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Black Butterfly, Antonio Banderas torna al cinema con un thriller dark

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Dopo un lungo periodo d'assenza dal grande schermo, Antonio Banderas torna nei panni di uno scrittore tormentato nel thriller psicologico Black Butterfly: la nostra recensione.

Un dettaglio della locandina di Black Butterfly

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Il genere thriller è il refugium peccatorum di tante ambizioni inespresse e tanti ritorni difficoltosi. Quando l’estate avanza e l’offerta cinematografica dell’annata cala, si aprono le porte delle sale anche a prodotti che normalmente troverebbero naturale collocazione in televisione.

Jonathan Rhys-Meyers siede nello studio di Antonio Banderas sul set di Black ButterflyHDNotorius Pictures
La prima regola per sopravvivere in un buon thriller: mai fidarsi degli sconosciuti.

Black Butterfly per gran parte della sua durata è il classico thriller psicologico senza troppe pretese, che vive del mistero attorno a cui lavora: perché un giovane vagabondo (Jonathan Rhys-Meyers) si interessa così tanto alla vita di uno scrittore alcolizzato e fallito (Antonio Banderas), deciso a vendere il suo casolare di montagna dopo che la moglie lo ha scaricato? Il minimo sindacale per portare avanti una pellicola c’è, tra un Banderas credibile nella parte (ma molto aiutato dal doppiaggio) e un Rhys-Meyers coperto di tatuaggi e col capello unto perché si sa, sono tratti irrinunciabili di un tipo losco dalla fedina penale non troppo pulita.

Non sembra molto e suona decisamente dimenticabile, ma d’estate può capitare di vedere ben di peggio, sia tra i blockbuster sia tra le piccole pellicole senza né arte né parte che approdano il sala. Black Butterfly si sarebbe quindi avviato verso un destino senza infamia e senza lode, se non avesse deciso di imboccare i 20 minuti finali più spettacolarmente sbagliati - o come direbbero gli internauti, what the f**k!? - che la stagione cinematografica 2017 ci ha finora riservato.

Piper Perabo e Antonio Banderas si confrontano impauriti in una scena di Black ButterflyHDNotorius Pictures
Black Butterfly è un thriller di cui non scorderete facilmente il finale

Lo scoglio è sempre quello: una volta postulato un mistero, lo devi risolvere, specie se ci costruisci sopra un thriller. Black Butterfly ha il primo ribaltone a portata di mano proprio quando comincia a scoprire le sue carte e a chiarire il ruolo del personaggio di Banderas nella vicenda. Evidentemente lo sceneggiatore Justin Stanley e il regista Brian Goodman hanno ritenuto non fosse abbastanza memorabile e lo hanno reso tale, certo, ma per i motivi più sbagliati.

Al secondo colpo di scena scopriamo cosa ci facesse lì il giovane vagabondo e ogni plausibilità della storia va a farsi benedire, picconata senza pietà dallo spunto con cui poi anche l’enigma poliziesco viene portato a casa. Non è tutto, anzi, non è ancora niente: la vera chiusa del film è incredibile. Non lo è come trovata in sé, ma per l’audacia di percorrere proprio quella strada, che lascia il pubblico a bocca aperta di fronte all’utilizzo di una scorciatoia così di comodo che è diventata ormai un tabù narrativo da parecchio tempo a questa parte.

Black Butterfly insomma non sarà un film imperdibile per i motivi qualitativi che uno spettatore spera sempre di trovare, ma vi assicuro che quei 20 minuti finali non li scorderete così facilmente. Sarà nei cinema italiani a partire dal 12 luglio 2017.

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