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Spider-Man: Homecoming, la recensione del film con Tom Holland

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Arriva al cinema Spider-Man: Homecoming, il nuovo Uomo ragno con protagonista Tom Holland. Nel cast Robert Downey Jr. e Michael Keaton.

Tom Holland in una scena di Spider-Man: Homecoming

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Stan Lee lo definiva "l'eroe che potresti essere tu". E se per antonomasia Captain America è da sempre l'uomo "del popolo" dei fumetti Marvel, l'Uomo Ragno è il ragazzo "tra il popolo", il supereroe nerd che non t'aspetti, colui che passa inosservato tra la folla.

Spider-Man: Homecoming piega le logiche del cinecomic all'esigenza del regista - Jon Watts - di catturare un target teen/young adult. Ecco spiegata, quindi, la scelta di far indossare il costume a Tom Holland, già svezzato dai Marvel Studios in Captain America: Civil War.

Il risultato è una frizzante action comedy indirizzata alle nuove generazioni, che si rifà alla lezione del cinema anni '80 di John Hughes (citato apertamente) senza per questo risultare indigesta al resto del pubblico. Merito di una sceneggiatura "liceale e urbana", abile nel catturare l'aspetto più intimo e adolescenziale del giovane Spidey, perfettamente calato nella realtà del Queens newyorchese.

Spider-Man: piccolo fra i grandi

Spider-Man: Homecoming rifiuta la via in apparenza più semplice, quella di proporsi come l'ennesima origin story del beniamino dei fumetti, la terza in quindici anni. Da Raimi a Watts, la ripetitività della formula "grandi poteri, grandi responsabilità" avrebbe spianato la strada all'incubo più temuto nel mondo dei cinefumetti: la noia. Invece il nuovo Uomo Ragno è un supereroe - seppur adolescente - fatto e finito, senza investiture da parte di zii o morsi di ragni radioattivi.

Un altro punto a favore del film con Tom Holland è l'aver finalmente "riportato a casa" (come suggerisce il titolo) l'Arrampicamuri, ora in grado finalmente di interagire con i più titolati colleghi. Non è un caso che a fare da Cicerone al young Spider-Man nel Gotha degli Avengers sia proprio il Tony Stark di Robert Downey Jr., quell'Iron Man che avevamo lasciato con un occhio nero (e il morale a pezzi) nel finale di Civil War.

Nella morsa del ragno

Inutile girarci intorno: il fascino di un Uomo Ragno calato nel duplice contesto di sbarbato studente e aspirante Avengers è irresistibile ed è il vero punto di forza del film di Watts: l'approdo ad un equilibrio (per nulla semplice) tra la necessità di raccontare il mondo di Peter Parker e la possibilità di appoggiarsi ad universo cinematografico già rodato ed esplicitamente rappresentato da Iron Man a.k.a Downey Jr., dall'Happy Hogan di Jon Favreau e dal cameo di Chris Evans nei panni di Capitan America.

Tra una battuta che cita il mito "proletario" di Bruce Springsteen, una hit dei Ramones e un'incursione sexy di una zia May (Marisa Tomei) mai così affascinante finora, a spiccare è il carisma di Michael Keaton, villain piumato - è la nemesi di Spidey, l'Avvoltoio - mosso dal rancore nei confronti di Stark. Se i cinecomic targati Marvel confermano anche con Spider-Man: Homecoming di non scavare troppo nelle motivazioni che spingono gli antagonisti a fare del male, il personaggio di Keaton è fra i più riusciti del genere, un "birdman" che si oppone allo sfruttamento dei meno abbienti.

Il nuovo Spider-Man è quindi un'ondata di energia nella calura estiva, un cinecomic scanzonato e dai notevoli effetti speciali (superiori in fattura a quanto visto nei trailer) che evita l'etichetta di "fotocopia" dei predecessori e che, complice un finale esplosivo, non può che far cadere lo spettatore nella tela di un ragno imbranato, chiacchierone e generoso.

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