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Eccezzziunali... veramente: i film trash italiani che hanno fatto la storia

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Dalla commedia sexy al poliziottesco, dal cinepanettone ai b-movies a basso costo: viaggio tra i film trash italiani, da L'allenatore nel pallone a W la foca.

Tomas Milian, Lino Banfi e Bombolo, alfieri del trash tricolore

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"Ormai hai 21 anni, è tempo che tu sappia di chi sei figlio". L'origine del cinema trash si deve alla riproposizione su celluloide dell'incontro - avvenuto nella realtà - fra avanspettacolo e pubblico pagante, una sorta di rituale in cui la derisione dell'artista occasionale è (stata) sempre dietro l'angolo, giustificata dalla cifra sborsata dallo spettatore per assistere all'esibizione.

Se in Un americano a Roma di Steno e ne Il Mattatore di Dino Risi (in cui il pubblico di un teatrino reclama senza troppi convenevoli, al posto di Gassman, le "gambe" delle ballerine) sono rintracciabili i primi segni di complicità fra gag e spettatore, spesso è il pubblico di queste sequenze a suscitare la risata, attraverso l'insulto o la pernacchia.

In Roma di Federico Fellini si assiste, tanto per fare un esempio, ad una formidabile messa in scena del volgare, con il pubblico che si diverte a sabotare lo spettacolo, umiliando gli artisti: vedere per credere la scena del teatrino della Barafonda (in cui esordisce Alvaro Vitali, futuro alfiere del trash nostrano).

È l'alba di quella che potremmo definire la fenomenologia del triviale o del pecoreccio. Per qualificarsi come tale però, il trash all'italiana - specie quello del periodo d'oro a cavallo tra gli anni '70 e '80 - deve rispettare certi canoni: una produzione a basso budget, una sceneggiatura scontata e monocorde, un vasto assortimenti di turpiloqui e scene di nudo e la presenza, nel cast, quasi sempre degli stessi attori apparsi in pellicole fotocopia.

Barbara Bouchet e Renzo Montagnani in uno scatto di scena

Noi di MondoFox, per bilanciare la Top 20 dei film più belli di sempre, abbiamo selezionato alcuni titoli cult tra i b-movies nostrani. Entriamo, allora, nell'universo greve de "er cane de Mustafà" e di noci e capocolli spezzati, dei "tsé tsé" e degli schiaffi, delle spiate dal buco di una serratura e delle maliziose docce della bellona di turno.

Nel farlo, rendiamo omaggio ad attori, caratteristi e registi che hanno dato il loro contributo a pellicole acchiappaincassi quasi sempre stroncate dalla critica, riconsiderate col passare degli anni in seguito alla legittimazione del postmoderno inaugurata da figure autorevoli del settore (il pensiero corre a Quentin Tarantino, grande fan del genere).

È (anche) l'occasione per ricordare, al di là degli attori più famosi e quotati, chi non c'è più e che ciò nonostante continua a far ridere attraverso lo streaming, YouTube e la riproposizione in TV dei film di culto: da Ennio Antonelli a Luciano Bonanni passando per Angelo Bernabucci.

Ecco qui il meglio (o il peggio, fate voi) del trash italiano. Iniziamo dunque. "Col fischio o senza?".

Acapulco, prima spiaggia... a sinistra

Andrea Roncato e Gigi Sammarchi nel poster del film

"Che ci do che ci do che ci do". Più che una hit, il mantra del vitellone romagnolo da mettere in pratica ogni estate in riviera. Terza apparizione in coppia sul grande schermo, dopo I camionisti e Se tutto va bene siamo rovinati, del duo comico formato da Andrea Roncato e Gigi Sammarchi, qui nei panni di due eterni Peter Pan sempre pronti a correre dietro alle sottane delle giovani. Una pellicola girata in modo grossolano e con pochi mezzi, talmente scadente nella riuscita da essere divenuta, col tempo, un vero e proprio cult. Tra corse in spiaggia con slip "modello Incredibile Hulk", minerva carichi di zolfo e puntata al Trocadero (locale realmente in voga in quegli anni nella riviera romagnola), ecco un vasto repertorio di battute da spiaggia davvero trash.

L'infermiera di notte

È del 1979 una delle commedie scollacciate più di successo, realizzata dallo specialista del genere Mariano Laurenti, papà delle varie "liceali" e "insegnanti" di celluloide dell'epoca. Un'esaltazione continua delle grazie della procace Gloria Guida accompagnata dalla verve di un Lino Banfi in stato di grazia, dispensatore di battute cult ("Chi è?"; "Fra' chezzo da Velletri") e terribili ceffoni indirizzati alla vittima prediletta Alvaro Vitali. Il soggetto de L'infermiera di notte verrà parzialmente riproposto nel comico Napoletans (2011), con la modella serba Nina Senicar nel ruolo che fu della Guida.

Mezzo destro mezzo sinistro - 2 calciatori senza pallone

L'attaccante più prolifico lontano dai campi di gioco: Andrea Margheritoni, capelli alla Falcão e fisico non proprio da urlo. Il film, realizzato sulla scia del successo de L'allenatore nel pallone (sempre per la regia di Sergio Martino) avrebbe dovuto prevedere la partecipazione di Lino Banfi nei panni dell'irascibile allenatore Oronzo Canà. Non se ne fece più niente e la pellicola, che vede protagonista Andrea Roncato nei panni di un centravanti più a suo agio sotto le lenzuola che in area di rigore, è oggi considerata dagli appassionati di calcio un vero e proprio cult pallonaro. Irresistibile il cast di comprimari: dalla presidentessa ninfomane Milena Vukotic al sergente di ferro Fulgencio di Leo Gullotta passando per l'argentino "sardo" Sandro Ghiani e un giovanissimo Pino Insegno, nel ruolo del giovane fenomeno Carlo Vacca. 

S.P.Q.R - 2000 e 1/2 anni fa

Christian De Sica e Gabriella Labate in una scena del film

Mani pulite nell'Età Repubblicana della Roma antica. Carlo Vanzina, assieme al fratello Enrico, firma una sceneggiatura scaltra con lo scopo di "retrodatare" all'epoca degli antichi romani lo scandalo di Tangentopoli, l'ascesa della Lega Nord e le torbide vicende di stampo mafioso che avevano sconquassato l'Italia nei primi anni '90. Christian De Sica è l'intrallazzatore Cesare Atticus, senatore romano con al seguito moglie "panzona in astinenza dalle guerre puniche" (Nadia Rinaldi) e amanti prosperose, ovvero le sexy Ottavia (Gabriella Labate) e Iside (Cash). Atticus vede i propri traffici illeciti - in cui è invischiato anche il burattinaio Lucio Cinico di Leslie Nielsen - minacciati dalla tenacia di un giudice accorso da Mediolanum: Antonio Servilio, a cui presta il volto Massimo Boldi. Dialoghi infarciti di volgarità, il décolleté generoso di Anna Falchi e un'efficace narrazione in grado di donare dinamismo al susseguirsi degli eventi. De Sica è autore di almeno due delle battute più trash del cinema italiano (quando prima non è convinto della timidezza della bella Iside e poi quando è bisognoso di "affetto" da parte della smaliziata egizia); da segnalare un giovane "focoso" Massimo Ceccherini e il dimenticato Francesco De Rosa (morto suicida nel 2004), protagonista, assieme a Gigi Proietti ed Enrico Montesano, del film di culto Febbre da cavallo.

Chicken Park

L'apoteosi del trash, che per insensatezza e squallore se la gioca con Box Office 3d - Il film dei film di Ezio Greggio. Jerry Calà è uno spiantato addestratore di polli da combattimento. Mentre si trova nella Repubblica Dominicana per far combattere il suo Valle Spluga nel circuito delle scommesse pennute clandestine, scopre che l’animale gli è stato rubato e portato al “Chicken Park”, un complesso abitato da giganteschi Galli Cedroni nati da esperimenti in laboratorio. Parodia del blockbuster fantascientifico Jurassic Park, il film segna l'esordio di Calà dietro la macchina da presa dopo una carriera "da libidine" nella commedia italiana anni '80. Il risultato è disastroso (il film non venne mai distribuito in sala) e alcune gag e scene sono ai limiti dell'assurdo, pur citando apertamente titoli celebri del cinema hollywoodiano.

W la foca

Una scena del film diretto da Nando Cicero

Sequela infinita di battute da caserma e scene di nudo prive di un collante narrativo. Goliardia a basso costo garantita da Bombolo, capelli da bebè e "tsé tsé" a profusione. Assieme al comico romano, un cast di carneadi e caratteristi del cinema italiano di quegli anni: da Victor Cavallo al celebre Ennio Antonelli (Il Manzotin di Febbre da cavallo), da Sergio di Pinto ai vari Martufello, Franco Bracardi e Jimmy il Fenomeno. A bilanciare la massiccia dose di risate stiracchiate vi è una Lory Del Santo in perenne déshabillé, affiancata dai sogni erotici degli italiani Michela Miti e Dagmar Lassander. A completare l'opera sexy ecco (pure) una giovanissima Moana Pozzi, impegnata a non farsi multare dai controllori del treno (chissà come). W la foca è l'ultimo film di Riccardo Billi, popolare attore del varietà e della rivista, da molti ricordato per aver impersonato l'ebanista Aronne Piperno ne Il Marchese del Grillo di Monicelli. 

Il tifoso, l'arbitro e il calciatore

La fotografia più bonaria e spassosa del tifo capitolino nei giorni che precedono o seguono il derby Roma-Lazio. Protagonista è il remissivo Amedeo di Pippo Franco, tifoso romanista diviso tra un padre ultrà giallorosso (Mario Carotenuto) e un datore di lavoro biancoceleste (Gigi Reder). Dalle scaramucce all'interno del celebre Bar Forza Lupi alla divertente sequenza finale in cui Pippo Franco è costretto, con continui travestimenti, a fare la spola tra le due curve dello stadio Olimpico, fino al "tragico" epilogo in cui verrà smascherato come impostore (qualcosa di simile capiterà al compianto Robin Williams in Mrs. Doubtfire). Ad assicurare una sana dose di trash al film di Pingitore ci pensa, soprattutto, il primo episodio con protagonista l'arbitro "cornuto" Alvaro Vitali, affiancato per l'occasione dalla maggiorata (e seminuda) Carmen Russo.

Dove vai se il vizietto non ce l'hai?

Grossolana commedia con protagonisti Renzo Montagnani e Alvaro Vitali nei panni di due investigatori privati. Il film di Marino Girolami - regista di molti dei film del duo Franco e Ciccio e del cult poliziesco Roma violenta con Maurizio Merli - è un compendio di volgarità e luoghi comuni che ruotano attorno al tema del tradimento ("risolviamo 9 corna su 10" afferma il detective Montagnani) e dell'omosessualità. A suo modo la pellicola mette alla berlina l'apparente integrità della famiglia tradizionale italiana: lo fa, però, attraverso un vasto campionario di nudità e gag scontate, realizzate per soddisfare il voyeurismo del pubblico in trepidante attesa di uno spogliarello della Del Santo o del fondoschiena di Sabrina Siani.

Squadra antifurto

Il poliziesco vira verso la commedia. Lo fa grazie all'ex Monnezza Tomas Milian che, dopo la maschera del bandito trucido dal cuore d'oro, infila un altro personaggio destinato a divenire cult: il maresciallo (poi ispettore) Nico Giraldi. Ex furfante, sboccato e con un look eccentrico, il poliziotto romano - tra un'indagine e l'altra - si esprime a suon di "mortacci tua" e altre espressioni irripetibili. Per comprenderne il livello, basta un'affermazione dello stesso Giraldi rivolta al capitano di una nave in partenza dal porto di Anzio: "ohhh, piano co' l'apprezzamenti, eh, perché se se mettemo a dì le parolacce, tu stai all'elementari e io ho fatto l'università". Squadra antifurto vanta alcune celebri scene, come quella dell'osteria dove avviene il primo incontro professionale fra Milian e Bombolo, inaugurato, nemmeno a dirlo, da un tremendo schiaffone. Dopo Squadra antiscippo, in cui il personaggio aveva certamente una connotazione più sobria, qui l'ispettore Giraldi è un vulcano parolacciaro e sconcio.

L'allenatore nel pallone

Lino Banfi è l'allenatore Oronzo Canà

Il cult dei cult, manifesto del cinema commerciale anni '80. Lino Banfi è il tarantolato allenatore Oronzo Canà, che siede sulla panchina della neopromossa Longobarda, matricola approdata in Serie A e subito coinvolta nella bagarre per non retrocedere. Lo status di film di culto si deve ad una formula efficace: la presenza di volti noti dello sport e del giornalismo (dai calciatori della Roma Ancelotti, Pruzzo, Chierico e Graziani a celebri cronisti come Aldo Biscardi, Giampiero Galeazzi e Nando Martellini), la riproposizione di alcune torbide vicende pallonare poi concretizzatesi anche nella realtà (vedere per credere la presunta combine sportiva), il voler sottolineare l'esterofilia dilagante di quegli anni dovuta alla riapertura delle frontiere del calciomercato, che sancì l'arrivo in Italia di campioni brasiliani e argentini del calibro di Falcão, Maradona e Zico. Canà e il suo modulo 5-5-5 hanno fatto la storia del cinema di genere (e del calcio parlato), per non parlare del talento cristallino di Aristoteles, dello iettatore panchinaro Crisantemi e delle truffe verdeoro del duo Gigi e Andrea.

Natale sul Nilo

Schema e nomi sono sempre gli stessi dei vari cinepanettoni con protagonisti Christian De Sica e Massimo Boldi: il primo è quasi sempre un benestante latin lover, fedifrago e canaglia; il secondo è un Fantozzi 2.0 alle presi con attacchi di colite spastica. Natale sul Nilo rende itineranti le festività spostando l'azione da Roma all'Egitto, dove si intrecciano le vicende dell'avvocato sciupaffemine Ciulla (De Sica), dell'imbranato generale Ombroni (Boldi), dell'agente di spettacolo coatto Oscar Tufello (Enzo Salvi) e dei turisti Bruno e Max (i Fichi d'India). I protagonisti pescano dal repertorio di volgarità e oscenità tipiche del cinepanettone made in Italy. Un must per i fan del trash post duemila.

La moglie in vacanza... l'amante in città

Barbara Bouchet in una scena del film

Renzo Montagnani ha trascorso una carriera intera ad impersonare l'imprenditore del Nord infelicemente ammogliato e alle prese con complicate scappatelle amorose. Non fa eccezione nemmeno in questo film diretto da Sergio Martino dove, però, ha davvero l'imbarazzo della scelta: meglio la moglie Barbara Bouchet o l'amante Edwige Fenech?Un dilemma shakespeariano che ogni italiano dell'epoca avrebbe voluto vivere in prima persona. Un tripudio di autoreggenti, mutandine, infedeltà coniugali e avventure tra le nevi di Courmayeur. Il tutto rafforzato dalla vis comica di Lino Banfi e Marisa Merlini.

Giovannona Coscialunga disonorata con onore

"Quel gran pezzo" della Fenech, dopo l'Ubalda nuda e calda, mostra le proprie grazie (specie il seno abbondante) agli spettatori. Nel film di Martino è un'avvenente escort ingaggiata dal ragionier Albertini di Pippo Franco per recitare la parte della moglie dell'imprenditore La Noce, che versa in cattive acque a causa di uno scandalo ambientale. L'Italia delle magagne politico-imprenditoriali fotografata in un'operazione satirica frettolosamente abbozzata, che via via cede il passo alla commedia sexy costruita attorno alle nudità del sogno proibito dei maschi nostrani venuto dalla Francia. Lo sguardo stralunato e imbambolato che Franco rivolge ad Edwige Fenech per tutto il corso del film è quello del 99% degli spettatori di sesso maschile di quegli anni. Giovannona Coscialunga è uno dei tre titoli - assieme a L'esorciccio e al fantasioso La polizia s'incazza - che viene citato ne Il secondo tragico Fantozzi nella scena in cui viene modificata la programmazione del cineclub dagli impiegati della megaditta, in rivolta contro il potentissimo Guidobaldo Maria Riccardelli.

Simpatici & antipatici

"Ao', hanno riaperto i casini". Occhio ad entrare alla Parolaccia, noto ristorante romano. Nel film di Christian de Sica a farne le spese è la compianta Monica Scattini. Divertente commedia corale girata con lo scopo di evidenziare le ipocrisie e i vizi della borghesia romana. Il titolo nasce da una delle battute più celebri di De Sica, che nella pellicola alza l'asticella del trashometro quando ricorda, assieme ad una conquista giovanile, l'estate del '73 a Fregene passata ad ascoltare al juke-box "Pazza idea" di Patty Pravo. L'attore di Vacanze di Natale si lancia in improbabili ostentazioni di francese e richieste di favori ("Albè, me presti cento milioni"). Dietro di lui, un caleidoscopio di bizzarri, cinici e tristi personaggi: dallo squattrinato Alessandro Haber al perfido "dottore" Angelo Bernabucci passando per il cocainomane Marco Messeri e il faccendiere Gianfranco Funari.

Fratelli d'Italia

Jerry Calà e Sabrina Salerno in una scena del film

Uno dei titoli più amati della commedia italiana anni '80. Sarebbe riduttivo parlare (solo) di trash, ma la presenza di alcune gag consentono alla pellicola di Neri Parenti di entrare di diritto nella nostra lista. Tre episodi il cui unico fil rouge è il noleggio di un auto (la storica Fiat Tipo): protagonisti De Sica, Calà e Boldi. Il primo si finge il rampollo Cristiano Gardini per scroccare una vacanza in Costa Smeralda a bordo di uno yacht di lusso, cercando di camuffare la propria natura borgatara con un atteggiamento da elegante tycoon. Ci riuscirà, più o meno, fino all'esplosione finale nella pittoresca piazza di Porto Rotondo, in cui a farne le spese è persino un'anziana nobildonna ("A' bambolì, ma vattela a pija 'nder #*!o, 'a befana è er 6 gennaio..."). Jerry Calà interpreta invece un tombeur de femmes sui generis, che scommette con gli amici del bar di riuscire ad andare a letto con l'avvenente moglie del suo datore di lavoro. La gentile signora in questione è la formosa Sabrina Salerno, altro sogno proibito di quegli anni, la quale cede quasi subito alle avances del dongiovanni veronese dopo che questi afferma di essere "il messia profetizzato da Aiazzone... provare per credere". Il terzo episodio segna una delle pagine più divertenti del cinema commerciale, raccontando le disavventure di un impiegato milanese (Boldi) che si avventura in trasferta nella capitale per seguire l'incontro di calcio Roma-Milan. L'automobilista vivrà un vero e proprio incubo, causa passaggio offerto a due ultrà giallorossi (Mattioli e Bernabucci) travestiti da supporter rossoneri. Piccola curiosità: le scene inerenti il tragitto autostradale dei tre tifosi vennero in realtà girate tra Civitavecchia e la strada statale Pontina.

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