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Outcast: Recensione episodio 2x04. Nessuna redenzione

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La seconda stagione di Outcast continua a sprofondarci nell'abisso del Male. Attraverso un ragazzino che crede di aver trovato la propria strada. E attraverso il duro confronto fra padri e figli...

Outcast: Recensione 2x04

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Ora l’esterno combacia con l’interno, giusto?

Le parole di Aaron nella sequenza d’apertura, di cui avevamo già parlato qui, c’introducono al tema di questo nuovo episodio di Outcast: la corrispondenza fra l’aspetto esteriore e quello interiore dei personaggi.

Un tema già affrontato nella seconda stagione, come la famiglia è il fulcro attorno a cui Outcast ha costruito la storia dei protagonisti.

Nello specifico, in questo caso, i padriBob, l’uomo della discarica, ci racconta la storia della donna che aveva preceduto Sidney - e di come il padre di Kyle l’abbia sconfitta - il reverendo Anderson riceve la chiamata di Aaron.

Kyle odia il padre perché lo abbandonò (forse perché sapeva che i demoni avrebbero preso di mira la sua famiglia, ipotizziamo noi), e anche Aaron tira in ballo il padre. Un uomo davvero cattivo. Un uomo che Patricia non riesce a rivedere in Aaron.

Tu sei un bravo ragazzo. Non smetterò mai di pensarlo.

So che non lo farai.

Le ultime parole che Patricia e Aaron si scambiano, prima che lui la massacri, sono emblematiche: non c'è bisogno di avere un demone dentro per essere malvagi.

Noi esseri umani ce la caviamo benissimo anche da soli...

Per ricordarcelo, la regia si diverte con un bel montaggio, dal sangue di Patricia al ketchup di Holly, che si trova in una tavola calda insieme alla madre Megan.

Che, tanto per restare in tema “padri”, ha massacrato il padre di Holly...

Outcast: Kyle e Anderson in auto, in cerca di Aaron

Il confronto padri-figli in questa stagione di Outcast ha un duplice scopo: raccontarci la storia di Rome e dei personaggi per sottolineare come il passato torni sempre a tormentarli, ed evidenziare come i legami famigliari influenzino storie, personalità, destini… E la volontà di non ripetere gli errori dei propri padri, da parte delle brave persone. Mentre quelle "cattive" sono ben felici di seguire i cattivi esempi. E quelle arrabbiate non perdonano. Mai.

Non importa come finirà questa lotta: non lascerò che la mia famiglia mi odi.

Kyle ci crede davvero. E pare che inizi a crederci anche Megan, che non sapendo dove andare torna a casa dai suoi gentiroi. Sua figlia la odia, lo sa bene. E anche lei, a quanto pare, ha qualcosa da recriminare ai suoi.

Tornare indietro, cercare il passato e guardarlo con gli occhi dell’adulto è un passaggio necessario. Kyle visita la vecchia casa di suo padre, dove trova i documenti di Helen, la donna venuta prima di Sidney.

E la stanza in cui aveva cercato di esorcizzarla.

Kyle arriva appena in tempo per salvare il reverendo Anderson

Bisogna affrontare il passato: le prove dei propri crimini, o dei crimini dei propri cari.

John Anderson, per esempio, si trova di fronte alle conseguenze delle sue azioni: il volto sfigurato di Aaron.

Non sa che Kyle arriverà appena in tempo per salvargli la vita. Forse, messo di fronte a ciò che ha fatto (e sentendosi responsabile della morte di Patricia), è pronto a pagarne il prezzo.

Forse tutti i protagonisti si preparano a farlo... Mentre combattono come possono.

Pregando ("Ti prego non lasciare che i mostri tornino"). Cancellando i simboli tracciati sui muri col sangue. O correndo dietro ad auto che non si raggiungeranno mai…

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