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Da Cannes 70 Fortunata sbarca a Milano: il cast racconta il film

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Di ritorno dalla passerella di Cannes 70, Jasmine Trinca, Stefano Accorsi, Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini presentano a Milano il loro nuovo film Fortunata. Ecco cosa ci hanno raccontato.

Jasmine Trinca a Cannes 70

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La sala è una di quelle simbolo del cinema d'autore a Milano e il pubblico è quello delle grandissime occasioni, con tutti i posti esauriti e tantissimi spettatori in piedi, in attesa di potersi confrontare con il cast di Fortunata. La lezione di cinema di Sergio Castellitto & Co. a Milano non può che definirsi un successo, dato il tutto esaurito che l'evento ha registrato. 

Jasmine Trinca parla del suo ruolo in FortunataHDUniversal Pictures
Jasmine Trinca è la stella di Fortunata: ho dovuto imparare a espormi per interpretarla, rivela.

Una bella soddisfazione per il regista e Margaret Mazzantini, sua moglie e sceneggiatrice del film. Specie dopo l'accoglienza non esaltante che il film ha ricevuto da una parte della critica italiana in Croisette. Castellitto sorride affabile, non si scompone e commenta a riguardo: 

Da Repubblica e Corriere sono arrivate delle stroncature vere e proprie, ma invece l’accoglienza in Francia è stata per fortuna calorosa, abbiamo avuto 12 minuti di applausi e anche le testate e i critici francesi sono stati positivi, molto teneri. A volta sembra che nel nostro Paese si voglia spezzare le reni al nostro cinema.

Fortunata però è un film forte, incentrato sulla figura di una donna forte. Tra le poche pellicole italiane passate a Cannes (nessuna in concorso, Castellitto può sperare al massimo di vincere un premio nella sua sezione, Un Certain Regard), il nuovo progetto della premiata coppia Mazzantini e Castellitto è figlio di un romanzo mancato, a differenza dei loro precedenti progetti prima passati in libreria e poi al cinema. 

Fortunata è un libro mancato - rivela Margaret Mazzantini - che cominciai a scrivere 20 anni fa. Questo personaggio è rimasto dentro di me, è un po’ la figlia di Italia di Non Ti Muovere. Mi piace raccontare le storie degli ultimi, usando la marginalità come punto di vista privilegiato. Anni dopo, quando ho incontrato Jasmine Trinca sul set di Nessuno Si Salva Da Solo, ho capito che avevamo trovato la grande attrice giusta per il ruolo e sono tornata a lavorare sulla sceneggiatura.

Il cast di Fortunata presenta il film al pubblico milaneseUniversal Pictures
Jasmine Trinca e Stefano Accorsi sono i protagonisti di Fortunata

Chi è Fortunata? È una parrucchiera di borgata romana che insegue con grande coraggio sogni piccoli, ma che nel suo universo difficile sembrano già impossibili: aprire un negozio tutto suo, sistemarsi con la figlia Barbara, farla stare bene e inseguire un po' di felicità. Gli uomini e le scelte sbagliate di Fortunata però faranno da continuo ostacolo alla sua realizzazione personale. 

Insomma, non un ruolo semplice per Jasmine Trinca, la stella del film. Già la critica a Cannes ha sottolineato quanto il film viva della sua performance, vivida e luminosa. Lei sembra ancora un po' incerta di fronte a una donna così diversa dal suo vissuto e dal suo carattere: 

Fortunata è una parrucchiera a domicilio di cui mi ha parlato Sergio un giorno, mentre eravamo al mare a Lampedusa. È bastato questo per convincermi che dovevo avere la parte e mi ci sono dedicata anima e corpo. Ho deciso di decolorarmi i capelli, proprio io che non li avevo praticamente mai toccati, ho dimenticato il mio pudore infilandomi in minigonne e tacchi alti, camminando per ore per le strade della periferia romana, lavorando sulla gestualità del personaggio. Ogni giorno mandavo a Margaret e Sergio foto e spunti, provavo a espormi, a mettere da parte la mia riservatezza. Ho rivisto anche il film Qualcosa è Cambiato, sempre su consiglio di Sergio, e mi sono ispirata a questa mancanza di riparo, mentre io per carattere cerco di nascondermi. 

Non è un'umanità facile, quella descritta da Castellitto in Fortunata, anche quando si inquadrano personaggi più borghesi, come lo psicologo interpretato da uno Stefano Accorsi sempre impegnatissimo, che in queste settimane ci aveva già raccontato del suo ritorno in TV con 1993. Pur essendo solo uno degli uomini che ruotano attorno alla protagonista e la ingannano, anche Accorsi si è documentato molto per la parte: 

Prima di cominciare a girare, io e Sergio abbiamo incontrato uno psicanalista della Magliana che curava bambini, come il mio personaggio nel film. Abbiamo scoperto un mondo di cui si parla davvero poco: si pensa sempre che chi ha bisogno di psicoanalisi viva nel contesto borghese, invece non è così, c’è tanta domanda e tanto lavoro anche in periferia, soprattutto in questo momenti difficile.

Nel film di Castellitto e Mazzantini però sembrano più gli italiani a passarsela male, tanto da faticare a parlarsi tra di loro. Le altre comunità che abitano la periferia romana invece appaiono sempre in gruppo, unite, integrate tra di loro. Il regista ha voluto così omaggiare la città dove è nato e il suo cambiamento. Io sono nato a Centocelle - ricorda - quando era la nuova periferia popolare. Ora lì ci sono grandi comunità straniere, quella cinese e quella di religione musulmana. Hanno questa capacità di non fermarsi, di ballare anche sotto la pioggia, dote che ai romani di oggi manca completamente. 

Come è stato, per gli attori, farsi dirigere da un regista che a sua volta è un grande attore e recita in molti più film di quanti dirige? Avere un attore come regista è comodo per un certo punto di vista - spiega ridendo Accorsi - perché ti fa lui metà del lavoro facendoti vedere come va fatta la scena, poi però la devi fare tu e allora cominciano i problemi. Jasmine Trinca invece rivela che è stata un'esperienza destabilizzante, lontana dai film in cui è abituata a recitare. Ha accettato solo perché con Sergio e Margaret ha un rapporto di profonda fiducia. 

Cosa pensa a riguardo Sergio Castellitto, instancabile sul set, davanti e dietro la cinepresa, che ha provato tutte le scene prima di girarle? Il regista dichiara con orgoglio: 

Io credo che tutti gli attori, e in particolare quelli italiani, siano borghesi. Con Fortunata ci siamo spogliati di questi panni che neghiamo ma indossiamo quasi sempre ed è una cosa piuttosto rara nel nostro cinema. Tra tutti i registi con cui ho lavorato, Jacques Rivette è forse quello che mi ha insegnato di più sul mestiere del recitare, eppure sul set alle domande che facevano gli attori gli sentivo sempre rispondere Je ne sais pas, non lo so. Io invece ho il vizio di dire continuamente: lo so io cosa fare!

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