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Transformers - L'Ultimo Cavaliere, la recensione del film con Mark Wahlberg

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A 10 anni di distanza dal primo film, Michael Bay torna al cinema con Transformers - L'Ultimo Cavaliere, quinto capitolo della saga robotica.

Wahlberg in una scena dell'ultimo Transformers

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Assordante come un concerto dei Rolling Stones in un asilo nido: è Transformers - L'Ultimo Cavaliere, quinto capitolo della saga robotica diretta da Michael Bay. Dopo L'era dell'estinzione, il cui preludio correva fino all'alba dei dinosauri, stavolta tocca al mito di Re Artù fare da prologo.

Con Optimus Prime fuori dai giochi - il leader degli Autobot alla fine del quarto capitolo lasciava la terra in cerca del proprio "Creatore" - l'inventore tutto muscoli Cade Yeager (Mark Wahlberg) è finito nel mirino della TRF (Transformers Reaction Force), spietata organizzazione militare che, dopo la disastrosa battaglia di Hong Kong, ha il compito di sterminare ogni forma di vita aliena che contenga almeno un bullone e un circuito.

Decepticon o Autobot, non fa alcuna differenza: i robot venuti dallo spazio sono divenuti illegali sul pianeta Terra. Se il plot sembra addirittura suggerire una rilettura in chiave heavy metal della politica internazionale odierna - i Transformers come immigrati indesiderati perché potenzialmente pericolosi - ecco che l'esercito di sceneggiatori agli ordini di Bay muove dai miti di Stonehenge e di Camelot per depredare leggenda, storia vera e quella del cinema.

Una collisione tra due mondi - con la prospettiva di sopravvivenza solo per uno di essi - è quanto raccontato in Transformers - L'Ultimo Cavaliere: la salvezza dell'umanità risiede nella reinterpretazione della leggenda, nel ritrovamento di una preziosa reliquia appartenuta a Merlino (dipinto come un cialtrone e con le fattezze di Stanley Tucci). Per scongiurare una nuova era cybertroniana e per affrontare un Optimus Prime voltagabbana, l'ingegnere Yeager farà team con un anziano lord inglese (Anthony Hopkins), Bumblebee e una provocante prof. di Oxford (Laura Haddock). Basterà?

Anthony Hopkins è il lord Edmund BurtonHDUniversal Pictures

Transformers - L'Ultimo Cavaliere: un prodigio high tech

Transformers - L'Ultimo Cavaliere è il primo film interamente girato in IMAX 3D tramite l'utilizzo di due gigantesche cineprese (due occhi come quelli umani, le ha definite il regista). Tradotto: altissima risoluzione, tridimensionalità vera e non frutto di una riconversione in fase di post-produzione. Visivamente sbalorditivo, dal punto di vista tecnico il film di Bay è un vero e proprio prodigio da gustare tassativamente in una sala cinematografica di ultima generazione.

Non si può rimproverare nulla all'autore di Bad Boys: siamo di fronte al massimo livello di entertainment costruito su lamiere contorte, super umani (volano, cadono, si rialzano) e Armageddon. E fin troppo palese il disinteresse di Bay per un plot credibile. E gli sceneggiatori hanno semplicemente reiterato la formula dei blockbuster del nuovo millennio: plot caotico con diverse sottotrame, riferimenti storici e relative dietrologie e bombardamento di effetti speciali. 

Insomma le star in carne e ossa ci sono, quelle di metallo pure, il 3D vale il prezzo del biglietto e della trama faremmo volentieri a meno. La ricetta del "combattimento/esplosione/distruzione" viene adoperata senza soluzione di continuità, avvolta in atmosfere ora distopiche ora ridanciane.

Transformers - L'Ultimo Cavaliere strizza spudoratamente l'occhio a pellicole come Il codice da Vinci e Il Mistero dei Templari, cita Star Wars e Independence Day, cattura infine l'atmosfera pop della Camelot di King Arthur: Il Potere della Spada (a firma Guy Ritchie), rifugiandosi infine nell'autoreferenzialità attraverso il ritratto di umani senz'anima e di cyborg divorati da odio e fedeltà.

Non cercate velleità autoriali in un pop-corn movie del genere: Transformers - L'Ultimo Cavaliere (che non sarà certo l'ultimo capitolo della saga) ha abbandonato qualsivoglia proposito di credibilità in nome di una spettacolarità da ottenere a tutti i costi. 150 minuti di battaglia "metallara" in cui dialoghi e plot twist non sono che una seccatura per gli autori.

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