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Homeland 6x05: 2017, fuga da New York

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Non è facile per Carrie Mathison diventare la marionetta di un complotto politico. Chi c'è dietro all'attentato di New York? Homeland non vuole dircelo.

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New York è nel panico totale.
La Presidenza è in fuga, la CIA è in allarme. La città sembra riconoscere fantasmi del passato nel quinto episodio della sesta stagione di Homeland.
Il Casus Belli che da nome al titolo al nuovo capitolo – il motivo che potrebbe innescare una guerra – è l'attentato di Sekou Bah alla Grande Mela.

Un giovane musulmano ha lasciato esplodere una bomba nel bel mezzo delle strade della città. O perlomeno questo è ciò che qualcuno vuole far credere al popolo americano. 
Ed è qui che sorge l’idea (e probabilmente tutto il fulcro) della nuova stagione di Homeland. Quella della paura innescata dagli stessi ordini interni agli Stati Uniti per scatenare l’opinione pubblica contro il Medio Oriente. Tutto ciò che Sekou Bah rappresentava per Homeland è un espediente (un po’ come lo era stato Aayan Ibrahim nella quarta stagione).

Innocuo caos Vs. Pericoloso silenzio

Riuscirà Quinn a trovare la sua salvezza?

Durante l’episodio emerge un dettaglio che rende i prossimi capitoli della stagione ancora più interessanti: la registrazione che Carrie ha ricevuto per scagionare Sekou non proveniva dal suo contatto nell’NSA. La nostra protagonista è confusa, frustrata nel riconoscere che è stata usata da qualcuno per dare vita a un piano sconosciuto. Non è facile per Carrie Mathison essere trattati à la Carrie Mathison. 

Nel frattempo le paranoie di Peter Quinn tornano a galla in modo pericoloso. Quello che nasce come un adorabile tentativo di difendere Frannie dai giornalisti si trasforma in una tragedia. C’è tensione, perché Quinn è ormai fuori controllo, irrecuperabile. Ma c’è anche il dramma, perché Carrie sa che la situazione è più complicata di quanto sembri. A nulla servono i suoi tentativi di sistemare la faccenda: l’ex-soldato viene prelevato e portato via dalle Forze Speciali.

Parallela alle scene dinamiche e da cardiopalma di Quinn c’è la più statica linea narrativa del Presidente eletto Elizabeth Keane, che è nascosta non solo fisicamente, bensì anche metaforicamente. Agli occhi del popolo americano, infatti, la fuga del Presidente è vista come un atto di codardia. Qualcosa non va nel regno della Regina ed anche lei potrebbe essere vittima di un piano ben congegnato.

L'episodio si ramifica in due forze: il caos nato per errore di Quinn e la sospetta calma che circonda il Presidente Keane.

Se New York fosse una persona...

Carrie è divisa tra la sicurezza di Frannie e la fragilità di Quinn.

...sarebbe Carrie Mathison. Alla fine dell'episodio l'ex-spia è sola, al buio, in un appartamento distrutto – come lo è la città di New York. In un certo senso, la donna è la personificazione della Grande Mela. Come New York, Carrie ha già subito gravi lutti e come New York Carrie non è pronta ad affrontarne un altro.

Ed è proprio lei, nella scena finale, a raccogliere l’unica briciola di speranza: le foto sul telefono di Quinn confermano che la storia di Sekou è in qualche modo legata alla sua – e si tratta di un complotto molto più grande ed elaborato di quanto pensiamo. Perché chiunque ci sia dietro la macchinazione, è riuscito a legare le vite di tutti i personaggi della stagione. È tempo di dar vita ai sospetti e ai colpi di scena, mentre noi spettatori proveremo con ogni tassello a disposizione a comporre lentamente il puzzle.

Chi è la vera mente dietro l'attentato di New York?

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