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Giant Days: alti e bassi di una vita universitaria da webcomic

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Agli esami ci penseranno dopo. Per ora, le protagoniste di Giant Days hanno prove più importanti (e difficili!) da superare. La recensione del primo volume.

Esther e la cover di Giant Days

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Giant Days è nato quasi per caso, e della casualità ha fatto uno dei suoi punti di forza.

John Allison l'aveva creato come spin-off di rimpiazzo, arrivato a salvare il suo autore dell'accoglienza un po' troppo tiepida del suo ultimo lavoro, Bad Machinery (un altro webcomic, certo!). Ma non facciamoci ingannare da questa premessa: anche se prende in prestito un personaggio (l'attiraguai Esther) da Scary Go Around per impiantarlo in nuovo titolo, questo fumetto rimane un mondo in sé, che non richiede letture pregresse per farsi apprezzare. Anzi.

Se l'università è una delle simboliche porte d'accesso all'età adulta, Giant Days è la chiave per iniziare a conoscere un intero universo di webcomic ideati da John Allison. Seguendo un gruppo di studenti alle prese con le piccole e grandi sfide della vita, l'autore dipinge un ritratto fresco e genuino dei suoi protagonisti. Tutto inizia in una stanza, con tre ragazze molto diverse, e un'amicizia avviata in modo fortuito.

Daisy, Esther e Susan: il trio di universitarie britanniche protagonista di Giant Days

Volume 1: "Saremmo diventate amiche lo stesso?"

Giant Days è una sit-com a fumetti e, come ogni sit-com, inizia col descrivere il meglio e il peggio dei suoi protagonisti. Sedute a discutere dei loro drammi quotidiani abbiamo l'educata ed ingenua Daisy Wooton, la pallida e forse-troppo-interessante Esther De Groot e Susan Ptolemy, quel "silo umano di buon senso" che funge da principale voce narrante della serie.

A farle incontrare non sono stati né il destino, né una missione per salvare il mondo da un male supremo. Qui l'unica forza in gioco è quella del caso, che ha voluto mettere una accanto all'altra le loro stanze, nel dormitorio universitario. Ed è sempre un'apparente casualità che guiderà le vite che s'incrociano in Giant Days, tra il ritorno di vecchi amori, scoperte a dir poco imbarazzanti (occhio a cosa guardate su Internet!) e la lotta contro nuove nemesi.

Quello che sta dietro a tutto questo, in realtà, è una sceneggiatura che sceglie con cura le tematiche da affrontare e che organizza ogni capitolo in una mini-storia legata alle altre ma generalmente episodica.

Susan e la dipendenza dalle sigarette: il soldalizio continua anche con l'influenza

Il campus universitario creato da John Allison è popolato da un mix di personalità terribilmente attuali, che trova i suoi ingredienti principali negli membri della Generazione Y.

Tra le pagine Giant Days, le aspirazioni, le paure e le nevrosi dei Millennial trasformano anche l'evento più banale in una parentesi iperbolica. Ogni situazione è esasperata, esagerata e portata agli estremi della sua comicità intrinseca: attenzione, però, perché Allison sa bene quando frenarsi. Gli eventi non varcano mai la soglia dell'inverosimile: si posizionano a una cauta distanza di sicurezza, e la storia funziona e appasiona proprio grazie al senso di familiarità che trasmette.

È così che, dopo una ricerca su Google, i sintomi dell'influenza diventano sinonimo di malattie spaventose; le visite inaspettate dei parenti arrivano a ricordare che il concetto di libertà è relativo; e un piccolo sfogo privato viene ingigantito e trasformato nella caricatura di sé stesso, come in un moderno gioco del telefono senza fili.

Esther fa a Google la domanda sbagliata

Alla fine del primo volume di Giant Days quello che ci rimane è un sorriso un po' ironico e un po' imbarazzato, nato non per la vergogna, ma per la consapevolezza di conoscere già i personaggi apparsi tra le sue pagine.

Daisy, Esther, Susan e gli altri protagonisti del fumetto sono i compagni di corso di ieri e di oggi: quelli che amavamo alla follia e quelli che odiavamo; quelli che ci hanno fatto trovare nuovi lati di noi stessi; e quelli da cui volevamo o avremmo dovuto stare molto, molto lontani.

La tirata di Susan contro gli uomini non viene accolta molto bene all'inizio

La storia di John Allison, viva e dinamica grazie ai ritmi "digitali" della narrazione da webcomic, raggiunge una nuova profondità grazie ai colori di Whitney Cogar.

Ma a fornire un'energia in più ai primi capitoli della storia è lo stile espressivo di Lissa Treiman, che in passato ha provato la sua abilità di regista come story artist di diversi lungometraggi Disney, da Rapunzel al più recente Zootropolis.

L'edizione italiana

Giant Days è arrivato in Italia grazie ad Edizioni BD.

Esther sulla copertina del primo volume di Giant Days

Il Volume 1 propone i primi quattro capitoli della storia in un formato 17x25 cm. Le sue 120 pagine comprendono anche le copertine dei singoli numeri di Giant Days disegnate da Lissa Treiman e altre cover bonus pubblicate da BOOM! Studios.

State pronti a passare ancora molto tempo in compagnia di questi personaggi: dopo il suo successo di critica e pubblico, Giant Days è passata dall'essere una serie limitata a un titolo ongoing.

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