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Carrie Fisher: l'autopsia rivela la presenza di droghe nell'organismo

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Al momento della morte, nell'organismo di Carrie Fisher erano presenti diverse droghe. Ma non è chiaro se le sostanze stupefacenti abbiano contribuito al decesso.

Carrie Fisher a uno degli ultimi incontri con i fan

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Emergono nuovi dettagli sulla morte di Carrie Fisher. Dopo che un primo rapporto ha stabilito che l'attrice si è spenta per un'apnea del sonno e la combinazione di altri fattori, gli esami tossicologici hanno rivelato che nell'organismo della Principessa Leia erano presenti diverse droghe.

A diffondere la notizia è stato People, che ha ottenuto dal Coroner della Contea di Los Angeles il rapporto completo dell'autopsia.

Carrie Fisher: le droghe nell'organismo e le cause della morte

In un'intervista rilasciata ad Associated Press poco tempo fa, Todd Fisher ha dichiarato che la famiglia non desiderava un'indagine sulla morte di Carrie, sottolineando di conoscere bene i problemi di dipendenza della sorella:

Non ci ha illuminati. Niente di tutto ciò è illuminante. Per quello che mi riguarda, non è certo una novità che facesse uso di droga.

La stessa Carrie non ha mai fatto mistero di avere consumato e di consumare sostanze stupefacenti, molte delle quali contenute nei farmaci che le venivano prescritti dai medici per curare il suo disturbo bipolare.

Per questa ragione, il rapporto tossicologico diffuso da People non rappresenta una sorpresa e di certo non fa scandalo.

I fratelli Fisher: Carrie e ToddHDGetty Images
Carrie Fisher con il fratello Todd

I risultati riportati nella documentazione rivelano che al momento della morte, avvenuta a dicembre 2016, nell'organismo dell'attrice erano presenti cocaina (assunta probabilmente 72 ore prima del decesso), oppiacei, eroina e un piccolo quantitativo di MDMA, ovvero ecstasy. Inoltre, sono state ritrovate tracce di un antidepressivo e di un antistaminico.

Tuttavia, non è chiaro se le droghe abbiano contribuito alla dipartita dell'iconica protagonista di Star Wars:

In base agli esami tossicologici, non è possibile stabilire se le molteplici sostanze rilevate nel sangue e nei tessuti della signora Carrie Fisher abbiano avuto un ruolo nella sua morte.

Alla luce di ciò, il rapporto del Coroner si conclude con una laconica dichiarazione di indeterminatezza:

Il decesso è avvenuto per cause ignote.

Carrie Fisher: la lotta contro le dipendenze e il disturbo bipolare

Carrie Fisher ha lottato per tutta la vita contro le dipendenze e un disturbo bipolare dell'umore, che le è stato diagnosticato all'età di 24 anni.

L'attrice ha iniziato a fumare marijuana quando era appena adolescente, poi ha sperimentato diverse altre droghe (tra cui l'LSD) e ha finito con l'abusare anche dell'alcool, come lei stessa ha raccontato nello spettacolo teatrale Whishful Drinking e nel romanzo semi-autobiografico Postcards from the Edge (Cartoline dall'Inferno), da cui è stato tratto un film con Meryl Streep.

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La sua tragica esperienza l'ha spinta a parlare apertamente dei propri problemi per dare una mano ad altri come lei:

L'unica lezione che ho imparato e che vale per tutti è che bisogna chiedere aiuto.

Per tale motivo l'attrice ha creato la JED Foundation e per la medesima ragione, dopo la diffusione dei primi risultati dell'autopsia, la figlia Billie Lourd ha pubblico su People un toccante comunicato, in cui ha ricordato l'impegno della madre e ha invitato le persone a lottare contro i pregiudizi e a esigere il supporto di cui hanno bisogno e che spetta loro.

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