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John Boyega critica Game of Thrones per l'assenza di persone di colore

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John Boyega contro Game of Thrones. L'interprete di Finn in Star Wars: Il Risveglio della Forza ha criticato la serie HBO per l'assenza di persone di colore.

John Boyega alla prima de Il Risveglio della Forza

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Mentre l'entusiasmo dei fan per il primo (attesissimo) episodio di Game of Thrones 7 è ancora alle stelle e non dà cenno di volersi attenuare, qualcuno a Hollywood ha qualcosa da obiettare sulla serie HBO.

In un'intervista a GQ, John Boyega ha puntato il dito contro la "creatura" di David Benioff e Dan Weiss per l'assenza di attori di colore.

Problema comune anche a un'altra saga fantasy, ovvero Il Signore degli Anelli, che l'attore ha coinvolto nella sua critica.

John Boyega contro Game of Thrones

Game of Thrones è una delle serie più acclamate della TV, ma John Boyega ha qualcosa da eccepire sulla sua presunta "perfezione". Per la star de Il Risveglio della Forza, lo show (come un'altra celebre saga fantasy cinematografica) presenta una grave mancanza:

Non ci sono persone di colore in Game of Thrones. Non vedi una sola persona di colore ne Il Signore degli Anelli. Non voglio pagare per vedere sempre lo stesso tipo di personaggi sullo schermo. Perché vedi persone con background e culture diverse ogni giorno. Anche se sei un razzista, devi conviverci. Noi possiamo agitare le acque.

In realtà, nella serie HBO ci sono due attori di colore, Nathalie Emmanuel (Missandei) e Jacob Anderson (Verme Grigio), e un'interprete di origini asiaticheJessica Henwick (Nymeria Sand). Mentre nella saga de Il Signore degli Anelli c'è sicuramente un attore appartenente una minoranza, il neozelandese di origine Maori Lawrence Makoare, ma impossibile da riconoscere sotto il pesante trucco dell'Orco Lurtz ne La Compagnia dell'Anello, del Re Stregone di Angmar e di Gothmog ne Il Ritorno del Re e di Bolg in La Desolazione di Smaug.

GoT: Missandei e Verme GrigioHDHBO
Missandei e Verme Grigio in Game of Thrones

Il problema della mancanza di diversità in Game of Thrones è stato affrontato dalla direttrice del casting, Nina Gold, in una recente intervista a Vanity Fair:

Anche si tratta di mondi fantastici, ci sono tribù, famiglie e dinastie. [...] Nei libri, i Targaryen sono bianchi, bianchissimi, e hanno capelli d'argento e occhi viola. Gli Stark sono persone ruvide, un po' come gli inglesi del nord. I Lannister hanno i colori dell'oro. Abbiamo voluto rappresentarli come nei libri. Non so davvero cosa dire in proposito, perché non è vero che non viene prestata attenzione alla diversità nei casting per la serie. Abbiamo dato una grande profondità ai personaggi di Missandei e Verme Grigio. Ho sempre creduto nell'importanza della diversità durante i casting e credo che lo abbiamo dimostrato. Non penso di dover difendere le nostre scelte.

Sull'argomento è intervenuto anche George R. R. Martin. Nel 2014, l'autore delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco ha risposto sul suo blog al commento di una giovane utente, che rimarcava la mancanza di diversità:

Westeros nel 300 a. C. circa non ha neanche da lontano la diversità dell'America del 21esimo secolo, ovviamente. Detto questo, in The Winds of Winter inserirò dei "personaggi di colore" con dei ruoli un po' più rilevanti. Certo, saranno personaggi secondari e terziari, ma con una certa importanza. Naturalmente, io sto parlando dei libri e tu della serie, che è un'altra cosa. Io credo che HBO, David e Dan stiano facendo del loro meglio per promuovere la diversità nello show, come dimostra la scelta dell'attore per Areo Hotah [il capitano delle guardie di Doran Martell, interpretato da Deobia Oparei, n.d.r.]. Hotah è un soldato, ma rappresenta anche un punto di vista nella storia e un guerriero coraggioso e leale.

Basteranno queste dichiarazioni a evitare che la miccia accesa da John Boyega si tramuti in un incendio?

Di sicuro, l'attore parla con cognizione di causa. La sua scelta per interpretare l'assaltatore ribelle FN-2187, chiamato Finn da Poe Dameron (Oscar Isaac), è stata molto contestata e, in un'intervista a V Magazine, ha risposto con fermezza alle critiche razziste:

La reazione negativa che c'è stata [per la decisione di portare sullo schermo un assaltatore di colore, n.d.r], non aveva motivo di essere. Sono nel film, che cosa avete intenzione di fare, a riguardo? Che vi piaccia o no. Non vi sto dicendo che dovete prepararvi al futuro, ma a qualcosa che sta già accadendo. 

John ha provato sulla sua pelle il pregiudizio e il punto di vista che porta è senza dubbio molto importante. Anche perché la recente dichiarazione di Spike Lee, secondo cui l'Oscar a Moonlight è stato un modo dell'Academy per chiudere le polemiche di #OscarsSoWhite e non un vero atto di accettazione delle minoranze, dimostra che la questione è più aperta che mai e che di strada da fare ce n'è ancora moltissima.

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