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Vivi e Vegeta: la ricetta di un appetitoso Noir Vegetariano

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Il Distretto dei Fiori è oppresso dalla pioggia ma teme la luce: fatto insolito, in un mondo di flora antropomorfa. Ma le stranezze e i pericoli che un giovane cactus dovrà affrontare per ritrovare la pianta che ama sono solo all'inizio.

I catus Nora e Carl stretti in un abbraccio

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La ricetta del "Noir Vegetariano" messa a punto da Francesco Savino e Stefano Simeone è piuttosto semplice. Il loro Vivi e Vegeta prende tutti gli ingredienti classici del noir (a partire da una giornata di pioggia) e li condisce con una punta di western e la giusta dose di ironia.

Si inizia così: un timido cactus del deserto parte alla ricerca dell'amata. Quello che scoprirà, in un mondo che teme il sole e la sua luce, è un mistero ben più cupo delle risposte che temeva di trovare.

Una premessa generica? Solo in apparenza: il mondo di Vivi e Vegeta, un webcomic da poco passato dal digitale alla carta stampata, vuole dirci molto nei suoi 10 capitoli. Iniziamo a sfogliarlo.

Piante, fiori... e l'immagine sbiadita dell'essere umano

La flora antropomorfa di Vivi e Vegeta ha poco in comune con gli allegri spiriti canterini dei cartoni animati. Qui, piante e fiori danno forma a una società multisfaccettata, preda del razzismo e dei pregiudizi.

Dalla vita in palazzine affollate ai riti di estremo saluto ai defunti, l'Uomo è riuscito a lasciare la propria impronta su ogni aspetto del mondo vegetale. Forse è proprio questo essere disprezzato ed assente a muovere le fila di tutto, come una divinità inconsapevole del proprio potere. O forse questo modo di vivere sarebbe esistito anche senza il suo intervento: difficile dire cosa derivi da un istinto naturale e cosa dall'influenza di un agente estraneo.

In ogni caso, anche se tra piante fiori "non scorre buona linfa", questo nemico in comune rimane ciò che unisce davvero una società profondamente divisa. E sempre di estranei indesiderati e di paure unificanti si continuerà a parlare per tutto il volume.


È sempre il mondo degli uomini a fornire gli strumenti utili a contaminare e degradare l'intera società vegetale (che diciamocelo: forse non era poi così innocente già in partenza). Da una parte, le piante e i fiori di Vivi e Vegeta cercano di sfuggire a un fato che li condanna a seccare in un vaso, come semplici decorazioni. Dall'altra eccoli nel ruolo di prede, costretti ad alimentare la sempre crescente richiesta di ricette vegane e vegetariane, magari consumati dalla furia di un qualsiasi minipimer!

Quello che per il lettore è un semplice utensile da cucina, nel mondo dei fiori diventa un vero e proprio flagello: un'arma divina che ispira terrore e devozione nel cuore dei fedeli. È un po' quel che accade con molte "invenzioni moderne" (e alcune piuttosto antiche), nate dalla noia e dall'esigenza di distinguersi dalla società in cui si vive.

"Il mio arrivo qui non è stato dei più facili"

Questi accostamenti curiosi e quasi paradossali contraddistinguono l'intero mondo di Vivi e Vegeta e ci costringono a guardare ogni cosa da una prospettiva insolita. Persino i colori, quasi sempre freddi, si sono introdotti nella narrazione per trasmettere un senso di estraniamento. Savino aveva raccontato questo aspetto del suo lavoro in un'interessante intervista a Lo Spazio Bianco nel novembre 2015:

In un noir che si rispetti, la pioggia è un elemento fondamentale per trasmettere sensazioni di angoscia e inquietudine. In questa serie ho voluto far sì che siano i colori caldi a trasmettere un senso di paura… e viceversa!

Il gioco di ribaltamenti nel mondo vegetale inizia fin dal titolo dei 10 capitoli che compongono Vivi e Vegeta. Gli autori si divertono (in alcuni casi forse un po' troppo!) a creare giochi di parole nati da espressioni comuni, da "Una questione spinosa" al profetico "Siamo quello che mangiamo". I contrasti comici ed ironici che ne derivano sono un commento dissonante agli eventi e alle atrocità che si consumano sulla scena.

Punti di vista: le copertine di Roberta Ingranata

Anche il ritmo della narrazione, che da principio rispetta battuta per battuta quella di un noir classico si lascia pian piano contaminare. Diventa un po' incostante appena superata la parte centrale e, in alcuni casi, glissa sulle motivazioni dei protagonisti (che comunque hanno le loro belle radici!). Piante e fiori, liberi di quell'innocenza che l'immaginario comune assegna loro, si fanno carico di personalità ben definite: misteriosi profeti, intrepidi giornalisti, carismatici leader... persino spietati esecutori.

Sono proprio due violenti e giallissimi Girasoli a trascinarci a fondo nei toni più cupi di Vivi e Vegeta: il nostro cactus, Carl, li incontra quando la pioggia si dirada nel Distretto dei Fiori. Alla luce del sole, questi scagnozzi rapiscono i fiori più innocenti dalle strade. Amici e parenti potranno rendere tributo solo a dei vasi vuoti.

Carl assiste impotente a queste angherie - e la sua incapacità di affrontare la situazione diventa un motivo in più per odiarlo. "Dovrebbe tornare nel deserto!", si lamentano i fiori. Ma, oppresso in egual misura dalla pioggia e dal sole, l'intero mondo vegetale è pronto all'ennesimo ribaltamento di prospettive. Sarà proprio la ritrovata determinazione di Carl far precipitare gli eventi, generando alleanze improbabili e portando alle luce orrende verità sul terrore che affligge da tempo l'universo di Vivi e Vegeta.

Due modi per leggere Vivi e Vegeta

Il mistero di Vivi e Vegeta può essere sfogliato in due diverse forme.

La prima è quella dell'originale (e già pluripremiato) webcomic. Qui gli autori raccontano la loro storia ricorrendo a tavole verticali che sembrano non finire mai. Il gioco delle prospettive continua, raggiungendo nuove vette grazie alle intelligenti copertine Roberta Ingranata, che illustra le vicende di Carl da diversi punti di vista: quello di piante e fiori e quello degli esseri umani.

Un pannello dello speciale natalizio di Vivi e Vegeta

La seconda forma di Vivi e Vegeta è la nuova edizione a cura di BAO Publishing, arrivata nelle librerie a fine aprile 2017 insieme a una controparte digitale Verticomics. Savino e Simeone speravano da tempo di riproporre la loro storia su pagine stampate (ah, la cellulosa!), e si erano già preparati a riadattare parole e disegni per questo media, arrivando persino a modificare le azioni dei personaggi o a inserirne di nuovi.

Il risultato è un volumetto brossurato di 168 pagine con alette, che raccoglie la prima stagione di Vivi e Vegeta più qualche extra. Accanto agli schizzi preparatori e all'immancabile mappa del Distretto dei Fiori troviamo anche uno speciale natalizio disegnato da Nicoletta Baldari, il cui stile è un contrasto di linee e cromie volutamente cercato con quello del racconto principale.

Ho detto "prima stagione" di Vivi e Vegeta. La storia di Carl e del mondo di piante e fiori, infatti, ha trovato solo un temporaneo finale nel suo decimo capitolo. Questa ricetta noir si è presentata fin dall'inizio come solo un'introduzione (un antipasto, forse?) a una storia più grande, che online si è già arricchita di side-story e contenuti speciali.

La copertina regular di Vivi e Vegeta e la variant di Gabriele Dell'Otto
Vivi e Vegeta ha due cover: una in edizione limitata (500 esemplari) firmata Gabriele Dell'Otto

Ma quindi, meglio leggere Vivi e Vegeta come webcomic o nell'edizione BAO? Bella domanda! La ricetta di base è la stessa, ma entrambe le varianti hanno le loro appetibili attrattive.

Savino ci ha già invitato a fare il gioco di "trova le differenze", e forse non ha tutti i torti: certe ricette si apprezzano meglio variando un po' gli ingredienti. A me il profumo dei libri appena stampati di BAO piace parecchio, ma il gioco di prospettive del webcomic vale sempre un assaggio.

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