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L'americano è il nuovo romanzo di Massimiliano Virgilio: la recensione

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L'americano racconta di amicizia, di crescita, di famiglia, di legame con le proprie radici e anche di camorra. Queste sfere diverse e indipendenti hanno un comune denominatore: si nutrono attraverso il contrasto e lo scontro. Ecco la nostra recensione!

Un particolare della copertina de L'americano di Massimiliano Virgilio

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Se si dovesse riassumere brevemente L'americano si incontrerebbero non poche difficoltà: il romanzo di Massimiliano Virgilio trabocca di argomenti e spunti riflessivi che colpiscono il lettore, facendolo affezionare ad ogni singola pagina.

L'americano non è il classico libro che parla esclusivamente di camorra in modalità "gangster" e con fiumi di sangue pulp: questi scenari tra cinema, letteratura e serie TV hanno, forse, annoiato gli appassionati del genere. Il libro in questione non cerca di mostrare questo mondo criminale speculando su una visione umana o in stile "grande famiglia" per ammaliare il lettore.

La camorra all'interno delle pagine di Virgilio è costante ma cambia d'aspetto: a volte è protagonista mentre altre è uno sfondo o una cornice che, come in un quadro, arricchisce e sostiene un dipinto.

Lo scrittore Massimiliano Virgilio
Massimiliano Virgilio è l'autore de L'americano

L'americano narra e descrive amicizie, diversità sociali, persone agli antipodi che si fondono, si scontrano e si perdono per poi ritrovarsi. È anche un libro che racconta di genitorialità, di famiglie concettualmente lontane che, in qualche modo, si intrecciano.

Fanno capolino tra le pagine i retaggi culturali popolari e pseudo-borghesi che, scontrandosi con la realtà, alla prima difficoltà cedono il passo all'affermazione del sé ed ai bisogni individuali legati all'opulenza ed al denaro, capaci di disintegrare anche il più nobile animo.

L'americano parla del legame con le proprie radici, da cui nessuno riesce a liberarsi completamente, mostrando vari risvolti della medaglia in base a prospettive diverse e sguardi altrettanto differenti.

Infine c'è lei: Napoli, una città fatta di contraddizioni, che ammalia come una sirena richiamando a sé i propri migranti e che riesce a rendere dolci o quanto meno ad ammorbidire anche quei ricordi più spigolosi e sofferenti dell'anima.

In serata arrivammo a Napoli - una città, lo avrei capito tempo dopo, in cui per ogni Eduardo che voleva tornarci a ogni costo, c'erano altre mille persone che speravano di andarsene via il prima possibile - che subito mi si rivelò l'opposto dell'Eldorado dipinto dai miei genitori.

Il mondo descritto ed i personaggi che compongono la trama del romanzo di Massimiliano Virgilio non è fatto di supereroi, di cattivi spietati o di vigliacchi: in ciascun personaggio coesistono tutte queste sfere che fuoriescono in base alle circostanze con cui ciascuno si ritrova a fare i propri conti. 

Perché leggere L'americano

Se state cercando un libro che vi appassioni, che non trascenda in banalità e, soprattutto, che non sia monocorde, allora questo è il romanzo giusto!

L'americano conduce il lettore in un mondo dinamico, pieno di vita e di punti di vista diversi. Il romanzo si divide in storie in cui il narratore cambia continuamente: è come se si leggessero varie narrazioni che però sono collegate tra loro da un filo sottile. È un modo diverso ed originale per poter conoscere i vari protagonisti del libro, osservandoli da varie angolazioni e prospettive.

Virgilio mostra pian piano i tasselli che compongono le varie storie ed i vari vissuti, analizzando i protagonisti in base agli anni che passano, ai propri pensieri interiori, alla mutevolezza di ciascuno data non solo dal passare del tempo ma, soprattutto, dalle esperienze diverse di ognuno.

Lo scrittore si sofferma sui legami familiari, su cosa significhi essere genitori e in che modo inevitabilmente si sbagli sia evitando il modello dei propri genitori che cercandone istintivamente uno nuovo. Nella vita non ci sono logiche, non ci sono dogmi su cui non ci accartocci in qualsiasi modo.

Ciò che si comprende sempre troppo tardi è che la propria famiglia, come tutte le altre, si fonda su un atto di fede. Che nel mio caso si chiamava futuro.

Le famiglie presenti ne L'americano sono quelle di Leo e di Marcello, i protagonisti principali del libro. I nuclei familiari descritti sono diversi, appartengono a culture sociali differenti.

La famiglia di Leo è "particolare": il padre entra ed esce dal carcere come fosse una cosa normale. Edoardo, il padre di Marcello è un impiegato di banca, ligio al dovere, al rispetto delle regole e per lui la famiglia di Leo rappresenta il male e lo sporco che inquina la sua bella ed adorata Napoli.

Leo e Marcello sono incuriositi l'uno dall'altro, si scrutano con curiosità e senza preconcetti sociali. Ciascuno è attratto dal mondo in cui vive l'altro: Marcello è sedotto da quel mondo da cui il padre cerca di proteggerlo, ammira il coraggio, la libertà e la sfacciataggine di Leo.

A volte lo intravedevo sul marciapiede - testa bassa, zaino in spalla - invidiandolo per quella libertà che a me non sarebbe mai stata concessa.

Leo invece apprezza la semplicità, l'ingenuità, l'intelligenza e la diligenza di Marcello. I due ragazzi si attraggono e si respingono allo stesso tempo.

Dove li condurrà la vita? La loro amicizia durerà?

Per scoprirlo bisognerà leggere il libro, pubblicato a marzo da Rizzoli.

La copertina de L'americanoCopyright Rizzoli
La copertina dell'ultimo romanzo di Massimiliano Virgilio

Leo e Marcello: i protagonisti de L'americano   

L'amicizia tra Leo e Marcello è un legame indissolubile: i due si conosco da piccoli, imparano ad affezionarsi alla loro diversità sociale e caratteriale. I due sembrano inseparabili eppure qualcosa li allontana.

Leo, soprannominato l'americano, è uno scugnizzo sprezzante del pericolo e con lo sguardo perennemente impostato verso la sfida e la provocazione.

L'americano. All'epoca nessuno lo chiamava ancora così. Per tutti era soltanto lo scugnizzo che passava le giornate a bighellonare in strada, a otto anni, era l'unico alunno del Sorriso dei bimbi senza accompagnatore.

Il padre di Leo lavora per la camorra, vive di espedienti e non si fa tanti scrupoli. Marcello, la prima volta che incontra l'americano, ne resta affascinato ed allo stesso tempo impaurito.

Lì fuori c'era un ragazzino - avrà avuto un paio d'anni più di me - che tirava calci a un pallone. La cosa insolita, oltre al fatto di giocare per strada a quell'ora della notte, indossando un divisa da calciatore rossa fiammante e un paio di scarpini con  tacchetti, era la precisione con cui i suoi tiri centravano la vetrata del portone. Un figurino con la ferocia di un cane da combattimento. All'epoca non potevo immaginare l'impatto che avrebbe avuto sulla mia vita.

Marcello è come se vivesse in mondo tutto suo: scandito dallo studio, dalla musica e dalle raccomandazioni familiari. L'incontro con Leo gli è utile per capire che il mondo è anche altro e che bisogna imparare a difendersi, a stare sempre sull'attenti perché la vita è diversa da quella che gli vogliono far credere i suoi genitori.

Durante gli anni i due crescono ma, ad un certo punto, la vita li separa e quando ciascuno prende la propria strada non diventano altro che una sorta di proiezione dei propri genitori.

Leo, ad esempio, a causa del suo temperamento si trova a vivere in cattività, diventando uno schiavo della camorra, vive lontano dai suoi cari e senza possibilità di uscita se non quella di uccidersi.

Marcello diventa un uomo brillante e di successo ma la sua vita sentimentale e familiare non splendono di questa stessa luce.

Vari eventi trascinano i due vecchi amici nello stesso campo da gioco ma la partita e la posta in gioco, questa volta, sono molto più serie rispetto a quelle fatte insieme da piccoli. Per scoprire il resto e sapere di più sul romanzo bisognerà leggere L'Americano.

Buona lettura!

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