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Lo strano viaggio di un oggetto smarrito, recensione e intervista

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Napoletano nel cuore e romano d’adozione, Salvatore Basile approda in casa Garzanti con un viaggio che narra di treni, colori e amori sbiaditi: “Lo strano viaggio di un oggetto smarrito” è il suo romanzo d’esordio.

La copertina del romanzo Garzanti di Salvatore Basile

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Tutti siamo stati oggetti smarriti. Davanti un caffè, alla stazione del treno, seduti sul divano di casa nostra, ognuno di noi è stato costretto almeno una volta nella vita a sentirsi un oggetto smarrito.

Salvatore Basile abbraccia le sfumature sbiadite dell’abbandono e ne architetta una scintillante struttura narrativa, facendosi forza di dolori indissolubili e fantasmi passati per definire la vita di Michele Airone.

Seguendo le orme del padre, Michele è un giovane capostazione e passa tutta la sua vita circondato dagli unici amici che è riuscito a trovare: gli oggetti smarriti sul treno, che ogni sera raccoglie e invita tacitamente nella sua vita, perché tra simili ci si riconosce.

Immagine promozionale del libro Lo strano viaggio di un oggetto smarrito Ilariarodella
Il romanzo di Salvatore Basile

Il viaggio di Michele inizia in una sera come tante e prende il nome di Elena. Logorroica, vispa ed esuberante, Elena è tutto ciò che Michele non è mai stato. Mentre Elena respira la vita a pieni polmoni, lasciando una scia rossa su tutto ciò che tocca, Michele ha paura del cambiamento e preferisce nascondersi tra gli scaffali impolverati di una vecchia stazione fuori dal mondo.

Due dolori che s’incontrano, si riconoscono e cercano, insieme, di diventare un’unica speranza.

L’arrivo di Elena restituisce a Michele il bisogno di vivere e intraprende un viaggio fisico quanto metaforico alla ricerca di verità negate ed emozioni represse. Michele sale e scende dal treno in continuazione e ogni fermata diventa atto di metamorfosi. L’apatia delle prime pagine si cancella nelle incombenze della vita, l’ingenuità fa posto alla corazza della diffidenza e il bisogno d’essere amati gli esplode nel cuore come la verità più grande di tutte.

Tutti credono pazzo chi cerca di essere felice.

Lo strano viaggio di un oggetto smarrito è un incantevole romanzo moderno ricostruito secondo le indicazioni fiabesche di Vladimir Propp: Michele è l’eroe che parte alla ricerca della madre, mentre Elena, che appare protagonista e antagonista al tempo stesso, in realtà ricopre il ruolo di mandante, poiché è grazie al suo intervento che Michele trova finalmente il coraggio di inseguire la verità.

Il viaggio del protagonista non gli permette di saltare da un pianeta all’altro come ne Il piccolo principe, ma è ugualmente costellato di piccoli aiutanti che cercano di salvarlo e indirizzarlo verso la giusta strada: la donna dai capelli viola, il vecchio amico d’infanzia e lo straniero dall’automobile sul tetto s’intromettono nel suo percorso esattamente quando Michele inizia a smarrirsi. Bizzarra e agrodolce è la scoperta del ruolo della madre di Michele, principessa all’apparenza che si rivela mentore (guida dell’eroe) alla fine del viaggio. 

Abbiamo dovuto confrontarci con Salvatore Basile

MondoFox: Leggendo il tuo romanzo ho avuto l’impressione di leggere una favola ambientata ai giorni nostri. Era questa la tua intenzione o è stata soltanto una mia impressione?

Salvatore Basile: Non è una tua impressione: volevo scrivere proprio una favola. Soprattutto volevo scrivere una storia in piena libertà. E cosa c’è di più libero di una favola? Perfino i luoghi descritti nel romanzo sono inventati, non esistono, per un motivo molto semplice: le favole non iniziano mai con “C’era una volta a Chianciano Terme”, ma… in un castello o in posto incantato. Ecco: la stazione di Miniera di Mare (inesistente) è diventato il mio castello incantato.

MF: Quando è nata quest’idea di raccontare il viaggio di un oggetto smarrito?

SB: L’idea è nata alcuni anni fa, poi è rimasta nel cassetto. Quando ho cominciato a sentire il “richiamo” della scrittura di un romanzo, mi è tornata in mente e ho cominciato a lavorarci. Era un’idea molto labile, quasi una nebulosa: raccontare il mondo degli oggetti smarriti e le storie che ogni oggetto si porta appresso. Poi ho ritrovato un mio vecchio diario in soffitta. Aveva la copertina rossa e una data: ottobre 1965. E tutte le pagine bianche: non avevo mai cominciato a scriverlo. Però quel diario ritrovato mi ha fatto scattare la scintilla definitiva nel momento in cui ho immaginato un diario, appunto, che ritorna dal suo legittimo proprietario dopo molti anni e lo spinge a ritrovare se stesso. Da quel momento, tutto è stato molto più semplice.

 MF: Ti sei mai sentito un oggetto smarrito?

 SB: Chi non si sente un “oggetto smarrito" almeno una volta nella vita? Credo di aver cominciato sin da bambino, temendo il suono della campanella a scuola per la paura di non trovare nessuno all’uscita. Anche la felicità può far sentire “smarriti”, ti trasforma in un superstite senza nessuno ad accoglierti e ascoltare i motivi della tua gioia. Perfino le scelte ti fanno sentire un oggetto smarrito, perché comportano sempre la rinuncia a qualcosa o a qualcuno. E smarrendo qualcosa o qualcuno, ti senti a tua volta smarrito. In realtà, comunque, non si è mai davvero “oggetti smarriti” se non si perde la voglia di andare avanti per vedere come andrà a finire.

 MF: Cosa ha in serbo il futuro letterario per te?

 SB: Sto scrivendo un nuovo romanzo con la Garzanti che mi ha incitato a farlo. È una storia completamente diversa, stavolta, più realistica, anche se non mancherà qualcosa di “magico” nello sviluppo degli eventi. Posso dirti, per il momento, che il protagonista è un ragazzo di 18 anni che sogna di diventare un campione di tuffi. E che, nel corso della storia, riuscirà a capire per cosa è nato davvero.

Salvatore Basile guida il lettore attraverso un percorso di redenzione, esplorando quella parte di sé che, seppur smarrita, avverte il bisogno di trovare il proprio posto nel mondo. Michele ed Elena riescono a farlo insieme, ritrovandosi in un arcobaleno di rosso e blu.

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