking Dead richiama uno dei concetti chiave dell’intera serie.

La base del codice morale su cui si costruisce il destino dei personaggi: ogni azione ha delle conseguenze.

Chi tradisce la fiducia della propria famiglia, schierandosi dalla parte del nemico, viene punito (Andrea). Chi inganna, complotta e mente, viene punito (Shane, Il Governatore). Chi manipola, viene punito (Lori). E chi ostacola la strada di Negan, viene punito (Abraham, Glenn, Spencer…).

La punizione, però, oggi guadagna una nuova accezione: non è più solo la conseguenza morale delle proprie azioni. Soprattutto, è il mezzo su cui Negan ha costruito il proprio impero. E The Walking Dead vuole dimostrarci che è stato un errore.

Sapete perché non c’è stata la tanto attesa guerra, in questa settima stagione di The Walking Dead? Perché la settima stagione serviva a farci credere che contro Negan non ci può essere guerra. Che non si può vincere. Che lui è sempre un passo avanti a tutti.

Aspettando Negan

Quando ci aspettiamo la guerra, arrivano invece il tradimento di Jade (che in base alle regole morali della serie, appunto, prima o poi pagherà a caro prezzo la sua scelta) e un ribaltamento dei ruoli.

Ma adiamo con ordine. Nel mondo di Negan non ci si può nascondere, non si può scappare. Lo sa bene Sasha, che trasforma la morte da punizione a gesto d'amore. Si autopunisce per essersi fatta catturare ed essere diventata una potenziale arma nelle mani del nemico. Ma fa anche di più.

Ci regala momenti inediti. Gli ultimi che aveva trascorso da sola con Abraham, prima dell'incontro con i Salvatori.

L’episodio è intervallato dalle immagini di Sasha, al buio, mentre ascolta della musica in cuffia e soffre. Soffre perché sta morendo. Ha preso il veleno che le ha dato Eugene. Il ricordo degli ultimi attimi con Abraham ha una doppia funzione: prepararci alla sua morte - perché sappiamo che Sasha morirà, lo capiamo fin dalla prima inquadratura - ed esplorare più a fondo il concetto di punizione.

Abraham è morto perché Negan voleva dimostrare il proprio potere, attraverso il suo modo preferito per punire qualcuno: uccidere chi ama davanti ai suoi occhi.

Negan pensa di poter usare questo metodo per piegare chiunque. Lo pensa perché finora è sempre stato così. Ma quando, di nuovo, minaccia di uccidere Carl sotto gli occhi di suo padre, per la prima volta viene spiazzato.

Eccolo, il ribaltamento dei ruoli: il nemico da sconfiggere, ora, non è più Negan. Il nemico è Rick Grimes. Rick non si piegherà. Non più. Non smetterà mai di dargli la caccia. Lo dice con le stesse parole che aveva rivolto a Negan al loro primo incontro:

Io ti ucciderò. Non oggi, non domani...

Ha ragione Negan: questa è l’alba di un nuovo giorno, ma non del giorno che si aspettava. L’alba è quella che avevano visto Sasha e Maggie, insieme, nella quinta stagione. Poco prima che tutto cambiasse. Poco prima di Alexandria, di Hilltop, del Regno. E dei Salvatori.

Rick Grimes

Sasha muore per la sua famiglia, Rick combatterà per Sasha. Perché non sia morta invano. Perché Negan smetta di fare ciò che sta facendo da troppo tempo.

Per la prima volta, qualcuno ha deciso di non abbassare la testa al suo cospetto. Nemmeno se ucciderà suo figlio. Nemmeno se gli taglierà le mani. Nemmeno se ammazzerà tutti quelli che ama. Nemmeno se pensa di aver appena visto morire la sua donna.

Abbiamo assistito a una battaglia sanguinosa. Una battaglia epica, a cui ha partecipato una tigre e da cui Jade ha ordinato di ritirarsi. Una battaglia a cui perfino Negan ha dovuto rinunciare.

Carol con Shiva ed Ezekiel

Qualcuno, per la prima volta, gli ha dimostrato che la guerra è possibile, che può essere costretto a fuggire, che può tornare a casa senza aver vinto. Senza aver ottenuto ciò che voleva.

E se ai suoi piedi ha un esercito pronto a morire per lui, poco importa. Anche Rick, Maggie e Re Ezekiel ne hanno uno. Meno numeroso, meno organizzato, peggio equipaggiato. Ma con un grosso vantaggio: i sentimenti. L’amicizia, l’amore, la lealtà. Quella vera. Non quella generata dalla paura.

I sentimenti fanno sì che si faccia ciò che va fatto. Dare la pace a Sasha, con le lacrime agli occhi e la morte nel cuore. Credere nell'amicizia e nell'amore. Ricordare il giorno in cui Glenn Rhee, molto tempo prima, decise di salvare uno sconosciuto chiuso in un carro armato. Gettando le basi per una famiglia, per una storia. E per un esercito.

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